Le tre apparizioni in Serie A del Legnano con un record da ultimo posto!

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BREVE INTRODUZIONE DEL LEGNANO, DALLA NASCITA ALLA SERIE A

Avete presente il detto “l’importante non è vincere ma partecipare”? Ecco, non c’è altra frase che tenga per raccontare la storia del Legnano in Serie A. Un’esperienza che sancì un record nella storia della massima categoria a girone unico visto che fu l’unica squadra in tre apparizioni ad essersi piazzata sempre all’ultimo posto della classifica. Non ci fu neanche la magra consolazione di agganciare la penultima a pari punti. Insomma, la classica coda del carro. Ma andiamo per gradi. Il Legnano calcio vide la luce il 1° gennaio 1913, anche se non c’è traccia nei documenti d’archivio della sua reale data di fondazione. Figura di grande rilievo fu il presidente Aldo Visconti, che incominciò ad assestare la squadra sancendo anche il colore sociale che da li in poi non sarebbe stato più cambiato: il lilla.

Il primo grande successo della squadra avvenne nella stagione 1920/21, quando si laureò campione di Lombardia di 1° categoria nonostante ci fossero squadre più blasonate come Milan e Inter. La struttura calcistica di allora era spesso soggetta a modifiche legate alla formula dei campionati, condizionati dal numero di squadre partecipanti che risultava essere eccessivo per svolgere le intere partite nell’arco di qualche mese. Il Legnano, comunque, poté vantarsi di essere una delle prime squadre di Serie A a rappresentare una città non capoluogo di provincia. Questo portò grande visibilità ai lilla che, stando alle fonti, vennero considerati i più forti per quella stagione.

La prima edizione della Serie B (1927/1928) fu storica per i legnanesi, che si classificarono al secondo posto nella Pima Divisione Nord salvo poi essere ripescati in estate nella Divisione Nazionale (massima serie), complice l’allargamento a 32 squadre e la scomparsa dell’Unione Sportiva Milanese.

L’ULTIMO POSTO IN SERIE A

Al loro debutto nella più alta competizione nazionale, i lombardi misero insieme un bottino misero (19 punti in 34 partite), ma furono capaci di togliersi alcuni sfizi come quello di pareggiare in casa contro l’Ambrosiana e la Roma. Grande vittoria invece arrivò contro il Napoli nella gara di chiusura del campionato. Il Legnano, in quegli anni, poteva vantare giocatore molto forti. L’ala Giorgio Cidri, croato ma naturalizzato italiano, e l’attaccante Tullio Aliatis furono i migliori marcatori della squadra con sei reti a testa. La prima esperienza in A si concluse con un ultimo posto a causa della scarsa incisività del proprio attacco: le sole 30 reti fatte furono troppo poche per salvarsi. 71, invece, furono quelle prese, le stesse del Livorno, altra squadra retrocessa.

Per la stagione 29/30 il Legnano risalì subito in A dopo aver concluso il campionato cadetto al 2° posto. La permanenza nella massima serie riservò per la seconda volta un ulteriore ultimo posto; sembrava veramente una maledizione. Da quel momento passarono una ventina d’anni di anonimato tra la B e la C, categoria da cui riemerse nel periodo post-bellico grazie ad un ripescaggio d’ufficio. I lombardi incominciarono a rafforzarsi in termini di organico nei primi anni ’50, andando a prendere giocatori pronti e che fossero a pieno regime in termini di salute visto che gli strascichi della seconda guerra mondiale non erano ancora stati superati.

Il secondo posto raggiunto nell’annata 1950/1951 valse al Legnano una nuova opportunità di mettersi in mostra nel massimo campionato nazionale. Il presidente Pino Mocchetti volle rompere il trend delle esperienze precedenti e incominciò a trasmettere inquietudine nei giocatori, consapevoli che retrocedere ancora avrebbe sancito un fallimento vero e proprio.

L’AGGRESSIONE DEI LEGNANESI ALL’ARBITRO

Dopo un girone d’andata vissuto con grosse difficoltà, alla prima giornata di ritorno i tifosi legnanesi si contraddistinsero in negativo per uno spiacevole episodio. A subirne fu l’arbitro di Legnano-Bologna, Bruno Tassini. Il direttore di gara, dopo aver decretato un calcio di rigore per gli ospiti negli ultimi minuti, venne aggredito al ritorno negli spogliatoi. I tifosi lilla spaccarono le recinzioni superando le forze dell’ordine e raggiunsero Tassini, che venne difeso in tempo. Ma non finì li. Il fischietto veronese venne aggredito successivamente alla stazione centrale di Milano, riportando la rottura di otto denti. Le conseguenze dell’episodio furono la sconfitta a tavolino per 2-0 e la pesante squalifica.

La formazione guidata da Innocenti scivolò in ultima posizione retrocedendo per la seconda volta in Serie B. Al di là dell’episodio, poche furono le altre note liete della stagione. L’ala Bruno Mozzambani, che quell’anno avrebbe conosciuto l’ultima delle sue sei annate in maglia lilla, fu in grado di segnare 9 volte in 31 partite. Non andò neanche male lo svedese Palmes, messosi in evidenza con la propria nazionale ai mondiali del ’50. Il centrocampista siglò 6 gol in 32 presenze e dopo ben 7 campionati al Legnano passò alla Juventus, dove venne schiacciato dalla presenza insostituibile di Boniperti e Sivori. Meno celebrato di altri fu l’altro svedese, Eidefjall, autore di 29 partite e solo 2 segnature.

LA TERZA ED ULTIMA ESPERIENZA IN SERIE A DEL LEGNANO

Dopo lo spareggio vittorioso in B contro il Catania, i lombardi si presentarono ai nastri di partenza della Serie A 1953/54. Il cammino fu diverso. La squadra era più coraggiosa e consapevole della propria forza. I lilla rimasero in corsa per la salvezza sino all’ultima giornata, che li vedeva appaiati a pari punti con Spal, Palermo e Udinese. Dopo un tira e molla finale, vennero condannati dal pareggio esterno ottenuto a Novara e complice la vittoria delle altre tre squadre in questione, il Legnano retrocedette per la terza volta sempre in ultima posizione. Nonostante il morale negativo dei ragazzi di mister Galluzzi, la categoria venne abbandonata a testa alta per via dei risultati con le grandi.

L’Inter, che a fine stagione si sarebbe aggiudicata il titolo, venne fermata dai lilla sia all’andata che al ritorno. Juventus, Milan e Roma non riuscirono ad espugnare il Pisacane (lo stadio) venendo anch’esse fermate sulla parità. Addirittura il Napoli venne sconfitto tra le mura amiche per 1-0. A condannare i legnanesi furono le troppe sconfitte rimediate negli scontri diretti, che costarono il saluto alla Serie A. Le eccellenze di quell’anno furono Luciano Lupi e Nereo Manzardo, fortissima ala sinistra che segnò 11 volte su 32 occasioni. Si segnalarono anche buone prestazioni di Motta (8 reti in 32 gare), Sassi (7 su 29) e Bercarich (6 su 24).

IL FALLIMENTO

Da quel momento iniziò un lungo declino per il Legnano, che non vedrà più il massimo campionato. I punti più alti raggiunti nelle categorie inferiori furono rappresentati dal quinto posto nella C unica del 1969/70 e dal settimo posto nella C1 del 2007/2008. Nel 2010 un ingente indebitamento portò i lilla al fallimento. La società sparì nella stagione 2010/2011 non venendo sostituita da nessuna compagine. Il calcio a Legnano tornerà dopo un anno, per la stagione 2011/12. Oggi milita in Serie D. Detto ciò, il record di ultimi posti difficilmente potrà essere battuto, rimane solo il fatto di averci partecipato.

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