La breve avventura di Cesare Prandelli alla Roma nell’estate del 2004

Cesare Prandelli

Dopo l’addio di Fabio Capello, la dirigenza della Roma affidò la panchina a Cesare Prandelli, reduce da ottime stagioni al Parma. Il tecnico di Orzinuovi fu accolto con entusiasmo dalla piazza e provò a portare le proprie idee. Sul finire del precampionato, però, fu costretto a dimettersi per via dei noti problemi di salute della moglie Manuela.

CESARE  PRANDELLI, LA SCELTA DEI SENSI PER IL DOPO CAPELLO A ROMA

Estate 2004. La Roma, reduce da grandi stagioni e da un secondo posto nel precedente campionato, è scossa dalla notizia dell’addio di Fabio Capello. Il condottiero del terzo scudetto giallorosso, dopo 5 anni sulla panchina capitolina, è praticamente fuggito di notte, senza preavviso, diventando il nuovo allenatore della Juventus. Una decisione che dalle parti di Roma nessuno gli ha mai perdonato, anche per le promesse di appena qualche mese prima di non voler mai firmare per i bianconeri. Ma la vita prosegue e, dopo un piccolo smarrimento iniziale, la dirigenza si ricompatta e inizia a programmare il dopo Capello. Franco Baldini, DS della Roma, è alle prese con un compito molto difficile. Le finanze giallorosse sono in debito di ossigeno, alcuni campioni stanno partendo (su tutti Samuel ed Emerson) e c’è bisogno di ricreare entusiasmo.

Assieme alla famiglia Sensi, che è a capo della società, viene individuato l’uomo giusto per portare avanti il progetto del club. E’ Cesare Prandelli, allenatore reduce da ottime stagioni al Parma, dove ha valorizzato numerosi calciatori e ha espresso un calcio frizzante e moderno, proprio ciò di cui Roma ha bisogno. L’accordo si raggiunge senza troppi problemi e il tecnico di Orzinuovi firma un triennale. Nonostante le cessioni di qualche big, la rosa sembra comunque di buonissima qualità e il nuovo allenatore si mostra entusiasta in conferenza stampa. Da vero uomo di campo, quasi con gli occhi che brillano dall’emozione, inizia a parlare apertamente di calcio, di schemi, di uomini. I suoi modi garbati, i suoi sorrisi e i suoi approcci sono in totale controtendenza con i bruschi interventi in sala stampa di Fabio Capello e anche per questo lo si inizia ad apprezzare nell’ambiente.

LA SUA IDEA DI CALCIO PER LA ROMA 2004-2005

Il calciomercato, come Prandelli già sa ampiamente, si prevede complicato. Ma nella testa dell’allenatore, non occorrono troppi interventi perché la rosa è comunque composta dallo zoccolo duro arrivato secondo pochi mesi prima. Si parte da un concetto di 4-2-3-1, il sistema di gioco che lo ha reso celebre a Parma, dove sono esplosi bomber come Adriano e Gilardino. Proprio quest’ultimo, ormai anche in orbita Nazionale, è una delle poche richieste del tecnico alla società. Inizia un lunghissimo tira e molla che si concluderà con un niente di fatto e Baldini, in fretta e furia, ripiegherà su Hossam Mido, centravanti egiziano che sarà un vero flop. In ogni caso, Prandelli studia la sua Roma e ne parla in conferenza.

Tra i pali ha Ivan Pelizzoli, portiere meno battuto dell’ultima Serie A e vice di Buffon in Nazionale. La difesa base sarà composta da Panucci a destra, Cufrè a sinistra e al centro, in attesa del rientro dell’infortunato Chivu, dai nuovi acquisti Mexes e Ferrari. Proprio questi due, meritano una piccola parentesi. Mexes è una grande promessa del calcio francese e la Roma lo ha strappato a costo 0 dall’Auxerre. E’ un colpo giunto con largo anticipo, tanto che il difensore era stato perfino a pranzo con Capello, che gli aveva spiegato i movimenti usando degli spargisale. Ferrari, invece, è stato uno dei migliori difensori dell’ultimo campionato, vestendo proprio la maglia del Parma. E’ una delle poche richieste di Cesare Prandelli alla dirigenza della Roma.

A centrocampo si spera nell’esplosione del giovane Daniele De Rossi, affiancato dal riconfermato francese Dacourt mentre il nuovo acquisto Perrotta è qualcosa in più di un’alternativa. E poi davanti, un quartetto magico che Prandelli, incalzato dai giornalisti, ritiene “perfetto” per i suoi schemi. A destra Amantino Mancini, brasiliano vera rivelazione dell’ultima Roma capelliana. Fantasista Francesco Totti, all’apice della carriera. A sinistra Antonio Cassano, reduce dalla miglior stagione della sua avventura giallorossa e centravanti Vincenzo Montella, di rientro da un infortunio. Il sempre utile Marco Delvecchio rappresenta un’alternativa sia sulla fascia che come punta centrale.

IL PRECAMPIONATO IN AUSTRIA

Cesare Prandelli, affiancato dai suoi collaboratori, tra cui il fido vice Gabriele Pin, parte alla volta di Irdning, sede del ritiro giallorosso, tra l’entusiasmo generale. I tifosi ripongono grande fiducia in lui e l’hanno accolto con un meraviglioso striscione “Ave Cesare, benvenuto nell’Impero”. La Roma che si presenta in Austria, però, è ben lontana da quella ideale. Reduci dal campionato Europeo, molti calciatori sono ancora in vacanza. Ed è qui che emerge quello che poi sarà il principale problema della squadra per tutto l’anno: la rosa è cortissima. Un particolare che, sino a quel momento, è stato del tutto sottovalutato, non considerando che i giallorossi dovranno partecipare anche alla Champions League. Cesare Prandelli, così, sin dalle prime uscite amichevoli, manda in campo una Roma assai distante da quella che ha in testa.

Un nutrito gruppo di giovani, di speranze più o meno importanti. Molti dei big sono costretti a sacrificarsi fuori ruolo, come ad esempio Damiano Tommasi, che fascia di capitano al braccio, viene schierato un po’ dove serve. Dopo una risicata e per nulla entusiasmante vittoria contro il Grazer (gol di Corvia), i giallorossi prendono un’autentica imbarcata dai Rangers, vittoriosi per 4-1. Il terzo match, invece, vede una bella reazione della squadra, che batte 2-0 lo Stoke. Nell’occasione, però, si infortuna gravemente Damiano Tommasi, l‘Anima Candida del centrocampo. Semplicemente folle l’intervento dell’irlandese Taggart ad inizio ripresa che mette addirittura a repentaglio la carriera del calciatore veronese. Chiuso il ritiro nel dramma della perdita del proprio vice capitano, la truppa giallorossa parte alla volta degli USA per affrontare altre amichevoli.

LA TOURNEE AMERICANA DELLA ROMA DI CESARE PRANDELLI

La partenza per gli USA rappresenta anche l’occasione di accogliere in gruppo i Nazionali, finalmente a disposizione di Prandelli. In netto ritardo di condizione, ne verrà centellinato l’impiego durante le amichevoli. Test che, rispetto alle gare affrontate in Austria, si prevedono assai complicati sul piano del livello delle avversarie. La prima uscita è contro il Chelsea di Josè Mourinho. Si rivede in campo capitan Totti ma la musica è tutta di stampo inglese. Termina con un netto 3-0 ma nessuno fa drammi perché le attenuanti sono davvero molte, a partire dal fatto che in panchina non c’è Prandelli, ufficialmente a casa per motivi famigliari.

L’ex tecnico del Parma arriverà poche ore dopo a seguito della squadra.  Nel secondo incontro, i giallorossi, in formazione molto rimaneggiata, superano il Celtic grazie ad un gol proprio di Francesco Totti. L’ultima esibizione in terra americana è contro il Liverpool, eterno rivale dei capitolini da quella maledetta finale di Coppa dei Campioni del 1984. Passati in vantaggio con Marco Delvecchio, uno dei più pimpanti di inizio stagione, gli uomini di Prandelli si fanno recuperare e cedono il passo per 2-1. Poco male, nonostante la sconfitta la squadra inizia a dare buoni segnali e c’è la sensazione che, recuperati tutti gli indisponibili, si possa davvero fare un buon campionato.

Inoltre, il capitolo Gilardino non è ancora del tutto chiuso e nessuno immagina che da lì a poco arriverà invece Mido. A questo punto, la Roma di Cesare Prandelli è costretta a volare addirittura a Tokyo. Colpa di una programmazione folle del calendario precampionato, probabilmente conseguenza dell’addio di Capello, che prima non avrebbe mai avallato certe scelte. Contro la compagine locale del Tokyo FC, Prandelli lascia a riposo molti titolari e racimola uno striminzito e noioso 0-0. E’ il tempo di tornare a Roma e recuperare il terreno perduto.

LE ULTIME AMICHEVOLI PRIMA DELL’IMPROVVISO RIBALTONE

La prima uscita sul suolo italiano della nuova Roma di Cesare Prandelli è datata  21 agosto, a Pescara. I giallorossi devono rinunciare a numerosi titolari, tra cui Totti, Cassano, De Rossi e Mancini. Molti di loro sono in netto ritardo di condizione, altri acciaccati. Le cose, però, sembrano andare per il verso giusto, perché la squadra mostra evidenti segni di crescita e, soprattutto, mette in vetrina un Marco Delvecchio ritrovato. Da tempo, ormai, l’attaccante non veniva schierato al centro del reparto, costretto a sacrificarsi sulla fascia. Come centravanti, sembra ritrovare lo smalto dei tempi di Zeman e va a segno con frequenza. E’ proprio la sua doppietta a indirizzare la sfida, chiusa poi dal gol di Gaetano D’Agostino. Proprio il baby palermitano, schierato da esterno destro, è una delle note positive di queste prime uscite e rappresenta una valida alternativa.

Ma l’attesa di tutti è per la successiva amichevole, programmata a Perugia 4 giorni dopo. Per i tifosi, rappresenta quasi una partita ufficiale, non tanto per l’importanza della sfida stessa, quanto perché, finalmente, in campo andrà la Roma che Prandelli ha in mente. Ci sono i big e, finalmente, c’è anche quel 4-2-3-1 che fa sognare la piazza. Quello che manca, però, è una condizione atletica tale da poter tenere bene il campo. Perché la Roma, di colpo, passa dall’avere sul terreno di gioco una mandria di giovani al massimo della forma al mostrare i ritardi e le pause di tutti i Nazionali che poco si sono allenati nei giorni precedenti. Il più in difficoltà è proprio Antonio Cassano, alla prima esibizione stagionale. Il talento barese si stanca quasi subito di stare largo a sinistra e, senza il permesso dell’allenatore, si inverte con Totti. Segna il solito Delvecchio ma il Perugia ha la meglio per 2-1 e in casa giallorossa iniziano i primi processi.

IL SOFFERTO ADDIO DI CESARE PRANDELLI ALLA ROMA

Le radio e i giornali iniziano a sentenziare. Si parla di litigi forti al termine dell’amichevole. Di una sparata di Cassano nei confronti di Prandelli. Di incompatibilità tattica con le idee del tecnico. Tutte versioni che, in futuro, l’allenatore bresciano smentirà con fermezza ma che, intanto, destabilizzano l’ambiente romano. Molti, però, hanno sottovalutato quella breve assenza dell’allenatore nei primi giorni della tournée americana. Prandelli, infatti, sta lottando ormai da settimane con un dramma ben più grave della posizione in campo di Cassano. La moglie Manuela, infatti, è malata di tumore e, improvvisamente, le sue condizioni precipitano. Il tecnico non ha più la lucidità mentale per pensare al calcio e, con un gesto di grande moralità, si tira improvvisamente indietro, dimettendosi.

Siamo alla vigilia del test amichevole con l’Iran, che si disputerà proprio all’Olimpico e rappresenterà l’abituale presentazione ufficiale della squadra ai propri tifosi. Il clima è surreale. Tutta la piazza si stringe attorno al dolore del proprio allenatore. C’è l’esile speranza che il tecnico possa tornare sui suoi passi: non sarà così. Intanto, in panchina va Gabriele Pin, da grande professionista. La Roma vince per 5-3 un incontro piuttosto folle ma che davvero non importa più a nessuno. Nelle ore successive, Cesare Prandelli conferma il suo addio alla Roma e viene seguito da tutto il suo staff. La signora Manuela lotterà a lungo contro la malattia, arrendendosi 3 anni dopo. I giallorossi, invece, ripiegano su Rudi Voller, il primo di ben 4 tecnici che in quella maledetta stagione hanno fallito, portando la squadra ad un passo dalla retrocessione, ma questa è un’altra storia…

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