Il sogno sfumato di Romeo Anconetani di fondere Pisa e Livorno in Pisorno

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ROMEO ANCONETANI, UNA FIGURA STORICA DEL CALCIO ITALIANO

Il Pisa degli anni ’80 è stata indubbiamente la favola primaria del calcio italiano. Merito di tutto ciò si deve allo storico Romeo Anconetani, presidente dal 1978 al 1994. Più che presidente è stato un vero e proprio martire che ha fatto vivere ai pisani i piani più alti del calcio italiano per circa un decennio. 16 anni di continui saliscendi tra Serie A e B, ma durante il quale i tifosi nerazzurri hanno provato gioie e ammirato campioni come mai era successo prima e come mai succederà dopo. La carriera dirigenziale di Anconetani visse un brutto stop nel 1955, quando venne radiato dalla federazione per una vicenda di illecito sportivo. Qualche anno più tardi, quando era in veste di consulente del presidente Frati al Prato, venne coinvolto in un altro illecito sportivo, che riguardò proprio il Pisa.

Anconetani testimoniò di aver ricevuto pressioni dai pisani per “sistemare” il risultato di Prato-Pisa, terminata 1-0 per i padroni di casa. L’esito impose di conseguenza 10 punti di penalizzazione ai nerazzurri. Negli anni ’50 Romeo diventò giornalista pubblicista, acclamandosi sempre di più sulla carta stampata. Sempre in quel periodo ebbe due intuizioni geniali che ancora oggi sussistono: ideò il sistema della prevendita dei biglietti (ai tempi dell’Empoli) e istituì treni speciali per i tifosi. Nei primi anni ’60, invece, diventò un consulente/mediatore di mercato, aprendo un ufficio personale a Livorno. Qui Anconetani diede il meglio di sè e la sua attività di mediazione divenne preziosissima per diverse squadre.

Gira voce che l’imprenditore possedesse un archivio aggiornatissimo in cui inseriva i dati e la media-voti dei giocatori sparsi per il mondo. E fu questa attività di consulenza che gli fece guadagnare l’appellativo di “Signor 5%”. La percentuale era quella effettiva che Anconetani guadagnava sulla singola operazione che contribuiva portare a termine.

L’ACQUISTO DEL PISA NEL 1978

Il matrimonio tra Romeo e il Pisa si consumò nell’estate 1978 per 300 milioni di lire. “La società era in liquidazione, alcuni amici sono venuti a cercarmi a casa, ho preso la cosa come una barzelletta”, disse il dirigente in un’intervista. Fu una svolta importante per tutti i tifosi pisani, reduci da diversi anni di sofferenze. Nel quinquennio precedente, sotto la gestione di Luigi Rota, il Pisa aveva vissuto pochissime soddisfazioni, sia sul piano sportivo (con una serie di anonimati in Serie C), sia su quello economico. Da quest’ultimo punto di vista, l’arrivo di Anconetani non sembrava dare troppe speranze. Vista la radiazione subita negli anni precedenti non poté prendere la carica di presidente. Così, fino al 1982 (anno in cui gli fu concessa la grazia), fu il figlio Adolfo ad essere proprietario del club.

Una volta aver preso le redini in mano, il lavoro di Romeo fu impeccabile; dopo più di 60 anni riuscì a riportare il Pisa in Serie A nella stagione 1981/82. Nei suoi anni di splendore, tutti gli ’80, Anconetani scovò talenti in giro per il mondo portandoli sotto la torre storta e rivendendoli a peso d’oro. Il centrocampista danese Klaus Berggreen e l’attaccante olandese Wim Kieft, ceduti a Roma e Torino, furono gli esempi lampanti. Senza dimenticare i vari Dunga, Simeone, Chamot, Larsen. Tutto materiale di un impeccabile valore. Da presidente Anconetani diventò “Presidentissimo” per i pisani, che per la prima volta poterono contare su una guida forte in società rispetto alle precedenti gestioni disastrose.

Il dirigente non si limitò ad espandersi solo nella provincia toscana, ma anche in tutta Italia. Diventò una sorta di icona, un’immagine sacra del calcio italiano anni ’80. Non solo per l’attenzione maniacale nei confronti del calciomercato e delle statistiche dei giocatori, ma anche per la sua scaramanzia. Uno dei suoi riti principali era quello di spargere il sale prima di ogni partita all’Arena Garibaldi.

QUEL SOGNO SVANITO DI FONDERE PISA E LIVORNO IN PISORNO

Nella stagione 1982/83 il Pisa, da candidata principale a retrocedere, sorprese tutti. La squadra si piazzò al 12° posto a seguito di un’impresa che però non riuscì a ripetersi l’anno successivo, quando arrivò la retrocessione in cadetteria. Ma la presenza imponente del presidente Anconetani rese più facili le cose, soprattutto quando andavano male. Già nella stagione 84/85 il Pisa ritornò nella massima serie vincendo una Serie B tiratissima. Il ping pong tra le due categorie andò avanti per anni, nei quali i toscani conquistarono due edizioni della Mitropa Cup. Anconetani era un tipo molto eccentrico ed esuberante; un giorno ti sembrava un certo tipo di persona, quello seguente ti sembrava l’opposto.

Celebri furono i suoi ritiri punitivi a seguito di una sconfitta. Amava essere al centro di tutto e tutti, prendendo il comando di ogni situazione. Forse delegava una volta all’anno. Anche le conferenze con i giornalisti sono rimaste nella storia del calcio italiano: mai frasi banali, mai tono pacato, mai tranquillo. La tifoseria, però, ne riconosceva il grande carisma. Anche il suo lato schietto, nonostante metodi poco ortodossi, fu apprezzatissimo. Chiaramente, in 16 anni di presidenza non mancarono momenti di tensione. Verso la fine della sua esperienza pisana (1991-1992), Anconetani promosse un progetto di creare una nuova società, il Pisorno. Tutto sarebbe nato dalla fusione di Pisa e Livorno, che avrebbe portato ad uno stadio da 40.000 posti con ristoranti, negozi, attività per il tempo libero e un comune in provincia di Pisa ma vicinissimo a Livorno.

IL TRAGICO ADDIO DI ROMEO ANCONETANI AL PISA

L’idea nacque in occasione di un match di Coppa Italia; a causa di alcuni lavori di ristrutturazione in corso, l’Arena Garibaldi fu indisponibile. Andare all’Armando Picchi era il passo più facile da compiere, ma più difficile a livello “politico”. Alla fine l’incontro si disputò nella casa degli odiati confinanti. Tempo dopo insorsero polemiche da far provocare una guerriglia urbana fra le opposte fazioni. E così il sogno del Pisorno si frantumò quasi subito. Anche se il progetto fallì, i tifosi non digerirono l’idea del loro presidentissimo, il quale venne ferito da una bottiglia nel 1993. Fu l’antipasto per l’addio, che avvenne nel ’94 con Anconetani che dichiarò fallita la società a causa del grave dissesto finanziario: “Molti mi considerano un istrione, un cialtrone. Non lo merito. Sono un uomo decisamente migliore”. Probabilmente, a quel tempo, era semplicemente il migliore.

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