Karel Poborsky, il lupus in fabula dell’Inter nel fatidico 5 maggio 2002

Karel Poborsky, il protagonista artefice del 5 maggio 2002.

Karel Poborsky

Karel Poborsky, il comprimario della Lazio protagonista del 5 maggio

Esattamente vent’anni fa si consumava uno dei finali più thriller della nostra Serie A. Parliamo ovviamente del 5 maggio 2002. Una data entrata nella storia del nostro calcio. Soprattutto per merito di un uomo, un calciatore arrivato dalla lontana Boemia. Il suo nome era Karel Poborsky. Un talento della Repubblica Ceca che però aveva fatto fatica ad imporsi con la Lazio. Almeno fino a quel caldo pomeriggio dell’Olimpico.

Dall’esplosione a Euro ’96 con la Repubblica Ceca al Manchester United di Ferguson, fino all’approdo nella Capitale

Eppure Karel Poborsky è stato uno dei talenti più forti del calcio boemo degli anni ’90. E lo si capì a Euro ’96 mise a segno il gol più bello di quell’edizione degli Europei. Un magnifico lob contro il Portogallo che beffò nientepopodimeno che Vitor Baia. La Repubblica Ceca arrivò fino alla finale di quell’Europeo e il talento di Karel iniziò ad essere notato anche oltre i confini nazionali. A spuntarla fu uno dei club più blasonati d’Europa: ovvero il Manchester United che nell’estate 1996 si aggiudicò il giocatore ceco. Karel attirò le attenzioni in Inghilterra non solo con le sue giocate, ma anche con il suo look da rockstar. Alex Ferguson commentò :”Sembrava che stesse per giocare con i Led Zeppelin piuttosto che per i Red Devils” a proposito dei suoi lunghi capelli che lo facevano somigliare a Robert Plant.  A Manchester Poborsky giocò per un anno e mezzo, conquistando una Premier League e due Community Shield. Tuttavia, quell’anno e mezzo per lui non fu esaltante. Soltanto 32 presenze e 5 reti. La concorrenza di un certo David Beckam fu insostenibile, così Poborsky nel ’98 fece le valigie per accettare la corte del Benfica, dove militò per tre stagioni con un buon rendimento ma senza trofei. Era giunto il momento di provare un’altra avventura per rilanciarsi.Nel gennaio 2001 Poborsky decise quindi di trasferirsi nell’ambiziosa Lazio di Sergio Cragnotti. Arrivato sulle tracce del connazionale Pavel Nedved (nel frattempo passato alla Juve), Karel non riuscì a ripercorrere le orme di “furia ceca”. Soprattutto per il feeling scarso con la tifoseria biancoceleste.

Il 5 maggio di Karel Poborsky, idolo a distanza dei tifosi juventini

La stagione 2001/2002, in particolare, fu decisamente anonima per la Lazio che esonerò Dino Zoff dopo tre pareggi nelle prime tre giornate, chiamando al suo posto Alberto Zaccheroni che però non riuscì a risollevare di molto le sorti della squadra. Già prima che finisse il campionato, Poborsky aveva deciso di lasciare Roma. Si arrivò così a quel fatidico 5 maggio, con Lazio-Inter, ultima gara decisiva per lo scudetto. I pronostici davano per vincenti i nerazzurri, ma i capitolini dovevano centrare l’accesso alla Coppa UEFA. Era anche l’ultima partita per il centrocampista ceco che aveva già preparato i bagagli il giorno prima ed era arrabbiato con quella tifoseria che aveva chiesto alla sua squadra di perdere. Karel non ci stava a perdere e forse nemmeno i suoi compagni di squadra. Fu l’Inter però a passare in vantaggio con l’ex Vieri dopo cinque minuti. Fu proprio Poborsky a rimettere il risultato in parità grazie ad un destro esplosivo con tanto di esultanza polemica. Poi Di Biagio riportò in vantaggio i nerazzurri prima della fine del primo tempo si consumò il fattaccio. Si riunirono metaforicamente due paesi divisi da un referendum qualche anno prima. Lo slovacco Greško inventò un retropassaggio di testa per Toldo che finì tra i piedi di Karel. 2-2. Poi nella ripresa il crollo nerazzurro sotto i colpi dell’ex Simeone e di Simone Inzaghi. Il resto è storia. Lo scudetto svanì tra le mani della Beneamata per passare tra quelle dei rivali juventini vincenti ad Udine. Svanì nel nulla anche Poborsky che, a fine gara, salì in macchina con i suoi bagagli per tornare in Repubblica Ceca. Salutato da eroe, ma dai tifosi juventini.

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