Il Brescia 94/95: semplicemente la peggior squadra di sempre in Serie A

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IL BRESCIA 94/95 IN SERIE A, UNA STAGIONE DISASTROSA

La Serie A degli anni ’90 è stata indubbiamente una delle più competitive e affascinanti, visti i numerosi campioni passati di lì. Chi ha vissuto quegli anni ha potuto ammirare il grande Milan di Capello, l’Inter di Ronaldo il Fenomeno, la Juventus di Lippi, la Fiorentina di Batistuta. Insomma, un calcio che veniva incantato dalle gesta di fenomeni. Detto ciò, una delle note più negative di quel decennio fu il Brescia nella stagione 94/95, che racimolò solamente 12 punti in 34 partite risultando la peggior squadra di sempre nella storia della massima categoria. Ma oltre il danno non poteva mancare la beffa, visto che da quella stagione furono introdotti i tre punti a vittoria, e inaugurarli come peggior record di sempre non fu il massimo per la squadra lombarda. Ma riavvolgiamo il nastro: andiamo a raccontare come il Brescia ha potuto fare un cammino così disastroso.

Dopo il piazzamento in terza posizione nella stagione 93/94 in B, con conseguente promozione insieme a Fiorentina, Bari e Padova, il Brescia si presentò ai nastri di partenza della nuova stagione con Mircea Lucescu in panchina. Il tecnico rumeno era stato uno degli artefici principali del ritorno in A dei lombardi in veste di direttore tecnico, perchè non in possesso del patentino di allenatore. Ufficialmente alla guida del Brescia ci fu l’ex CT dell’Under 21 Adelio Moro. Il primo colpo al cuore per i tifosi bresciani fu la cessione di Gheorghe Hagi, fantasista favoloso che divenne decisivo nell’anno di B. Non solo, ma in quel momento era uno dei migliori centrocampisti d’Europa, viste soprattutto le prestazioni nella coppa del mondo statunitense che portarono la Romania fino alle semifinali.

Ci penserà poi il Barcellona ad aprire il portafoglio sborsando ben cinque miliardi di lire e accaparrarsi il giocatore. Una cifra, di fatto, che il Brescia non poté che accettare, nonostante la consapevolezza che quei 68 gol nella stagione precedente, senza il suo fantasista, erano difficilmente ripetibili.

DANUT LUPU, IL SOSTITUTO DI HAGI

Il presidente Corioni doveva necessariamente trovare un sostituto degno di Hagi, ma la scelta apparve più che complicata. Per scegliere il profilo adatto si rimase ancora in Romania, che in quegli anni sembrava avere un rapporto quasi fraterno con il Brescia. Dal Rigamonti, oltre ad Hagi e Sabau, passarono Mateut e Raducioiu, che però non lasciarono un segno indelebile. Chiaramente Lucescu spingeva per comprare un suo connazionale e la scelta ricadde su Danut Lupu, una sorta di licantropo di un metro e novanta con una vistosa pancia che non lasciava presagire nulla di buono. Esatto, direttamente dal Rapid Bucarest arrivò quello che sarebbe dovuto essere il sostituto di Hagi. Il giocatore era un estimatore di Lucescu, visto che cercò già di seguirlo al Pisa nel 1990 senza riuscirci.

Gli altri rinforzi furono: Sergio Battistini dall’Inter, Stefano Borgonovo dall’Udinese e Marco Ballotta dal Parma. Nel precampionato arrivarono ottime prestazioni da parte delle Rondinelle, tanto da lasciare entusiasta il proprio allenatore: “Penso a giocatori con una grande cultura tattica, capaci di giocare a uomo o a zona, di gestire le gare in base a quello che danno gli avversari, gioco o agonismo, esperienza o ingenuità”. Nell’operazione Hagi era prevista anche la partecipazione al Trofeo Gamper, l’amichevole-passerella pre stagionale in cui il Barcellona si mostrava al suo pubblico del Camp Nou. Fu una partita senza storia, dominata e vinta per 4-0 dagli uomini di Cruijff. Chiaramente il livello delle due formazioni era troppo diverso ma comunque i lombardi diedero tutto nella finalina contro il PSV Eindhoven perdendo solamente 2-1 con gol di Lupu su rigore.

Quel “grassone” rumeno, stranamente, aveva dato una più che ottima impressione nella preparazione estiva, specialmente contro la Cremonese nel torneo “Città di Brescia”. “Ho gente che non ha mai visto San Siro, l’ Olimpico o il Delle Alpi. Spero che serva a crescere più in fretta. Anche per invertire l’abitudine italiana, dove i giocatori maturano a 25 anni. Mentre i miei rumeni, da Hagi a Sabau sono diventati adulti molto prima”. Insomma, Lucescu stava caricando l’ambiente ma il tempo gli sarà solamente nemico.

IL CAMPIONATO

Il debutto in campionato iniziò come meglio non poteva. Al Rigamonti arrivò la nuova Juventus targata Marcello Lippi, una delle pretendenti al titolo. I bianconeri non stavano benissimo a livello di organico, visto che i due nuovi acquisti, Paulo Sousa e Didier Deschamps, erano infortunati. Fu una partita sostanzialmente bloccata ma al vantaggio di Antonio Conte rispose Marco Schenardi, che con una rasoiata di sinistro beffò Peruzzi. Un pareggio ottenuto col cuore visto che l’espulsione di Brunetti complicò ulteriormente le cose, anche se quel pomeriggio di settembre non era giornata per Baggio, Vialli e Del Piero. Quella gara sarà solamente il preludio ad un film horror, che iniziò già la settimana successiva a Foggia, quando il Brescia perse 3-1, con Danut Lupu che provocò un calcio di rigore stendendo Kolyvanov in area.

“Il rumeno non ha mostrato grande condizione”, disse Franco Strippoli nel suo servizio su “Novantesimo Minuto”. Alla terza giornata arrivò al Rigamonti l’Inter di Ottavio Bianchi, che incappò in uno 0-0 con Bergkamp espulso nel finale per una gomitata ai danni di Mezzanotti. Nelle successive sei partite arrivarono altrettante sconfitte contro Cagliari, Milan, Genoa, Torino, Fiorentina e Padova. Addirittura, in quattro di queste occasioni le Rondinelle non riuscirono a realizzare neanche una rete, ma in compenso incominciarono a fare acqua da tutte le parti, subendo ben 13 gol. La delusione del momento arrivò anche in Coppa Italia, con l’eliminazione per mano della Reggiana, che vinse a tavolino 2-0 per un’irregolarità comica.

Lucescu, da vero furbetto, decise di usufruire della terza sostituzione (all’epoca destinata per cambiare solo i portieri) per utilizzare Gamberini (secondo portiere) come attaccante al posto di Piovanelli. La FIGC, di conseguenza, condannò l’atto con la sconfitta a tavolino.

IL RENDIMENTO IMBARAZZANTE DEL BRESCIA 94/95

Gli infortuni di Sabau e Schenardi si rivelarono pesanti per l’andamento in campionato del Brescia. Il rendimento fu alquanto imbarazzante visto che i lombardi non riuscirono quasi mai a portare via punti per la mancanza di un bomber vero. Jorge Cadete si rivelò un bidone colossale e la punta centrale la dovette fare Neri, che era un esterno puro. Per non parlare delle prestazioni di Marco Ballotta, ai limiti dell’inguardabile. La papera che fece contro il Genoa fu una delle tante di una stagione disastrosa sotto ogni punto di vista. Al Brescia stava girando tutto storto e il ritorno in Serie B pareva una certezza. Nel mercato autunnale, oltre agli arrivi di Cadete e Corini, sarebbe dovuto sbarcare in terra lombarda “O Animale” Pasquale Bruno, ma i tifosi intimarono al presidente di non acquistarlo.

Negli anni precedenti il difensore si era reso protagonista di alcuni brutti gesti contro i giocatori bresciani: dal fallaccio su Raducioiu al cazzotto a Franco Lerda a fine partita. Tutti gesti che vennero condannati dagli ultras. “Meglio andare in B con dignità piuttosto che rovinare l’immagine del club con il giocatore più squalificato d’Italia”. Questo per riassumere la figura di Pasquale Bruno in Italia. Per concludere il mercato, arrivarono Nappi e Francini. Altri due rinforzi di una rosa che era praticamente stata rifondata rispetto all’estate. A dicembre la squadra di Lucescu si trovava ultima in classifica a braccetto con la Reggina. Contro la Roma debuttò Daniele Adani, che placcò Abel Balbo in tutti i modi tenendo il risultato in piedi.

La sconfitta interna col Bari (2-1) e quella disastrosa a Parma (4-0), fece suonare l’ennesimo campanello d’allarme nel Brescia, che si trovò a 9 punti di distanza dalla salvezza. Anche i giornali incominciarono a dire di tutto e di più su quella pseudo squadra: “Formazione inguardabile, improponibile ostacolo, un caso tipico di anti-squadra”, disse il Corriere della Sera. Alla ventesima giornata il presidente Corioni cacciò Lucescu dopo la sconfitta per 1-0 contro l’Inter a San Siro. Una partita storica per il club nerazzurro, visto che fu la prima di Massimo Moratti come presidente.

L’ARRIVO DI MAIFREDI E L’EPILOGO

Al posto del rumeno arrivò Gigi Maifredi, il capro espiatorio per eccellenza della Juventus dei primi anni ’90. Una scelta scellerata di Corioni di affidare la panchina ad un allenatore che nelle esperienze precedenti con Genoa, Venezia, Bologna, oltre alla Juventus, aveva fatto solo disastri. Come poteva pensare di raddrizzare una stagione? Maifredi intanto si presentò così: “Non so se mi conviene adottare la zona con questa rosa”. Già pensava alla tattica e alle idee da trasmettere, quando serviva solamente un lavaggio del cervello ai giocatori. Pronti e via e arrivarono due sconfitte, una in rimonta contro il Cagliari per 3-2 e l’altra umiliante contro il Milan (5-0).

La parentesi di Maifredi non poteva che essere disastrosa e su sei partite arrivarono sei sconfitte. Il tecnico si arrese definitivamente al tentativo di provare a fare qualcosa e rassegnò le dimissioni. A otto giornate dal termine le Rondinelle viaggiavano a quota 12 punti e la quota salvezza era a 28. I giocatori bresciani si trovavano in un vortice talmente nero da non vedere un briciolo di luce. In panchina venne richiamato Adelio Moro per salvare il salvabile. La certezza matematica del ritorno in B arrivò poco dopo, il tempo di perdere altre tre partite contro Roma, Bari e Parma. Si susseguirono le ultime 5 gare con altrettante sconfitte per un bottino da 13 k.o consecutivi. Un clamoroso record nella storia della Serie A.

IL DEBUTTO DI PIRLO, L’UNICO FATTORE POSITIVO DEL BRESCIA

Tra le pochissime note positive ci fu solamente il debutto di un bambino di poco più di 16 anni contro la Reggiana. Si chiamava Andrea Pirlo, che ebbe a disposizione i primi 15 minuti della sua lunga e magnifica carriera. Già Lucescu lo aggregò coi grandi, ma fu Moro a farlo esordire. Per il Brescia quella stagione 1994/95 sarà ricordata esclusivamente per i numeri: con 12 punti in 34 giornate nessuno aveva mai fatto peggio. Nemmeno il Lecce del 1993/94, che ne totalizzò 11 ma le vittorie valevano due punti, con tre sarebbe arrivato a 14. Nemmeno l’Ancona del 2003/2004, che nonostante una stagione imbarazzante (contraddistinta da cambi di allenatori insensati e acquisti inspiegabili), totalizzò ben 13 punti.

Qua siamo davanti ad un record, chiaramente negativo. Difficilmente nel calcio di oggi rivedremo situazioni analoghe, anche perchè i soldi sono aumentati e le partite da giocare anche. Ma se ve lo chiedessero, è stato il Brescia la peggior squadra di sempre nella storia della Serie A.

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