Il Piacenza degli italiani, il volto tutto tricolore della Serie A anni 90!

Piacenza degli italiani

 

Nel periodo in cui sempre più stranieri prendevano piede in Serie A, il Piacenza degli italiani rappresentò una piacevole anomalia. Con l’orgoglio e la forza delle idee riuscì a mantenere la squadra per diverse stagioni nella massima divione!

IL PIACENZA DEGLI ITALIANI

“La nostra struttura non ci permette di sbagliare e neanche di andare in giro per il mondo a scoprire talenti”. Era questa la filosofia del Piacenza, o per meglio dire “Il Piacenza degli italiani” come era nota la squadra emiliana in quegli anni. Il club biancorosso rappresentò un modello in controtendenza per tutto il movimento calcistico nostrano, che in quegli anni imperversava con acquisti esotici, spesso senza neanche una ragione precisa. Nove anni senza mai discostarsi dal loro credo e ottenendo i migliori risultati di sempre nella storia della società. La prima, incredibile promozione nella massima serie arriva al termine della stagione 92-93.

Il Piacenza di mister Cagni giunge al terzo posto in Serie B, al termine di un’ultima giornata al cardiopalma. I biancorossi, infatti, a 90 minuti dalla fine del campionato, erano quarti alle spalle dell’Ascoli. Mentre i marchigiani del bomber Bierhoff si fanno clamorosamente rimontare a Padova, il Piacenza batte 1-0 il Cosenza in trasferta. E’ l’allungo decisivo che permette agli emiliani di raggiungere un traguardo pazzesco. In estate, mentre tutti gli altri 17 club della Serie A puntellano le loro rose con calciatori stranieri, il Piacenza fa subito capire qual è la sua politica.

I rinforzi sono il portiere Massimo Taibi dal Milan e l’attaccante Marco Ferrante dal Parma. Inoltre, viene tenuto con decisione il bomber Totò De Vitis autore di 19 reti in cadetteria.  Ai nuovi acquisti, si aggiunge l’ossatura della squadra rappresentato dal forte libero Settimio Lucci, dall’iconico marcatore Cleto Polonia, dal mediano tutta corsa Pasquale Suppa e dal talentuoso Nicola Piovani. Il confermatissimo tecnico Cagni, inoltre, conferma il suo particolare e collaudato 4-3-3. Un modulo in contrasto con quello spavaldo di Zeman e più votato alla fase difensiva. Un libero, un terzino destro in marcatura, un’ala di rientro a destra, una più offensiva dall’altra parte. Quando la squadra ripiega, è un 4-5-1 a tutti gli effetti.

LA PRIMA RETROCESSIONE E IL RITORNO IMMEDIATO IN SERIE A

L’inizio di stagione, per il Piacenza degli italiani, non è dei più semplici. La rosa biancorossa soffre l’impatto con la Serie A e arrivano diversi stop, nonostante uno storico pareggio contro il super Milan di Capello. Gli stessi rossoneri, inoltre, vengono anche eliminati dalla Coppa Italia per mano della squadra di Cagni, poi fermata ai quarti dal Torino. Ma sarà proprio il Milan a “rovinare” la stagione della squadra del presidente Garilli. Il Piacenza, infatti, all’ultima giornata pareggia 0-0 nell’anticipo del venerdì contro il Parma, nel derby emiliano. Sembra il punto decisivo per poter festeggiare la salvezza, visto che i rivali della Reggiana hanno in programma una proibitiva ultima gara contro il team di Fabio Capello.

Ma il tecnico rossonero manda in campo una squadra imbottita di riserva, avendo già vinto il campionato, e viene beffato da una rete di Esposito. L’1-0 finale per la Reggiana condanna Cagni e compagnia all’immediata e beffarda retrocessione dopo un solo anno. Poco male, la società è solida e sa cosa fare. Nessun isterismo, allenatore e squadra confermati anche per la Serie B e nessuna particolare pressione da parte dell’ambiente. Sono le condizioni ideali per lavorare e i risultati arrivano, immediati. Rinforzati dal rientro di un giovane Pippo Inzaghi, prodotto delle giovanili reduce da un prestito al Verona, i biancorossi riguadagnano immediatamente la Serie A.

Il nuovo attaccante fa la bellezza di 15 gol. Inoltre, la collaudata difesa di Cagni regge benissimo e subisce solo 27 reti in tutta la stagione. E’ un primo posto meritatissimo, che permette agli emiliani di vincere il torneo di B per la prima volta e di tornare immediatamente nella massima serie. Purtroppo, però, in estate il presidente Garilli è costretto a cedere Inzaghi, cercato da mezza Italia e alla fine ceduto al Parma per 6 miliardi di lire. Vanno via anche alcuni veterani, tra cui De Vitis e Suppa mentre il mercato è molto intelligente e mirato.

LA PRIMA STORICA SALVEZZA DEL PIACENZA DEGLI ITALIANI

Una campagna acquisti molto oculata. Agli ordini di mister Cagni arrivano due nuovi attaccanti, Cappellini e Nicola Caccia. Quest’ultimo sarà il vero crack della stagione piacentina. E poi, ecco anche la firma di un ottimo centrocampista come Eusebio Di Francesco, un forte regista come Eugenio Corini e un trequartista come Angelo Carbone. In difesa, giunge la firma di Mirko Conte, altro elemento che diventerà leggenda in quel Piacenza degli italiani. La squadra sembra molto ben costruita con il solito 4-3-3 come modulo tattico.

Dopo un avvio non brillantissimo, anche per via del calendario complicato, il Piacenza inizia a marciare con regolarità e si toglie anche importanti soddisfazioni.  Ferma l’Inter sul pareggio, batte la Roma, il Parma, la Lazio e anche i nerazzurri al ritorno. La salvezza arriva addirittura in anticipo, con la certezza che arriva alla penultima giornata con lo 0-0 a Udine. Con il grande traguardo raggiunto, si conclude però anche l’avventura di Gigi Cagni, che lascia la panchina piacentina dopo ben 6 anni per andare a Verona, sponda Hellas.

Per la stagione seguente, la 1996-97, il presidente Garilli si affida ad un tecnico esordiente in Serie A: Bortolo Mutti, ex Cosenza. Vanno via due pilastri come Turrini e Caccia, ceduti al Napoli ma arrivano elementi validi: l’esterno Fabian Valtolina, il centrocampista dal gol facile Giuseppe Scienza ma soprattutto il bomber Pasquale Luiso, il “Toro di Sora”. Costui ripaga la fiducia della società realizzando ben 14 gol, di cui uno meraviglioso in rovesciata al Milan di Tabarez in una grande vittoria per 3-2. (Clicca QUI per il video).

Il campionato degli uomini di Mutti è complicato, la squadra ha degli acuti ma resta quasi sempre in zona retrocessione. Tuttavia, la società continua a manifestare protezione e stima per il tecnico e alla fine la scelta si rivela vincente. A dicembre il presidente Garilli muore per infarto e viene sostituito dal figlio Leonardo. La squadra si compatta e agguanta lo spareggio salvezza contro il Cagliari di Carletto Mazzone. Sul neutro di Napoli, gli emiliani si impongono 3-1 con doppietta di Luiso e onorano la memoria del loro grande patron, scomparso da poco!

UN’ALTRA MITICA SALVEZZA

Dopo la seconda salvezza di fila, ottenuta grazie ad uno spareggio, il Piacenza degli italiani compie l’ennesima rivoluzione tecnica. Sulla panchina arriva Vincenzo Guerini mentre la squadra viene smantellata dei suoi migliori elementi. Il portiere Massimo Taibi, un vero protagonista in questi anni, torna al Milan (dove fallirà). Eusebio Di Francesco viene chiamato alla Roma da Zeman mentre il bomber Luiso va a Vicenza a giocarsi la Coppa delle Coppe. Al loro posto un giovane portiere (Matteo Sereni), gli attaccanti Murgita, Rastelli e Simone Inzaghi, il difensore Sacchetti, i centrocampisti Piovanelli e Mazzola.

Il colpo grosso, invece, è rappresentato da Giovanni Stroppa, ex grande promessa del calcio italiano ma reduce da stagioni difficili e in cerca di rilancio. Cosa che puntualmente avverrà. Inoltre, a questi acquisti, si aggiungere nel mercato di riparazione anche lo Zar del calcio italiano, Pietro Vierchowod. Il forte e anziano stopper si renderà protagonista di una storia partita in marcatura a uomo contro Ronaldo il Fenomeno in un pareggio fondamentale del Piacenza a San Siro. La salvezza giunge alle penultima giornata in modo clamoroso. La squadra di mister Guerini ospita la Roma di Zeman, lanciata nelle parti alte della classifica.

Ha bisogno di fare punti per non venire scavalcata e cedere il destino nelle mani di un altro club. La partita è avvincente e spettacolare, con un continuo ribaltamento di risultati, tra rigori fischiati, realizzati e sbagliati. Il gol di Paulo Sergio del 3-2 giallorosso a pochi minuti dal termine sembra essere la pietra tombale sulla stagione del Piacenza. I risultati che arrivano dagli altri campi non sono incoraggianti e il destino sembra segnato. Ma all’ultima azione della partita Fabian Valtolina si inventa un pazzesco gol in rovesciata che vale il 3-3 finale (clicca QUI per il video). Il largo successo di Lecce alla 34°giornata vale la definitiva salvezza, con un bellissimo 12° posto finale, a 2 punti dal Brescia retrocessa.

LA SECONDA RETROCESSIONE

Conquistato il miglior piazzamento di sempre in Serie A, il Piacenza cambia ancora guida tecnica, affidandosi a Beppe Materazzi, papà del difensore Marco. Come al solito, vengono ceduti calciatori importanti: Sereni, Tramezzani, Piovanelli, Scienza, Valoti, Valtolina e Murgita. Arrivano Valerio Fiori, Manighetti, Alessandro Lucarelli, Caini, Buso, Cristallini, Dionigi e un certo Ruggiero Rizzitelli, di rientro in Italia dopo l’esperienza al Bayern. La squadra ha un cammino regolare e si salva abbastanza agevolmente, sfondando per la prima volta la soglia dei 40 punti in classifica (ne farà uno in più).

Il tredicesimo posto finale è oro che cola ma la società del presidente Leonardo Garilli decide di provare ad alzare l’asticella. Per il campionato seguente, il 99-2000, affida la panchina a un grande nome, Gigi Simoni. Il tecnico è reduce dal biennio all’Inter ed è quotatissimo sul mercato. Sposa il progetto Piacenza perchè vede reali ambizioni. E la squadra, inizialmente, sembra anche molto valida. Di cessioni importanti si registrano quella del portiere Fiori e quella di Simone Inzaghi, finito alla Lazio per 30 miliardi. Arrivano Flavio Roma tra i pali, Morrone a centrocampo e Arturo Di Napoli in attacco. Per il resto, lo zoccolo duro è confermato.

Le cose, però, andranno malissimo fin dall’inizio. Gigi Simoni non lega con l’ambiente, che gli rinfaccia il passato da allenatore della Cremonese. La squadra fa fatica a seguirlo e sembra aver perso quell’entusiasmo tipico degli anni  precedenti. Il campionato è disastroso, con Bernazzani e Braghin che subentrano a Simoni in corso d’opera senza riuscire a raddrizzare nulla. Il Piacenza degli italiani chiude mestamente ultimo in classifica con soli 21 punti ma, nel marasma generale, riesce a lanciare alcuni giovanotti interessanti tra cui un certo Alberto Gilardino.

LA FINE DEL PROGETTO DEGLI ITALIANI

Per tentare l’immediato ritorno in Serie A, Garilli si affida al mago delle promozioni dalla B: Walter Novellino. Il quotato tecnico campano imposta la squadra sul suo collaudato 4-4-2. Il mercato è alquanto ambizioso, col ritorno di Caccia e Tramezzani e gli acquisti di Sergio Volpi a centrocampo e Francesco Palmieri davanti. A gennaio, inoltre, il club acquista anche Gabriele Ambrosetti dal Chelsea. Un vero colpaccio per dare la spinta decisiva ad una squadra che stava lottando per l’immediata risalita.

Traguardo che puntualmente viene raggiunto col secondo posto finale e con i 23 gol realizzati da Nicola Caccia. Walter Novellino è riuscito nuovamente nella sua missione e il Piacenza si affaccia nuovamente in serie A ma stavolta non più con l’etichetta “degli italiani”. La società, infatti, decide di cambiare politica e per la prima volta nella sua storia acquista calciatori stranieri. Nel mercato estivo per la stagione 2001-2002 arrivano due brasiliani giovani ma che faranno ottime cose in Italia. Uno è un centrocampista grintoso e dal buon sinistro, Matuzalem.

L’altro è un attaccante di stazza, fortissimo di testa e con buoni piedi, Amauri. Costui, grazie anche ad una cittadinanza italiana, arriverà addirittura a esordire in Nazionale. Il Piacenza, nella sua nuova avventura in Serie A, riesce a ottenere una nuova salvezza, schierando anche elementi importanti come Hubner e Gautieri. L’anno seguente, però, arriverà una nuova retrocessione, che sarà anche definitiva. Da quel momento, il club emiliano ha continuato a navigare tra Serie B e Lega Pro, con un’avventura anche  nei dilettanti in seguito ad un fallimento.

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