La favolosa quaterna siglata da Marcelo Otero alla Fiorentina

MARCELO OTERO, L’EROE DI VICENZA

A metà degli anni ’90 italiani; un periodo ricco, felice, ma anche un po’ illusorio in cui stava incastonata una squadra che racchiudeva tutto il meglio della provincia italiana, nel vero senso della parola. Una piazza caldissima che è riuscita ad evadere dalla sua routine quotidiana, andandosela a giocare ovunque: a San Siro, all’Olimpico, a Stamford Bridge. Tutto questo era il Vicenza, che come tutte le piccole squadre “assurde”, era sempre di qualcuno, come quella di Paolo Rossi diversi anni prima. In quel Vicenza, però, a figurare non era un giocatore, un leader, o un campione, bensì l’allenatore: Francesco Guidolin. A 42 anni il tecnico di Castelfranco Veneto si presentò come una via di mezzo tra Osvaldo Bagnoli, il tecnico del grande Verona che lo lanciò da giocatore, e Arrigo Sacchi, uomo che ha folgorato una generazione di allenatori.

Integralista del 4-4-2 poi rimodulato in un “4-5-1 alla Lobanovsky“, come diceva Gianni Mura, Guidolin scriverà sulla panchina vicentina una delle pagine più memorabili del calcio italiano. Ma parliamo di campo. Il Vicenza 96-97, dopo essersi salvato da neopromossa nell’annata precedente, in estate, aveva fatto cassa vendendo lo svedese Bjorklund, Massimo Lombardini e Gabriele Grossi. Arrivarono in biancorosso il giovane talento di Alessandro Iannuzzi, Giovanni Cornacchini, che risulterà essere il goleador in Coppa Italia e Massimo Beghetto. L’11 tipo di Guidolin prevedeva: Luca Mondini in porta, Belotti e il capitan Giovanni Lopez in difesa con Sartor terzino destro un po’ più bloccato rispetto a Gilberto D’Ignazio, che agiva sulla sinistra.

La prima riserva era l’uruguaiano Mendez, molto duttile e che poteva ricoprire tutti i ruoli della difesa. Il regista di centrocampo era il vecchio Mimmo Di Carlo, che per rimanere a Vicenza in Serie A aveva accettato un rinnovo del contratto in bianco. Accanto a lui Giampiero Maini, mediano con licenza di inserimento, e che vivrà la miglior stagione della carriera. A completare il reparto figurava Gabriele Ambrosetti, esterno mancino velocissimo. In attacco due punte dal classico schema anni ’80: un centravanti forte fisicamente e affianco un altro che gli gira attorno. Stiamo parlando, rispettivamente, di Roberto “Bum Bum” Murgita, implacabile di testa, e l’uruguaiano Marcelo Otero, il nostro protagonista.

LA QUATERNA SIGLATA ALLA FIORENTINA

Vicentino d’adozione, Otero cominciò la carriera nella seconda serie dei campionati uruguaiani, nel Rampla Juniors. Acquistato da una delle squadre più blasonate del paese nel 1992, il Penarol di Montevideo, in tre stagioni si mise in luce con 29 reti in 57 partite. Arrivò a Vicenza nel 1995, insieme al connazionale Gustavo Mendez, e nella sua prima stagione fece intravedere di che pasta era fatto, con 12 reti in 30 presenze, che lo fecero diventare uno dei beniamini della tifoseria del Menti. Le sue famose esultanze a braccia aperte in stile Vincenzo Montella, gli valsero il soprannome di “Falco”. Il Vicenza 96-97 esplose nelle prime giornate di campionato. La prima partita prevedeva un ostacolo durissimo, la Fiorentina al Franchi, fresca vincitrice della Supercoppa Italiana e grande candidata per lo scudetto.

Quell’8 settembre 1996 i tifosi vicentini lo ricorderanno benissimo, non solo perché la squadra vinse 4-2 contro Batistuta e compagnia bella, ma perché tutti e quattro i gol furono segnati da Marcelo Otero. L’uruguaiano visse un pomeriggio indimenticabile, trascinando la propria squadra. “Dai Otero facci un pero” sarà poi lo slang che i tifosi biancorossi dedicheranno all’ex Penarol con uno striscione in ogni partita. (“Pero” nel linguaggio goliardico vicentino significa “Gol”). Terremotato il Franchi, Otero si rivelerà con quella quaterna il secondo giocatore nella storia del Vicenza a segnare un poker in Serie A dopo, indovinate, Pablito Rossi (contro la Lazio nel ’79). Quella clamorosa media-gol, col passare della stagione, Otero non riuscì a mantenerla, arrivando a fine anno a quota 13, ma si rivelerà un giocatore centrale nello scacchiere di Guidolin.

I veneti, zitti zitti, continuarono a cavalcare il loro magic moment, battendo alla quinta giornata la Juve campione d’Europa. I bianconeri furono sconfitti 2-1 grazie ad un’intuizione geniale di Guidolin; reo di aver mandato in campo a partita in corso Massimo Beghetto, dotato di un grande mancino. Soluzione che deciderà quella partita. La stagione il Vicenza la chiuderà all’ottavo posto, ma con una Coppa Italia in bacheca dopo aver sconfitto il Napoli.

LA DECADUTA

La piazza si innamorò follemente di Otero, vicentino acquisito, timido, modesto e mai troppo a suo agio davanti alle telecamere. L’unico a cui non piaceva era Erminio Boso; un parlamentare leghista che nel novembre 1995 chiese la sua espulsione dall’Italia dopo che era stato fermato per eccesso di velocità. La sua terza stagione veneta si aprì con un gravissimo infortunio rimediato alla prima giornata contro la Sampdoria, che lo tenne lontano dal campo per due mesi e mezzo, con la squadra impegnata in Coppa delle Coppe. Segnò a malapena un gol in due presenze in Europa e altri due in 15 gettoni in campionato. Il rapporto con Guidolin finì per deteriorarsi, con il tecnico che gli preferì Pasquale Luiso. La quarta ed ultima stagione si chiuse con un’amarissima retrocessione per il Vicenza, anche se Otero realizzerà un buon bottino: 10 reti in 28 presenze.

Giocò in Spagna, al Siviglia, ma senza lasciare il segno. Appese gli scarpini al chiodo nel 2003 al Fenix. In Italia resta un beniamino di Vicenza, visto che con quei 4 gol aprì, di fatto, una delle stagioni più iconiche di una squadra di provincia.

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