Il Milan e l’operazione Zico: il colpo della storia venuto a mancare!

Milan-Zico: la bollente estate 1982

Gli anni 80 erano di gran lunga affascinanti per il calcio italiano per via della quantità di campioni che attirava. Platini, Maradona, Van Basten, Falcao, Socrates, Krol, Passarella e…Zico. Ce ne sarebbero anche altri ma ci fermiamo al “Pelè Bianco”. Arthur Antunes Coimbra “O Galinho” (il galletto), conosciuto come Zico è stato un giocatore fenomenale: talento più unico che raro che dava del ‘tu’ al pallone con una semplicità unica. Leggenda in Brasile, calciatore sudamericano dell’anno per ben tre volte e vincitore di 7 Bola de Prata e 2 Bola de Ouro. La storia Zico-Milan è una di quelle tante venute a mancare, tra un clima di fuoco e un sogno cullato per alcuni mesi venutosi a spezzare. Era l’estate del 1982, un’estate bollente che ha visto i rossoneri retrocedere in B nella stagione precedente (81-82). Era il Milan del disastro targato Gigi Radice prima e Italo Galbiati poi che guidarono una squadra allo sbando totale.

Il totonero che rovinò tutto

La vicenda Zico iniziò due anni prima però, nel 1980 e quindi nel pieno della bufera Totonero. A causa dell’avvicendarsi di questa vicenda, i rossoneri – dopo un primo interessamento – dovettero per forza di cose abbandonare la pista. All’inizio del nuovo decennio Zico era in ascesa totale: il primo titolo nazionale conquistato con il Flamengo nel 1980 mise in mostra tutte le qualità del brasiliano e l’anno successivo si prese sulle spalle la casacca verdeoro andando a vincere in casa dell’Inghilterra per 1-0 grazie ad una sua rete. (QUI il video del gol). L’estate 1982 venne già resa bollente dal cammino italiano al Mondiale spagnolo e si surriscaldò sempre di più nella calda e afosa Milano. I rapporti tesi che si vennero a creare tra il brasiliano e il Flamengo convinsero il vicepresidente rossonero Gianni Rivera a tentare il colpaccio di mercato. La società era pronta ad offrire un ingaggio monstre al giocatore con l’obiettivo di non versare un soldo al Flamengo. Un acquisto a parametro zero insomma. Ovviamente il club brasiliano rifiutò senza esitazione l’offerta ma in mezzo a tutto ciò intervenne proprio Zico che irritò il suo club in modo da farlo andare.

L’opposizione dei tifosi

A Rio quando qualcuno sentiva aria e voce di un possibile addio del loro numero 10 si scatenava l’inferno. I tifosi imbastirono un’opposizione in pieno stile rivolta contro la società in caso di cessione. E quella gente lì non scherzava mica: erano pronti a mettere sottosopra la città visto che in Sudamerica il calcio viene percepito come una vera e propria famiglia. Il settimanale brasiliano Placar, giorni dopo, titolò in prima pagina sotto la foto di Zico: “Rimane, rimane, rimane”. Un modo che prese la società per ristabilire una certa tranquillità a tutta Rio, anche se di tranquillo c’era molto poco. La vena pulsava, l’odore dei soldi cresceva a dismisura e la volontà del giocatore era scritta. Tutti ingredienti per lasciare la terra Rioplatense. Rivera, l’anno prima (1981), incontrò Zico a Petropolis, prima di un’amichevole del Flamengo. Parteciparono all’incontro anche Angelo Colombo, l’altro vicepresidente, e Lamberto Giuliodori, il mediatore.

Il brasiliano era pronto per decidere il giorno in cui andare a Milano ma ciò che frenò tutto fu uno scoglio chiamato Flamengo. Un mattone indistruttibile. I tentativi di chiudere l’affare da parte del club milanese si protrassero sino al 31 maggio 1981, giorno in cui la squadra brasiliana, grazie all’aiuto di una multinazionale, annunciò il rinnovo biennale del contratto di Zico con un ingaggio di 1 miliardo e 374 milioni di lire. Da quel momento anche la testa del giocatore cambiò radicalmente prendendosi sulle spalle la squadra e trascinandola alla conquista della Libertadores e dell’Intercontinentale. Il primo vero tentativo del Milan andò in frantumi e le speranze per un’eventuale acquisto futuro anche. Gianni Rivera a tal proposito ribadì sulla Gazzetta dello Sport che Zico non avrebbe mai lasciato il Brasile e che sarebbe venuto in Italia soltanto come turista con la “barba bianca”.

La stagione 1981-1982

Come detto in precedenza, l’annata 81-82 fu quella della retrocessione in B. Per “sostituire” il colpo mancato Zico arrivò in rossonero Joe Jordan detto “lo squalo”, centravanti scozzese molto abile nel gioco aereo che però non aveva l’istinto da squalo cattivo dentro l’area di rigore: 22 partite e 2 gol fra cui uno potenzialmente decisivo in una sfida salvezza all’ultima giornata contro il Cesena che però non portò a nulla. Ciò per cui verrà ricordato lo scozzese fu per il modo in cui venne acquistato: Tony Damascelli, storico inviato de Il Giornale, lo incontrò sugli spalti ad Anfield nel maggio dell’81 durante Liverpool-Bayern Monaco, semifinale di andata di Coppa dei Campioni. Il giornalista gli chiese: “Ti va di venire in Italia?” e lui non esitò a rifiutare. Jordan fece meglio nella sua seconda ed ultima stagione (82-83) realizzando 10 reti in 30 presenze. In occasione del 110° anniversario del Milan, l’attaccante venne inserito nella lista dei 110 giocatori più importanti della storia rossonera.

In qualche modo, aldilà di qualche prestazione giocata male, riuscì ad entrare nei reperti storici del club. Prima di lasciare definitivamente l’Italia fece una piccola esperienza a Verona nella stagione 83-84 giocando veramente poco per via di qualche infortunio di troppo. Nell’estate del Mondiale, il Milan riproverà per la seconda volta a convincere il Flamengo a lasciare andare il giocatore facendo leva sulla sua volontà. Niente di tutto ciò avverrà e la speranza dei tifosi rossoneri di vederlo all’opera in uno scenario come San Siro svanì completamente.

Estate 1983, Zico a Udine

Nel maggio del 1983 Zico è in scadenza col club. Sbotta del tutto con un “Voglio andarmene!”. Dopo un sondaggio anche della Roma arrivò l’Udinese del duo Mazza-Dal Cin, due persone che pensano in grande come la squadra d’altronde, che poteva vantare in quel momento gente del calibro di Causio, Virdis e Massimo Mauro. Serviva la ciliegina sulla torta dopo l’altro brasiliano arrivato l’anno prima, Edinho (ottimo difensore e rigorista), grazie allo splendido lavoro di intermediazione di Lamberto Giuliodori, ristoratore friulano dai poteri magici soprattutto nei confronti dei sudamericani. Il presidente Mazza era il numero uno del colosso degli elettrodomestici Zanussi, secondo gruppo industriale d’Italia ma con i conti estremamente in rosso. Il generale a tutto tondo Dal Cin, invece, era l’uomo mercato che pensa 1 e realizza 100.

Il colpo fuori da tutto, che solo uno come lui poteva concludere, si chiamava Zico. Nessuno poteva crederci. Uno dei 3/5 calciatori più forti in quel momento a Udine. Robe da pazzi. Pazzi invece saranno quelli che non ci crederanno perchè il Flamengo si decise a mollare la presa. Prima però c’era il discorso economico. Per definire il colpaccio il club di Rio chiese più di 4 milioni di dollari e non fece sconti. I dirigenti friulani tirarono fuori l’asso dalla manica e fondarono la Grouping Limited, società nata solo ed esclusivamente per portare Zico in Italia, con ben 4 miliardi di capitale sociale e una sede a Londra.

Il sospetto della Federcalcio

Gli uffici della società furono messi solo a Lugano e Zurigo. Tutto questo per un giocatore, ma che giocatore. Mazza versò quasi 100mila dollari al giorno sul conto di un amico di Dal Cin, il quale li cambiò in nero risparmiando così il 4 per cento. Poi li avrebbe consegnati al Flamengo sotto forma di cruzeiros brasiliani dentro una valigetta letteralmente piena. Un’operazione ai limiti del nero col brivido finale perchè la Federcalcio italiana s’insospettì non ritenendo chiara la posizione della Grouping e il 2 luglio considererà nullo il trasferimento. Dal Cin esploderà dalla rabbia e i tifosi scenderanno in piazza per protesta come se fosse una battaglia. Diventerà virale il manifesto “Zico o Austria”, palese richiamo a vecchi istinti indipendentisti. Il 23 luglio il CONI ribalterà ogni verdetto permettendo all’Udinese di ufficializzare Zico.

Milan-Udinese 3-3 nel segno di Zico

Domenica 8 gennaio 1984 San Siro poté vivere sulla propria pelle il talento del brasiliano anche se con una maglia diversa da quella rossonera. Finì 3-3 in una partita pirotecnica che vide il numero 10 segnare uno splendido gol in rovesciata. Una delle reti più belle di tutta la sua carriera e destino ha voluto che lo dovesse fare in quello stadio che per anni ha provato in tutti modi a giocarci ma da padrone di casa. L’affetto dei tifosi milanisti ad accoglierlo però fu un qualcosa che andò oltre a tutto. Oltre alla fede, oltre al calcio e oltre ai vari sfottò.

Sarà lo stesso Zico a raccontare in futuro il suo dispiacere per il mancato trasferimento: “Sì, mi è dispiaciuto. Il problema è che il Milan era in un momento difficile in quel periodo, perché era andato in Serie B. A quei tempi non era come adesso, che un giocatore se ne va quando vuole. Il Flamengo disse no al trasferimento. Il mio procuratore era andato a Milano, aveva visto la casa e sistemato ogni dettaglio del contratto però la transazione poi non è stata fatta”. Zico-Milan, uno dei colpi più mancati della storia del calcio italiano.

QUI il video del gol splendido di Zico a San Siro nel 3-3

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