Quel giorno in cui Sergio Brio fu attaccato da un cane lupo a bordocampo!

sergio brio cane lupo

SERGIO BRIO E IL CANE LUPO

Sembra una di quelle storie romantiche tra un cane e il suo padrone ma la realtà delle cose è che si tratta di tutt’altro. Inutile perdere tempo sulla figura di Sergio Brio e di ciò che ha rappresentato per i colori bianconeri. Un uomo d’acciaio, lo stopper per antonomasia del calcio italiano degli anni ’80, il pilastro della grande Juventus trapattoniana e non solo. Insomma, Brio se non fosse riuscito a diventare calciatore probabilmente sarebbe diventato un istruttore di boxe, vista l’energia e la rabbia con cui affrontava gli attaccanti avversari. Ma oltre agli storici duelli con Roberto Pruzzo, l’ex centrale juventino dovette fare i conti un giorno con un cane lupo a bordocampo. Era il 6 marzo 1983 e allo stadio Olimpico di Roma andava in scena un attesissimo match di campionato, anzi, uno scontro al vertice: Roma-Juventus, una delle partite più sentite di quegli anni.

La “Maggica” ci arrivò da capolista con 5 lunghezze sulla Vecchia Signora. 5 punti punti che, alla settima giornata del girone di ritorno, erano oro colato. Nell’anfiteatro dell’Olimpico si presentò il classico pubblico delle grandi occasioni, con i tifosi giallorossi che reclamarono i propri gladiatori a fare una partita perfetta. Battere la Juve avrebbe teoricamente consegnato lo scudetto. La cornice fu magnifica, quasi tutto il mondo era sintonizzato su quel Roma-Juventus. 905 i milioni di incasso. Il Barone Liedhom rivoluzionò l’11 titolare lasciando in panchina i titolari Iorio, Maldera e incredibilmente il centrocampista Herbert Prohaska. Al loro posto giocarono Nappi, Righetti e Valigi.

Per il Trap esisteva un solo motto: “squadra che vince non si cambia” e dunque davanti a Zoff ci fu il classico trio Scirea, Cabrini e Brio. Infine non poterono mancare gli infaticabili Bonini e Gentile a sorreggere il talento di Bettega, Tardelli e Platini alle spalle di Boniek e Paolo Rossi.

LA PARTITA

La partita fu sin da subito tesa. La qualità dei bianconeri si scontrò con la fisicità dei giallorossi, praticamente impermeabili in difesa. Il primo tempo finì a reti bianche, con la paura che regnava sovrana. La classica partita “tattica”. La squadra di Liedhom partì subito forte nella seconda frazione e Falcao trasformò la noia in spettacolo con una giocata sensazionale a smarcare Bruno Conti che col sinistro sparò a lato. Fu la scintilla che fece esplodere la gara. Al 58′ Pruzzo dovette uscire in barella dopo un infortunio, al suo posto entrò Iorio. 5 minuti più tardi la Roma trovò il vantaggio con la zuccata di testa di Falcao (migliore in campo) dopo una pennellata da punizione del solito Bruno Conti.

Ogni tifoso giallorosso sentiva già il profumo del secondo scudetto. La Juventus non riuscì a reagire. I giocatori furono completamente travolti dalla fisicità dei padroni di casa e dal boato dell’Olimpico. Di Bartolomei e Ancelotti sfiorarono diverse volte il raddoppio che avrebbe definitivamente chiuso la partita ma, come spesso accade, basta un minimo per subirlo. Andò proprio così. Al primo ribaltamento di fronte i bianconeri usufruirono di un calcio di punizione battuto da Platini in maniera favolosa: palla all’angolo con Tancredi immobile e 1-1. Una “foglia morta” che racchiuse tutto il talento di Le Roi.

I padroni di casa subirono mentalmente il contraccolpo del pareggio e non ressero i minuti finali. All’86’ la Juve si buttò in avanti per l’arrembaggio finale, Platini raccolse un pallone in area e lo scodellò nel cuore di essa trovando la capoccia di Brio. Il gigante salentino svettò più in alto di tutti realizzando il gol dell’1-2 con proteste veementi da parte dei romanisti per un presunto fuorigioco del francese al momento del cross.

L’AGGRESSIONE DEL CANE LUPO

La Juve espugnò l’Olimpico e ridusse sensibilmente lo svantaggio in classifica portandosi a -2. Ciò che successe al ritorno negli spogliatoio fu incredibile. A spiegarlo fu proprio l’autore del gol vittoria Brio: “Giampiero Galeazzi mi stava intervistando a bordo campo quando si è avvicinato un poliziotto con un cane lupo. Non so bene come è stato possibile, ma mi ha dato un gran morso alla coscia. Negli spogliatoi mi hanno fatto l’antirabbica, ma i romanisti erano preoccupati per il cane.”

Il primo morso di quel cane fu alla caviglia ma il numero 5 riuscì con una tacchettata ad allontanarlo. In tutto ciò il poliziotto lo perse dal guinzaglio e l’animale si ripresentò davanti a Brio mordendogli la coscia. Probabilmente cercava uno scudetto, che alla fine arrivò nella Capitale a fine stagione.

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