La favolosa promozione in Serie A della Salernitana di Delio Rossi nel ’98!

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LA STORICA PROMOZIONE DELLA SALERNITANA IN A DOPO 50 ANNI

La classica “favola” di una squadra che non vedeva la massima serie italiana da oltre 50 anni. Stiamo parlando della Salernitana 97/98, formazione che fece un cammino clamoroso in Serie B culminato con un primo posto e con conseguente promozione in Serie A. Dopo la salvezza sudatissima ottenuta nella stagione precedente, il presidente Aniello Aliberti richiamò sulla panchina una vecchia volpe, l’artefice della promozione in B nel ’94, Delio Rossi. Il tecnico non si era lasciato in buoni rapporti con la piazza ma il suo ritorno accese di nuovo l’entusiasmo. Rossi in quegli anni era alle prime battute della sua lunga carriera da allenatore, che poi si rivelò di medio livello. La sua idea di calcio era semplice e precisa: un 4-3-3 poco speculativo che puntava fortemente sui giocatori più forti che aveva a disposizione.

Parlando di giocatori, per la stagione 97/98 arrivò un giovanissimo Marco Di Vaio, reduce da due annate sottotono a Verona e Bari, con i fratelli Tedesco (Galeoto e Giacomo), il portiere Balli e il difensore Ferrara, ex protagonista dei granata nella promozione in B del 1990. Dopo l’usato sicuro, arrivarono tre giovani di belle speranze: Ivan Franceschini, Vaclav Kolousek e Luca Fusco, salernitano doc. Arrivò infine un centravanti che il Pescara incredibilmente “obbligò” a comprare come indennizzo per la liberazione di Delio Rossi; si chiamava Renato Greco. Sin dalle prime battute, a Salerno si respirava gratitudine e orgoglio, tutti i tifosi granata erano consapevoli che con il loro ex tecnico si poteva vivere una grande stagione. E proprio così fu.

LA STAGIONE DELLA SALERNITANA DI DELIO ROSSI

La stagione iniziò a fine agosto in casa, nello storico Arechi. La prima vittima fu il Verona, che davanti ai 25 mila tifosi granata venne preso a pallonate: finì “solamente” 2-0 grazie alle reti di Artistico, la punta di riferimento, e Marco Di Vaio, che giocava come ala sinistra vista la sua abilità di venire a giocare in mezzo al campo spostandosi la palla sul suo piede preferito, il destro. Non era velocissimo ma garantiva una qualità immensa per le transizioni offensive. In pratica ogni volta che gli arrivava palla sui piedi succedeva qualcosa di pericoloso. Oltre ai due gol ci furono 15 tiri in porta della Salernitana, tre rigori (di cui due sbagliati) e quattro pali. Un massacro. Meglio di così la stagione non poteva cominciare e i tifosi uscirono dall’Arechi esterrefatti per ciò che avevano assistito.

Dopo due pareggi consecutivi ottenuti in trasferta con Treviso e Chievo, nel giorno di San Matteo, patrono della città, arrivò all’Arechi la Reggiana. L’epilogo? Festa del gol. 4-0 secco senza scampoli. La squadra di Delio Rossi aveva fatto del suo stadio un vero e proprio fortino. I granata, per tutto l’arco della stagione, quando giocavano tra le mura amiche sembravano avere qualcosa in più; sicuramente il calore e la vicinanza dei tifosi contribuì a sollecitare maggiormente il cammino verso i vertici della classifica. Ciò che impressionò della Salernitana fu la capacità di creare badilate di palle gol a partita.

Le coreografie che si vennero a creare in omaggio della squadra furono bellissime. Intanto Marco Di Vaio continuava a segnare reti decisive, come la doppietta in casa contro il Perugia. Delio Rossi mise in campo gli uomini giusti ai posti giusti e ciò che ne uscì fu una macchina da gol: ne arrivarono ben 10 in due partite consecutive, 5 a Castel di Sangro e altri 5 contro il Pescara in casa. Erano finite le parole per descrivere quella Salernitana.

I PROTAGONISTI

I protagonisti in assoluto furono i fratelli Tedesco, veri dominatori del centrocampo, con Giovanni che faceva il lavoro sporco, quindi recupero palla e tanta sostanza, e con Giacomo che rifiniva. Era quello che dettava i ritmi in mezzo al campo insieme a Breda, metronomo davanti alla difesa. Anche la retroguardia fece un campionato di assoluto livello: una difesa a quattro con due centrali come Ferrara e Cudini che si completavano a vicenda per caratteristiche, il primo bravo coi piedi ma poco efficace in marcatura, il secondo l’esatto contrario. I terzini invece non erano il massimo e infatti venivano sfruttati poco. Galeoto, che agiva sulla destra, ebbe un evoluzione in quel ruolo visto che iniziò la carriera da mezz’ala ma non convinse del tutto perchè non inerme a ricoprire quella posizione.

Tosto invece era sicuramente più forte ma non eccelleva in niente. Il classico terzino da “compitino”, quindi accompagnare l’azione sì, difendere sì, giocare di reparto sì, ma niente di stravagante. Stravagante, leggendario e incredibile sono gli aggettivi, invece, che descrivono il tridente. Di Vaio a sinistra, Artistico punta e Ricchetti a destra, conosciuto come il “re del taglio”. 38 gol in 3. Si ma aspettate. Al di là che Di Vaio ne abbia fatti 21, prendendosi il titolo di cannoniere di B, ciò che stupiva era la facilità con cui si trovavano. Quei classici giocatori in cui, se messi nelle condizioni ideali, possono portarti a fare una stagione incredibile. In più se ci aggiungiamo la spinta dei tifosi e un gruppo solido, amalgamato e allenato bene: chapeau!

L’EPILOGO MACCHIATO DA UNA TRAGEDIA

L’epilogo della grandiosa scalata arrivò il 10 maggio del 1998, al culmine di una settimana triste per tutta la provincia di Salerno a seguito dell’alluvione che mise in ginocchio la città di Sarno seminando morte e distruzione di abitazioni. La squadra decise di dedicare la promozione in Serie A proprio a quella tragedia e le lacrime saranno piene di gioia e di dolore. Un sogno che perdurava da 50 anni si espresse in una giornata drammatica. Il primato arrivò con 72 punti e 65 gol messi a segno in 38 partite. Numeri veramente sconcertanti per una squadra di quel livello. Le altre promosse furono il Venezia di Novellino, il Cagliari di Gian Piero Ventura e il Perugia dei 3 cambi di allenatore a stagione in corso. Grande delusione fu il Torino di Edy Reja, partito da favorito per la promozione ma a causa di un drastico calo nel finale di stagione arrivò 5° a pari merito col Perugia che nello spareggio ebbe la meglio ai calci di rigore.

L’annata 98/99 in Serie A fu combattuta ma non bastò alla Salernitana per potersi salvare. Delio Rossi venne esonerato alla 26° giornata e Francesco Oddo, suo sostituto, non riuscì nel miracolo salvezza. Sicuramente la scarsa campagna acquisti in estate contribuì a rendere difficile quello che sarebbe stato l’ennesimo miracolo: una salvezza nella massima categoria. Quel che rimane è il passato e questo storico cammino della Salernitana non potrà essere dimenticato.

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