Dai petardi sotto casa all’esonero, la strana avventura di De Sisti all’Ascoli

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Giancarlo De Sisti, uno degli allenatori più apprezzati della Serie A negli anni Ottanta

Negli anni primi Ottanta , Giancarlo De Sisti,  ex giocatore di Roma e Fiorentina, sembrava poter diventare uno degli allenatori più richiesti della nostra Serie A. Aveva esordito nel 1981 sulla panchina proprio della Fiorentina, squadra con la quale aveva conquistato uno scudetto da calciatore. Il club viola decise di affidarsi a lui per tirare fuori la squadra dalle sabbie mobili della retrocessione e il giovane tecnico romano riuscì a portarla al quinto posto. L’anno dopo invece sfiorò addirittura lo scudetto all’ultima giornata. Tuttavia, la sua avventura a Firenze (e successivamente anche la sua carriera) subirono un brusco stop nel 1984, quando l’allenatore ebbe un malore. Malore causato probabilmente da un granuloma dentale per il quale dovette essere operato.

L’esonero dalla Fiorentina e l’inizio del declino

Il male che aveva sofferto lo costringeva a stare a riposo per sei mesi, ma su insistenza del presidente viola Ranieri Pontello, De Sisti tornò sulla panchina 45 giorni dopo l’intervento. Successivamente però la società gli propose di affiancargli Ferruccio Valcareggi, ragione per la quale l’allenatore si dimise. Dopo la Fiorentina, nel 1986 iniziò una nuova avventura con l’Udinese: salvezza il primo anno, retrocessione inevitabile il secondo anche a causa di una penalizzazione relativa al calcioscommesse di quell’anno. Dopo Udine, la carriera di Giancarlo De Sisti sembrava in declino. Nel 1988 entrò però nei ranghi federali, allenando prima la Nazionale Juniores e poi quella militare, con la quale vinse i Mondiali. Dopo i Mondiali veri di Italia ’90 si era sparsa addirittura la voce che avrebbe potuto sostituire Azeglio Vicini, ma stranamente “picchio” ricevette il benservito dalla FIGC.

La strana esperienza con l’Ascoli tra una bomba sotto casa e un clamoroso esonero

Nel 1991 a farlo tornare in pista fu Costantino Rossi, vulcanico presidente dell’Ascoli che all’epoca militava in Serie A. La formazione marchigiana puntava a replicare i fasti del decennio precedente, come dimostravano i colpi stranieri dell’attaccante tedesco Bierhoff e il terzino belga Vervoort. Il problema fu che questi due calciatori furono la ciliegina di una torta che non c’era. L’Ascoli arrancava e Picchio (l’allenatore) chiedeva rinforzi invano. La situazione divenne sempre più incandescente. I tifosi puntarono pesantemente il dito contro De Sisti. Il culmine della tensione arrivò quando al tecnico fu recapitata una bomba petardo sotto casa. Un episodio che egli stesso denunciò pubblicamente. Un episodio che non fece però altro che salire la tensione. L’Ascoli continuava a perdere e il 19 gennaio si arrivò al punto di non ritorno. Dopo la sconfitta contro il Torino, la società decise di esonerare De Sisti e lo fece con un comunicato alquanto surreale. Il motivo dell’esonero era per il fatto “di aver dato eccessivo risalto all’ episodio del lancio di due petardi contro la sua casa… facendo perdere concentrazione alla squadra“. Una motivazione che lasciò amaramente sorpreso l’allenatore. Fu così che si concluse la strana avventura ascolana di “picchio”.

Fu anche l’ultima esperienza dell’allenatore romano che da quel momento non ebbe più occasione di fatto per sedere su una panchina.

FOTO: Il mondo delle figurine Facebook.

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