Thomas Doll, il centrocampista laziale che giocò per le due Germanie!

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THOMAS DOLL, LA GERMANIA EST E IL PROBLEMA “STASI”

Thomas Doll è stato un calciatore tedesco che abbiamo potuto ammirare negli anni ’90 a Roma, sponda Lazio. Nato il 9 aprile 1966 a Malchin, nella Germania Est, Doll iniziò a giocare nel Lokomotiv, la squadra della sua città che lo fece esplodere in 7 stagioni. A 13 anni si trasferì all’Hansa Rostock, una delle migliori squadre tedesche fino a quel momento che lo fece crescere in maniera esponenziale. Era un ottimo centrocampista che garantiva più quantità che qualità ma comunque poteva contare sui tiri dalla distanza, la sua specialità. Appena compiuti i 20 anni, nel 1986, arrivò l’esplosione definitiva con la maglia della Dinamo Berlino, il club più forte in patria fino a quel momento. Proprio a Berlino fu coinvolto in una serie di sospetti visto che era il giocatore che guadagnava più di tutti.

Un calciatore dell’Hannover, Jorge Kretzschmar, accusò Doll di essere stato, insieme ai compagni di squadra Tom e Rohde, uno stretto collaboratore della STASI, la terrificante polizia segreta della Germania Est. Secondo Kretzschmar, i tre ragazzi avrebbero fatto gli informatori segnalando alla polizia una serie di atleti che avevano intenzione di scappare in Occidente. Questa bufera venutasi a creare portò anche il padre di Thomas ad essere licenziato perchè accusato di avere troppe amicizie “nella parte tedesca sbagliata”. Con la Dinamo Berlino realizzò 39 gol in 99 partite, giocando più da trequartista che da mezz’ala offensiva. La grande esperienza gli valse la convocazione in Nazionale, nella vecchia DDR, la Germania Est.

In quella Nazionale però faticò ad emergere, sia per mancanza di personalità che per concorrenza. Di fatto, non venne convocato per il mondiale italiano del 1990, quello in cui la Germania salì sul tetto del mondo alzando la coppa. Dopo le 7 reti messe a segno con la maglia della Germania Est, nell’estate del ’90 andò a Ovest per vestire quella dell’Amburgo. A causa di diversi problemi fisici vide il campo poche volte ma comunque rimaneva un grande talento che doveva consacrarsi. Con l’abbattimento del Muro le offerte degli altri club aumentarono sempre di più e nel 1991, la Lazio di Zoff se lo aggiudicò per 13 miliardi di lire.

L’ESPERIENZA LAZIALE

Doll visse il passaggio del club biancoceleste dalle mani di Gianmarco Calleri a quelle del finanziere Sergio Cragnotti. Il tedesco arrivò inizialmente come rincalzo di Paul Gascoigne, centrocampista inglese che fece un mondiale strepitoso ma che purtroppo si spaccò il crociato. Proprio Gazza fu protagonista di un pianto in semifinale contro la Germania Ovest per via dell’ammonizione che gli fece saltare la finale 3° e 4° posto contro la nostra Italia, che vinse per 2-1. Sarà poi il Ds Regalia, su consultazione con Cragnotti, a prendere l’iniziativa nel portare il 25enne tedesco a Roma. Doll arrivò in una squadra in rampa di lancio, con Zoff in panchina, e solamente due stranieri in squadra: Riedle, suo connazionale, e Ruben Sosa.

Il suo primo gol arrivò ad Ascoli in una roboante vittoria per 4-1. La prima stagione fu di assoluto livello con 31 presenze e 7 gol in campionato, a cui si aggiunge 1 rete in Coppa Italia. Il tedesco era decisamente la stella di quel centrocampo, che non poteva contare su grandi nomi se non il capitano Gabriele Pin, mediano roccioso che però aveva compiti diversi rispetto a Doll. Era una formazione che peccava di qualità, sia in mezzo al campo (a parte Thomas), sia in difesa. L’attacco era retto dai gol di Ruben Sosa, che però era più una seconda punta che un vero 9, dunque non poteva garantire valangate di reti. Quella stagione i biancocelesti la chiusero al 10° posto, in lizza con i risultati ottenuti.

LA FAVOLOSA STAGIONE 92-93

Il salto di qualità la Lazio lo fece per la stagione 92-93, quando cambiò la regola sugli stranieri: quattro se ne potevano tesserare. Cragnotti incominciò a sborsare soldi e arrivarono Signori, Winter, Gascoigne e Fuser come acquisti top. Zoff ridisegnò il suo 11 e mise fuori Riedle, giocatore che peccava tremendamente con la palla tra i piedi visto che sfruttava maggiormente la sua abilità nel gioco aereo e nel far sponda ai propri compagni. Doll fece un girone d’andata strepitoso, diventando punto fermo della nazionale, che lo convocò per una serie di amichevoli durante l’anno in vista degli Europei. Quello di ritorno sarà agrodolce per il centrocampista, visto che Zoff tornò a dar fiducia a Riedle in modo da avere più peso offensivo insieme a Signori, che si prese la classifica cannonieri con 26 gol.

Dopo qualche passaggio a vuoto verso metà campionato, Zoff riportò la squadra in Europa dopo 15 anni con uno storico 5° posto che valse l’accesso in Coppa Uefa. Con la maglia della “Germania unificata”, Doll disputò un ottimo europeo contribuendo a far arrivare la Nazionale in finale poi persa contro la Danimarca. Nel 94′ lasciò la Lazio per tornare in Germania, all’Eintracht Francoforte. Quell’esperienza fu l’inizio del tramonto per la sua carriera, anche perchè i diversi problemi al menisco lo tennero fuori dal campo per diverse settimane. In una stagione e mezzo metterà a referto 22 presenze con sole 2 reti. Due anni più tardi tornò in Italia, in quel Bari di Fascetti che fece una storica promozione in A.

Con la fascia da capitano impressa sul braccio, Doll portò quell’esperienza utile ai Galletti per tornare nel massimo campionato. Dopo 44 gare e 4 reti con la maglia barese decise di fare ritorno all’Amburgo, dove restò per 3 stagioni prima di dire definitivamente addio al calcio giocato nel 2001. Sarà per sempre il primo giocatore ad aver giocato per le due Germanie.

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