Eugenio Fascetti e l’ultima volta del vero libero “staccato” nella nostra Serie A

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Il Como, nella stagione 2002-2003, ebbe un andamento piuttosto negativo in Serie A ma si fece notare per essere stata l’ultima squadra a schierare un vero e proprio battitore libero alle spalle dei marcatori.

LA FIGURA DEL LIBERO CLASSICO NEL CALCIO

Il battitore libero. Uno dei ruoli più nostalgici nella storia del calcio, ricoperto da interpreti di livello assoluto. Basti pensare, ad esempio, a Franz Beckenbauer, uno dei migliori calciatori di sempre. Rimanendo in Italia, è impossibile non associare la figura del libero a difensori fantastici come il compianto Gaetano Scirea o il leader del Milan Franco Baresi. Poi, nel corso degli anni, l’interpretazione difensiva delle squadre è mutata sempre più. E, di conseguenza, è cambiato notevolmente anche il modo di ricoprire il ruolo. In realtà, il libero non è mai del tutto scomparso ma ha radicalmente mutato i suoi compiti. Considerando il contesto sempre più legato al gioco a zona, è spesso colui che dà copertura al compagno uscito in marcatura sull’avversario di riferimento.

In una difesa a 4, il compito viene spesso suddiviso tra i due centrali in base alla posizione del pallone. Quando si difende a 3, invece, l’incombenza capita più frequentemente al centrale, rendendo anche più “visibile” il concetto. In passato, invece, il libero era colui che, fin dalle prime battute, si posizionava alle spalle della difesa. Mentre i suoi compagni avevano dei compiti di marcatura a uomo prestabiliti, lui si occupava di andare a chiudere eventuali falle. Quest’ultime si venivano a creare, solitamente, in situazioni di errore individuale nella marcatura stessa o come conseguenza di un inserimento da dietro. Così, il libero, con la sua capacità di lettura, la sua personalità e il suo tempismo, andava in chiusura.

Talvolta, specialmente nel caso del libero “tedesco”, il calciatore aveva anche compiti importanti in impostazione. Nel calcio teutonico, infatti, era frequente vedere ex centrocampisti, anche offensivi, che nel finale di carriera venivano arretrati alle spalle della difesa. In quella posizione, oltre a far valere l’esperienza e la leadership, si rendevano poi utili nell’accompagnare l’azione, fungendo da veri e proprio registi arretrati. Ne è un classico esempio Lothar Matthaus ma anche Matthias Sammer, due ex Palloni d’Oro. Rimanendo, però, in Italia, quando è stata l’ultima volta che abbiamo visto un classico libero in Serie A?

L’ULTIMA VOLTA DEL LIBERO IN SERIE A

Stagione 2002-2003. Ai nastri di partenza, tra le neopromosse, c’è una sorpresa rappresentata dal Como. Guidata dal presidente Preziosi, la società lombarda ha vinto due campionati consecutivi, passando dalla C1 alla A. Convinto che determinanti protagonisti della grande scalata non siano adeguati al massimo torneo italiano, Enrico Preziosi attua una vera e propria rivoluzione. Riempie la squadra di elementi a fine carriera, dal nome altisonante ma che si riveleranno poco utili nel contesto di squadra.  In rosa, infatti, figurano calciatori come Fabrizio Ferron, Padalino, Brevi, Juarez, Tarantino. E ancora Lulù Oliveira, Benito Carbone, Daniel Fonseca, Pecchia, Cauet e tanti altri.

Il riconfermato mister della promozione, Loris Dominissini, si ritrova subito alle prese con difficoltà tangibili nel metter insieme così tanti elementi nuovi e per lo più con poca benzina ed entusiasmo in corpo. I risultati sono disastrosi e, dopo 11 giornate, il Como ha racimolato soltanto la miseria di 4 pareggi, di cui uno di spicco contro la Juventus. L’esonero, soprattutto associato a un presidente notoriamente poco paziente come Preziosi, è inevitabile. In sostituzione di Dominissini, viene scelta una vecchia volpe delle panchina italiane: Eugenio Fascetti. Un annuncio che, di primo impatto, lascia subito perplessi. Fascetti è un tecnico di grandissima esperienza.

Da molti riconosciuto come “poco simpatico”, si è però guadagnato il rispetto di quasi tutte le piazze in cui ha lavorato. In carriera, ha ottenuto grandi risultati, spesso alla guida di club con poche ambizioni. Le ultime grandi cose le ha fatte sulla panchina del Bari, fino all’amara retrocessione al termine della stagione 2000-2001 per una squadra che era ormai a fine ciclo. E forse, assieme ad alcuni calciatori, anche le idee di calcio dello stesso tecnico. Difficoltà di adeguarsi al nuovo che, ad esempio, saranno ben visibili nelle successive due esperienze di Fascetti, negative, sulle panchina di Vicenza e Fiorentina.  Giunto a Como, l’ex tecnico della Lazio decide subito di affidarsi al sistema di gioco a cui è più legato: quel 1-3-4-2 che prevede la figura del libero staccato, e sarà anche l’ultima volta che lo vedremo in Serie A.

UN CAMMINO TRA MILLE DIFFICOLTA’

Come prima cosa, Eugenio Fascetti ha il compito di individuare chi, tra i calciatori a disposizione, possa ricoprire il ruolo del libero. Per caratteristiche, quelli più adatti e abituati alla posizione, sembrano essere Pasquale Padalino e Oscar Brevi. Tuttavia, per via anche dei problemi fisici di quest’ultimi, Fascetti dovrà quasi sempre improvvisare le scelte. Nella sua prima sulla panchina comasca, il ruolo del battitore libero viene affidato all’esperto Cristian Stellini. Il difensore, però, è prettamente un marcatore e cerca di ricoprire il compito al meglio delle sue possibilità.

Gli riescono discrete partita, come quella interna col Modena, ma anche delle gare totalmente toppate come le sconfitte interne contro Udinese e Milan. Successivamente, fallito l’esperimento Stellini, viene provata un’altra soluzione d’emergenza. Stavolta, alle spalle dei tre marcatori, c’è il terzino Massimo Tarantino. Neanche qui le cose migliorano. La squadra prosegue nel suo trend negativo, alterando svariati elementi nella posizione di libero. Le uniche gioie arrivano in una gara interna contro la Roma di Capello, al suo peggior anno sulla panchina giallorossa: vittoria clamorosa per 2-0.

Il 2 marzo, invece, in occasione della trasferta di Piacenza, Fascetti ritrova finalmente Padalino, il libero ideale per il suo gioco. Non sappiamo se sia stato un caso, ma la squadra vince per 1-0, giocando una gara difensiva quasi perfetta. Tuttavia, anche con Padalino, non si riuscirà mai a trovare la giusta continuità. Anzi, nelle gare seguenti, inizierà a diventare sempre più evidente il fatto che il libero sia ormai un concetto superato. Il difensore comasco, in più di un’occasione si trova preso di infilata e sbaglia la scelta. Nelle giornate seguenti, il Como continua ad alternare sconfitte a gare più dignitose.

Spicca la goleada inflitta al Bologna ma anche diversi stop che avvicinano la squadra alla retrocessione. Padalino, dopo 6 partite, si infortuna nuovamente e il ruolo di libero, per l’ultima volta in serie A, è nuovamente affidato a Stellini. La retrocessione matematica giunge alla terzultima giornata, dopo aver perso 4-2 in casa col Chievo. La discesa del Como, rapida come fu  la promozione stessa, continuerà anche l’anno seguente. Ancora con Fascetti in panchina, i comaschi arriveranno ultimi in B e torneranno in C1. Del libero staccato, invece, non si vedrà più traccia nella nostra Serie A, almeno fino ad ora…

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