Quando Trapattoni fece ammonire in maniera folle Antonio Cabrini

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ANTONIO CABRINI, IL GREGARIO DI TRAPATTONI

Chi ha vissuto fino in fondo gli anni ’80 di calcio italiano, non avrà dubbi a dichiarare quanto Antonio Cabrini sia stato il giocatore di riferimento. Non tanto a livello di “bandiera”, visto che quella veniva rappresentata già da Gaetano Scirea, ma a livello di personificazione. Era un po’ il personaggio folkloristico dell’epoca; bello, amatissimo dalle donne, carattere da “burlone” e una forza dirompente in qualsiasi ruolo venisse schierato in campo. Nato come ala sinistra nelle giovanili della Cremonese, il tecnico Nolli lo reinventò terzino sinistro. Cabrini era un multitasking del pallone: giocava da numero 10 quando occorreva, rubava palla, entrava in tackle come uno stopper e spingeva come un treno. All’epoca si diceva terzino di “sganciamento”, ovvero colui che appena scaricata palla partiva a razzo verso il fondo della metà campo avversaria per poi ricevere e crossare in mezzo.

Ma il pregio più grande che aveva Cabrini e che tutti gli altri suoi colleghi di reparto non avevano, era il fiuto del gol. Con l’evoluzione che ha avuto il calcio di oggi, è già più normale vedere dei laterali bassi andare a segno, ma quando vigeva la “zona”, difficilmente si vedeva un terzino segnare. Bene, Bell’Antonio è andato oltre a questa legge, visto che con 9 gol in 73 partite è il difensore più prolifico nella storia della nazionale italiana. Nel 1975 passò da Cremona a Bergamo per giocare con l’Atalanta, che nel frattempo l’aveva acquistato in compartecipazione con la Juventus. Nell’unica annata con la maglia neroazzurra Cabrini disputò un più che positivo campionato di Serie B. Nell’estate 1976, invece, andò a vestire la maglia bianconera, quella con cui passò praticamente il resto della sua carriera diventandone un gregario.

L’EPISODIO CONTROVERSO DELL’AMMONIZIONE

L’inizio della stagione 76/77 per la Juventus fu contraddistinta da uno svariato scetticismo in merito alla campagna acquisti. Le cessioni di Fabio Capello e Pietro Anastasi non vennero viste dalla piazza di buon occhio, anche perchè i sostituti furono Boninsegna e Benetti. Alla fine, Giampiero Boniperti ci fece un affare, visto che quella squadra disputò una delle migliori annate di sempre con la conquista del campionato e della Coppa Uefa. Insomma, era l’inizio del lunghissimo ciclo vincente di Giovanni Trapattoni. L’episodio più controverso della stagione accadde il 13 febbraio 1977 al Comunale durante una partita contro la Lazio, vinta per 2-0. Cabrini, a 19 anni, era al suo debutto assoluto in Serie A. Per quasi tutta la partita non sentì tremare le gambe, anzi, giocava come un 30enne.

Ad un certo punto venne fischiata una punizione a favore dei biancocelesti e il giovane terzino si mise in barriera davanti al pallone a nove metri. Prima che la squadra di Luis Vinicio battesse il calcio da fermo, Trapattoni richiamò Cabrini con un fischio facendoli segno di avanzare in maniera furba. Antonio, davanti alle richieste di un allenatore che ne ha viste tante, obbedì ciecamente agli ordini. Ma, nel momento in cui il nativo di Cremona si sganciò dalla barriera per avvicinarsi il più possibile al punto di battuta, l’arbitro lo vide platealmente, sanzionando il gesto irregolare con una ammonizione. A quel punto il Trap si infuriò con il direttore di gara recitando una sceneggiata da manuale. Insomma, l’esordio di Cabrini fu unico: quale altro allenatore ha fatto redarguire un suo giocatore dall’arbitro con il cartellino giallo?

Era una di quelle classiche prime volte che non si scordano mai. Nonostante ciò, Bell’Antonio registrò 7 presenze, un gol e un titolo di campione d’Italia a fine stagione. Fu solamente l’inizio di 13 anni leggendari con la casacca bianconera, conclusi con la fascia da capitano.

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