Quella volta che la Juventus multò i giocatori per aver perso 5-1 a Pescara!

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LA JUVENTUS 1992/93

La Juventus 1992/93 si presentò ai nastri di partenza della stagione con un corposo rinnovamento della rosa. Trapattoni venne riconfermato dopo un’annata non troppo positiva visto il grande distacco che ci fu dal Milan campione d’Italia. La maggior parte di quei calciatori era a fine ciclo, dunque era necessaria una rivoluzione. Il centrocampo, specialmente, assistette ad un profondo cambiamento con elementi di grande qualità: arrivarono Dino Baggio, David Platt e Andreas Moller. Per l’attacco la scommessa fu un giovane Fabrizio Ravanelli, fattosi notare nelle serie minori tra Reggiana, Avellino, Perugia e Casertana. Il colpo da 90 però fu indubbiamente Gianluca Vialli, strappato per 30 miliardi alla Sampdoria, uno degli attaccanti italiani più forti in circolazione fino a quel momento.

La difesa rappresentava il reparto più debole e gli acquisti del giovane Sartor, prelevato dal Perugia per 1 miliardo di lire (cifra folle per un minorenne), e di uno sconosciuto Moreno Torricelli lasciarono più di qualche perplessità. Nonostante fossero gli anni del Milan di Don Fabio Capello, Trapattoni poté contare su una signora squadra. La Juventus, manco a dirlo, era una grande candidata al titolo insieme ai rossoneri ma i troppi sali e scendi indirizzarono fin da subito lo scudetto nelle mani del Milan. Per combattere fino alla fine non bastarono neanche le 21 reti di Roberto Baggio, autore di una stagione strepitosa dal punto di vista fisico e tecnico.

La squadra di Trapattoni chiuse al 4° posto dietro a Milan, Inter e Parma. L’assenza per buona parte di stagione di Julio Cesar portò grandi difficoltà nel pacchetto arretrato, orfano di una guida tecnica e temperamentale. Anche i rendimenti di Moller e Platt furono sotto le aspettative di tutti. Ben più esaltante il cammino in Coppa Uefa, poi vinta ai danni del Borussia Dortmund.

PESCARA-JUVENTUS E UNA MULTA DI TROPPO

In quell’annata ci fu un episodio davvero particolare. Il 30 maggio 1993, a campionato finito e con lo scudetto andato, la Juventus fece visita ad un Pescara già retrocesso. Trapattoni aveva rivoluzionato anche il modo di giocare con un 3-4-2-1 poco speculativo e tanto discutibile. I diversi giocatori schierati fuori ruolo e un gioco che non si elevava mai portarono diversi mugugni sia in società che nella tifoseria. L’anno seguente, infatti, la situazione precipitò con l’esonero a fine stagione. Gli 11 che scesero in campo all’Adriatico furono questi: Peruzzi in porta, Carrera, Kohler e Cesar in difesa; Marocchi, Conte, Galia e Di Canio a centrocampo; in avanti Baggio e Moller a ispirare “Penna Bianca” Ravanelli.

Il Pescara invece si schierò con Marchioro tra i pali, Alfieri, Sivebaek, Dicara e Nobile in difesa; Palladini, Dunga, Allegri e De Juliis a centrocampo; Borgonovo e Compagno in attacco. A guidare i Delfini ci fu Vincenzo Zucchini, che poco più di due mesi prima aveva preso il posto di Giovanni Galeone. Più che una partita sembrava di assistere ad un’amichevole, visto che la valenza era pressoché nulla. Solo la faccia si poteva salvare. Dopo due minuti Ravanelli portò in vantaggio la Juve con un gran sinistro da venti metri. Sembrava l’inizio di una goleada e invece i padroni di casa vollero regalare un’ultima gioia nella massima categoria ai tifosi.

Incominciarono ad alzare il ritmo imponendo il proprio gioco e schiacciando i bianconeri. Alla mezz’ora venne punito un fallo di mano di Kohler con un calcio di rigore, puntualmente trasformato da quel Max Allegri che 25 anni anni dopo farà la storia della Juventus ma da allenatore. Dopo essere andati all’intervallo in parità, nel secondo tempo la Juve provò a dare l’affondo decisivo ma la giornata No di Baggio mischiata alla scarsa vena realizzativa dei cannonieri non sbloccò il risultato.

L’EPILOGO DI PESCARA-JUVENTUS E LA MULTA DA 25 MILIONI

Al quinto minuto della ripresa Stefano Borgonovo completò la rimonta con una splendida rovesciata da calcio d’angolo. La squadra di Trapattoni si imbambolò non capendo più nulla e ad approfittarne furono i Delfini, che continuarono ad attaccare a più non posso. Neanche 10 minuti più tardi e un tiro di Allegri da fuori venne rimpallato da Carrera finendo in porta. All’inizio sembrava che la palla fosse uscita ma il guardalinee spiegò che il gol fosse valido per via del buco in fondo alla porta. 3-1. Un incubo per Baggio e compagni. La Juventus perse la testa e Andy Moller si fece cacciare dopo un fallo di reazione senza alcun senso. Il poker lo realizzò il giovane Antonio Martorella e la cinquina Palladini a tempo scaduto.

Una figuraccia dei bianconeri. Un risultato mai accaduto prima. I Delfini salutarono la Serie A a testa altissima, mentre la Juventus si dovette leccare le ferite. Per i giocatori la stagione era finita 10 giorni prima con quella vittoria in Coppa Uefa, ma il Trap e il presidente Boniperti non tollerarono nessuna scusa. Decisero per punizione di decurtare a ogni calciatore 25 milioni di lire dal premio stabilito per la vittoria della coppa. Qualcuno, fra gli assenti, pensava di farla franca. Il caso riguardava David Platt, impegnato in quelle settimane con la nazionale inglese, e Dino Baggio, che si era rotto un piede nella rifinitura del sabato a Pescara.

E invece nessuno dei giocatori poteva considerarsi salvo da quella multa. Riguardava tutti. D’altronde giusto così. Come i premi vengono dati ad ogni componente della squadra, inclusi quelli che non sono scesi in campo, anche le punizioni devono essere distribuite senza eccezione. Si chiama correttezza!

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