La radiolina per ascoltare Tutto il calcio: l’appuntamento della domenica

radiolina tutto il calcio

LA RADIOLINA E TUTTO IL CALCIO: UNA COMPAGNA FISSA DELLE DOMENICHE

Una scatola di platica con inserti di metallo, la maggior parte delle volte di color grigio, di dimensioni variabili e che rientra in quella categoria di oggetti “tascabili” perché maneggevole e facile da trasportare. Tradotto: la radiolina. Oggetto che ha rappresentato un pezzo di storia del calcio, essendo stata da settembre a maggio compagna fissa delle domeniche di pallone per milioni di appassionati. In primis per il popolo degli stadi, con occhi e cuore rivolti alla partita ma con le orecchie sintonizzate al transistor per gli aggiornamenti degli altri campi. La radiolina andava di pari passo con le partite in contemporanea, tutte di domenica pomeriggio. Con gli orari di inizio che seguivano le stagioni e quindi variavano a seconda della posizione del sole e dell’ora legale. Un calendario a misura di giocatore che a volte era ostaggio per le società.

Tuttavia c’erano delle eccezioni. Una di queste riguardava le feste comandate. Per Pasqua di solito non si giocava e l’intera giornata veniva spostata al Sabato Santo, unico giorno aliturgico per la tradizione cristiana, quindi senza messe e perfetto per la celebrazione del sacro rito della partita. Un’altra eccezione riguardava le richieste di anticipi o posticipi in casi di impegni ravvicinati tra coppe europee e campionato, con possibili effetti a catena. Successe, ad esempio, per l’ultima giornata della stagione 1966-67 con lo scudetto conteso tra Inter e Juventus, separate da un punto. I nerazzurri, impegnati il 25 maggio 1967 nella finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic, chiesero di posticipare la partita con il Mantova (prevista per il 28 maggio) al 1° giugno, un giovedì. La richiesta venne accolta con lo spostamento automatico alla stessa data di Juventus-Lazio.

LE ALTRE PARTITE SPOSTATE

Oltre alla lotta per il tricolore, però, c’era anche quella per la salvezza. Così, vennero spostate al 1° giugno ben cinque partite sulle nove d’ordinanza. Alla fine il posticipo non servì alla Beneamata per recuperare energie fisiche e mentali necessarie a contenere il sorpasso bianconero. I nerazzurri persero a Mantova, complice il proprio portiere Giuliano Sarti, beffato da un tiro-cross di Beniamino Di Giacomo che finì in rete. L’errore lo sconvolse a tal punto che, in un misto di rabbia e disperazione, prese a testate il palo della porta. Lo scudetto fu della Juventus, vittoriosa per 2-1 contro la Lazio che retrocesse. Il gol decisivo fu di Giancarlo Bercellino, spostato ala dopo un infortunio.

TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO

Non ci fu nessun posticipo, invece, sei anni dopo quando il Milan, uscito vittorioso in Coppa delle Coppe mercoledì 16 maggio 1973, non ottenne nessuna deroga per l’ultimo turno di campionato previsto per la successiva domenica 20 maggio. Furono 90 minuti delicatissimi, con i rossoneri alla caccia del decimo scudetto primi a quota 44 e Lazio e Juventus a 43. Nereo Rocco fece di tutto per convincere i dirigenti a richiedere di posticipare la partita, ma non trovò l’accoglienza desiderata. Qualcuno tirò fuori pure la scaramanzia in riferimento alle vicende nerazzurre di Mantova. La richiesta alla fine fu protocollata presso gli uffici della Lega Calcio, ma la risposta non poté che essere negativa.

Il finale diventò un mix di pathos ed emozione, con il Milan di un giovane Trapattoni in panchina (Rocco squalificato e il vice Cesare Maldini indisponibile) che affondò sotto i colpi di Zigoni e Sirena in quella che passò alla storia come la Fatal Verona.

Finì 5-3 per i gialloblù. Lo scudetto andò sul petto della Juventus, che vinse 2-1 sulla Roma con gol decisivo al minuto 87. La Lazio arrivò terza dopo aver perso a Napoli. “Il pallone è rotondo, ma rotola sempre dalla stessa parte”, dichiarò Gianni Rivera nel post-partita. Questa intrigante storia delle partite tutte di domenica alla stessa ora finì il 23 agosto 1993 con il primo posticipo serale trasmesso dalla Pay Tv Tele+: Lazio-Foggia 0-0. Da lì, nulla sarà più come prima. Ritornando alla famosa radiolina, Tutto il calcio minuto per minuto possiamo dire che è stata la trasmissione più cult del mondo del pallone. Un appuntamento fisso che ancora oggi è in splendida forma grazie ai vari Francesco Repice, Giuseppe Bisantis, Giovanni Scaramuzzino e Filippo Corsini.

IL GRANDE SUCCESSO

Negli anni ’70 e ’80, però, Tutto il calcio raggiunse vette celestiali (25 milioni di radioascoltatori), per ricordi indelebili nella memoria di chi ha vissuto quei momenti. All’epoca erano parole e racconti, descrizioni e narrazioni. Marino Bartoletti, ideatore del programma TV Quelli che il calcio (primo mix tra radiocronache e televisione), lui le partite le “vedeva” alla radio. Così come tutti noi, condannati a questa punizione del regime di monopolio della Rai che acquistava i diritti televisivi per non farci vedere nulla. La radio era libertà, esigenza. L’unico canale per poter partecipare ad una festa di 90 minuti, più l’intervallo. Uno strumento in grado di far spaziare la nostra immaginazione su un rettangolo verde che non vedevamo.

LA NASCITA

Tutto il calcio minuto per minuto nacque ufficialmente il 10 gennaio 1960. I suoi padri fondatori furono Sergio Zavoli, Roberto Bortoluzzi e soprattutto Guglielmo Moretti, che prese spunto da una trasmissione radiofonica francese sul rugby e immaginò una sua versione calcistica. Alla 14° giornata del campionato di Serie A, il big match era tra Milan e Juventus. A San Siro c’era un freddo glaciale e il primo tempo si chiuse sul punteggio di 0-0. La radiocronaca della ripresa fu affidata a Nicolò Carosio. Il fatto, però, fu che quella domenica ci furono altri due collegamenti: uno con Enrico Ameri per Bologna Napoli, l’altro con Andrea Boscione per Alessandria-Padova. Dallo studio di Milano Roberto Bortoluzzi coordinava le operazioni, comunicando le variazioni dei risultati dei campi non collegati. Il suo “Gentili ascoltatori buongiorno” diventerà l’apripista della trasmissione per ventisette anni.

L’azienda triestina di produzione di liquori fondata da Lionello Stock nel 1884, affiancò la trasmissione al suo esordio. Un connubio che durerà per molti anni, essendo una delle prime esperienze di sponsorizzazione. Dopo il cinguettio dell’uccellino c’era lo spot d’apertura: “La Stock di Trieste, famosa nel mondo per i suoi brandy, vi invita all’ascolto di Tutto il calcio minuto per minuto”. In coda lo speaker concludeva con: “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock; se ha perso, consolatevi con Stock”. Dopo qualche tempo lo slogan venne integrato anche con l’ipotesi del pareggio, sciogliendo ogni dubbio a riguardo. Gli spot del liquore venivano poi diffusi via altoparlante in tutti gli stadi, mentre a bordo campo campeggiavano i pannelli pubblicitari gialli e blu con la scritta del brandy. Calcio e Stock. Non solo radio, ma anche un curioso riconoscimento per i cannonieri degli ultimi sei minuti.

IL PREMIO STOCK

Si chiamava Premio Stock 84, di metà anni ’70. Ebbe vita breve, quattro edizioni e uno specialista a sorpresa: Livio Luppi del Verona. Tornando alla radio, Tutto il calcio ebbe successo in tempo breve. La formula si dimostrò subito vincente, catturando attenzioni e suscitando emozioni.

LE PRIME INTERRUZIONI

Col tempo arrivarono le prime interruzioni. Successe nella stagione 1961-1962, durante un Inter-Roma. Era il 31 dicembre e le partite stavano per finire. All’improvviso irruppe San Siro: “Scusa, è Ameri. La Roma è passata in vantaggio a Milano al 35′  del secondo tempo! Ha segnato Pedro Manfredini”. Fu la svolta decisiva, quella che rese mitica la trasmissione. Le interruzioni incominciarono a dare il sale ad un piatto già di per sé saporito per un menù che col tempo si sarebbe arricchito nel tempo e che avrebbe continuato a regalare agli ascoltatori emozioni a non finire. Fino al 1969 Tutto il calcio venne sospeso nelle ultime quattro giornate, per il timore che le notizie dagli altri campi avrebbero potuto condizionare la regolarità delle partite. Dal 1969-70, la radio fece vivere in diretta momenti di altissima tensione per finali thrilling di campionato che si susseguivano di stagione in stagione.

Fino al 1977 le radiocronache iniziarono con i secondi tempi. Dei primi 45 minuti non si sapeva nulla. Il martirio iniziava dal primo giro dei collegamenti con i vari Ameri, Ciotti Provenzali, Pasini, Ferretti e Beppe Viola. Da 1977-78, tutta la partita venne fatta ascoltare alla radio, anche se su canali diversi. Il primo tempo sul Due, con Mario Giobbe; la ripresa sull’Uno con Bortoluzzi e poi si ritornava sul Due per i commenti e le interviste negli spogliatoi. Nel 1981 il programma andò in onda anche in FM e in stereofonia. Nel 1990, invece, venne trasmesso dall’inizio alla fine su un unico canale, Radio 1. Enrico Ameri e Sandro Ciotti furono le colonne portanti: la velocità del primo si accasava al linguaggio rivoluzionario del secondo. La professionalità del più “brasiliano dei radiocronisti” (così definito da Altafini) e la bella vita del figlioccio di Trilussa.

LA RADIOLINA E LE FRASI CELEBRI IN TUTTO IL CALCIO

Amici e nemici per una stagione intera. “Scusa Ameri”, l’espressione più gettonata di sempre. “Clamoroso al Cibali”, attribuita a Ciotti, quella diventa di uso comune. Tutto il calcio minuto per minuto ha regalato tantissimo, grazie soprattutto alle radioline, sparse ovunque. Specialmente in campo. E chi meglio del secondo portiere poteva avere questo compito così delicato e fondamentale di dare aggiornamenti degli altri campi? Lui c’era sempre, cascasse il mondo.

LEGGI ANCHE: 24 SETTEMBRE 1975: QUANDO IN ITALIA VENNE ABOLITO IL NERO PER I PORTIERI

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo

Hidetoshi Nakata Juventus Roma

Hidetoshi Nakata, l’eroe giapponese di quel Juventus-Roma 2000-01

Maradona Argentina debutto

Il debutto di Maradona con l’Argentina nell’amichevole con l’Ungheria