Hidetoshi Nakata, l’eroe giapponese di quel Juventus-Roma 2000-01

Hidetoshi Nakata Juventus Roma

Hidetoshi Nakata è stato, forse, il più forte giocatore giapponese della storia, almeno finora. Calciatore dalle propensioni offensive, dalla grande visione di gioco e dal tocco di palla raffinato, si è fatto notare, per la prima volta in mondovisione, durante i Mondiali del 98 in Francia. Era il punto di forza della Nazionale giapponese, finita in un girone di fuoco con Argentina, Croazia e la debuttante Giamaica. Il cammino dei nipponici fu disastroso, con 3 sconfitte rimediate, seppur tutte di misura. Il contributo di Nakata fu inferiore alle attese e fu ricordato soprattutto per l’improbabile biondo platino dei suoi capelli. Il tutto, però, bastò a convincere Luciano Gaucci a portarlo a Perugia. Successivamente, Hidetoshi Nakata fu determinante nello scudetto della Roma di Capello, specialmente nella partita decisiva con la Juventus a Torino.

HIDETOSHI NAKATA E LA SERIE A 

Quel Perugia è stata una delle squadre più multietniche della nostra serie A. Assemblata con giocatori provenienti da tutto il mondo e dalle serie inferiori italiane, sorprese tutti in quegli anni. Oltre alla clamorose e ripetute salvezze, la squadra del patron Gaucci riuscì perfino a vincere una Coppa Intertoto, qualificandosi per l’Europa. La prima stagione di Hidetoshi Nakata, in Italia, fu per l’appunto la 98-99 e iniziò con un battesimo di fuoco, la gara con la Juventus. Il trequartista, seguito da tutta la stampa giapponese, mostrò immediatamente il suo valore, siglando una doppietta. Le grandi prestazioni del nipponico continuarono per tutta la stagione, chiusa con ben 10 gol, che contribuirono alla salvezza della squadra.

L’annata  seguente vide il Perugia disputare, per la prima volta, la Coppa Intertoto, venendo però eliminata al secondo turno dallo Standard Liegi. Fu il primo assaggio di coppe europee per Hide Nakata. Mentre la squadra, comunque, sembrò accrescere il proprio livello di gioco e migliorò i risultati rispetto alla precedente stagione, Nakata apparve meno decisivo. Anche per questo, Gaucci fiutò l’affare e a Gennaio non ci pensò neanche troppo prima di venderlo alla Roma. Fu una trattativa complessa, chiusa per una cifra che superava i 30 miliardi di lire più il cartellino del russo Alenichev, che a Roma non aveva mai incantato.

L’AVVENTURA A ROMA

La squadra di Fabio Capello aveva disputato un ottimo girone di andata, tenendo anche la testa della classifica per alcune partite, prima di cedere il passo. Ciò nonostante, veniva ancora accreditata come una delle pretendenti allo scudetto e, di conseguenza, ai piazzamenti Champions. Il limite di quella rosa, fino a quel momento, era stata la panchina corta. Per questo, l’arrivo di Nakata permetteva al tecnico friulano di avere un’importante arma a disposizione, in grado di giocare in più ruoli. La prima idea di Capello, fu quella di schierarlo come centrocampista centrale al fianco di Tommasi o Assuncao, in modo da non togliere il posto a uno dei tre del tridente magico Totti, Montella e Delvecchio.

L’esperimento andò avanti, con fortune alterne, per alcune partite. Tuttavia, la fase difensiva della squadra ne risentì e Capello decise di rinunciare all’assetto ultraoffensivo, considerando Nakata uno dei cambi per i tre attaccanti e riducendone lo spazio. Il giapponese chiuse la sua prima stagione in giallorosso con 15 partite e 3 gol, a cui si aggiungevano le 15 con 2 reti siglate col Perugia. Nella seconda stagione in giallorosso, Nakata vide il proprio club farla da padrone sul calciomercato. Sensi doveva rispondere alla vittoria dello scudetto della Lazio e non badò a spese.

Tra i vari acquisti, spiccarono Samuel, Emerson e Batistuta, praticamente un colpo da novanta per reparto.  Inoltre, la regola della serie A, vedeva l’impiego di soli 3 extracomunitari in campo. Per questi motivi, nella prima parte di stagione, Nakata vide poco il campo. Si accontentò soprattutto di apparizioni da titolare in Coppa Uefa, mentre in campionato fu schierato principalmente a ridosso degli impegni di qualificazione al mondiale. In questo caso, infatti, i sudamericani erano spesso assenti e liberavano, di conseguenza, i posti in campo per gli extracomunitari. Questo, almeno, fu ciò accadde a Hidetoshi Nakata prima di una partita decisiva della Roma con la Juventus!

LA NOTTE DA EROE DI HIDETOSHI NAKATA IN JUVENTUS-ROMA

Seppur chiamato poco in causa, Nakata non fece mai mancare il suo apporto. Quando veniva schierato in campo, ripagava la fiducia dell’ambiente con prestazioni importanti, condite da reti e da assist. La svolta della sua stagione, tuttavia, arrivò nel momento più importante della stagione. Il 6 Maggio, la Roma di Fabio Capello, saldamente in testa alla classifica da inizio campionato, affrontava la difficilissima trasferta di Torino contro la Juventus. Uno degli ultimi veri ostacoli per la conquista dello scudetto, visto che i bianconeri inseguivano a 6 distanze. La Roma, invece, non era reduce da un periodo brillantissimo e sembrava avere un po’ il classico “polso del tennista”, che si portò dietro fino a fine campionato, riuscendo tuttavia a trionfare.

Specialmente il proprio portiere, Francesco Antonioli, era in un periodo decisamente buio, condito da tanti errori e da valanghe di critiche. Anche la sfida di Torino, per il portiere ex Bologna, si rivelò un vero incubo. In pochi minuti di gioco, la Juventus sfruttò due suoi errori e si portò sul 2-0 con  le reti di Del Piero e Zidane. La Roma, in totale confusione, non riuscì praticamente mai a reagire, mostrandosi sterile, nervosa e sfilacciata in campo. I bianconeri andarono anche vicini alla terza marcatura e pregustavano, ormai, una rimonta in classifica, essendo virtualmente a soli 3 punti. Fabio Capello, a quel punto, decise di attingere dalla propria panchina.

Solo poche ore prima, la FIGC aveva clamorosamente cambiato il regolamento, permettendo mettere in distinta non più 3 ma 5 extracomunitari. Era il momento di Hidetoshi Nakata in quel Juventus-Roma e a lasciargli spazio fu addirittura il capitano giallorosso Francesco Totti, impalpabile e con i nervi a fior di pelle fino a quel momento. La notte magica di Nakata era appena iniziata. Prima un siluro dalla distanza a riaprire la contesa, poi un altro testo goffamente respinto da Van Der Sar per il definitivo 2-2 di Montella. Lo scudetto era sempre più vicino e nelle ultime partite il giapponese diede il suo enorme contributo.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA

Fu lui, ad esempio, a servire l’assist per Montella nella gara interna con l’Atalanta, vinta per 1-0 con grosse difficoltà. Il 17 Giugno 2001, battendo il Parma, la Roma si laureò campione d’Italia per la terza volta. Due gli aneddoti più simpatici dell’esperienza romana di Hide Nakata. Il primo fu raccontato, anni dopo, da Totti e Candela. Quest’ultimo, infatti, convinse un nutrito gruppo di compagni ad acquistare delle Harley Davidson. Nei giorni di riposo, concessi da Capello, questa “banda” si concedeva delle gite fuori porta, indossando la divisa da motociclista. Tra questi vi era anche il solitamente pacato Hide Nakata. Il secondo episodio, riguarda la festa scudetto.

Dopo aver battuto per 3-1 il Parma ed essersi laureti campioni d’Italia, i giallorossi festeggiarono incessantemente dentro gli spogliatoi. Mentre tutti saltavano, cantavano e bevevano fiumi di champagne, Nakata se ne rimase seduto in un angolo a leggere un libro. Dopo aver conquistato lo scudetto, Nakata fu ceduto per questioni di plusvalenze. Finì in un grosso giro di scambi col Parma , venendo valutato addirittura 60 miliardi. In Emilia disputò tre campionati tra alti e bassi, risultando decisivo in alcune gare ma mancando della continuità vista, ad esempio, a Perugia. Dopo aver disputato 6 mesi a Bologna con Carletto Mazzone in panchina, giocò una stagione con la Fiorentina, trovandosi poco a proprio agio con gli schemi viola.

Fu, infatti, schierato spesso da esterno, vedendo limitate le proprie qualità. Nel 2005-2006 giocò una stagione in Premier, con la maglia del Bolton, poi, a soli 29 anni arrivò la clamorosa decisione. Ormai privo di stimoli, Hidetoshi Nakata decise di appendere le scarpe al chiodo. Il suo sogno era di viaggiare per il mondo e scoprire nuove culture. Un ideale di vita troppo distante da quella del mondo del calcio, del quale si disinnamorò presto. Diede l’addio ufficiale al calcio due anni dopo a Yokohama, giocando in una selezione di calciatori giapponesi e sfidando una All Star guidata, niente poco di meno, che da Josè Mourinho. Fu l’ultimo atto del nipponico nel mondo del calcio. Un ambiente dove Hidetoshi Nakata verrà ricordato, soprattutto, per quello storico gol a Van Der Sar contro la Juventus e che lo ha portato nel cuore di tutti i tifosi della Roma.

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