21 marzo 2004: il Derby della Capitale diventato derby della vergogna

Lazio-Roma del 2004. Il Derby della Capitale che divenne derby della vergogna.

Derby della Capitale 2004

Il Derby della Capitale: una delle partite più sentite del nostro calcio tra sfottò e momenti vergognosi

Il Derby della Capitale tra Roma Lazio è sicuramente una delle sfide più affascinanti e sentite della Serie A. Una rivalità molto profonda divide le due squadre romane da ormai quasi un secolo. Una rivalità segnata da tanti momenti epici, partite spettacolari ma anche tanti momenti vergognosi che hanno visto protagoniste le due tifoserie. Uno di questi avvenne 18 anni fa e fu uno degli episodi più controversi nella storia della nostro campionato.

21 marzo 2004: Lazio-Roma, il derby numero 154 durato appena 48 minuti

Il 21 marzo 2004 andava in scena il Derby della Capitale numero 154 tra la Lazio di Roberto Mancini  e la Roma di Fabio Capello. Un derby d’alta classifica, molto sentito sia dentro che fuori dal campo. L’atmosfera era decisamente tesa già a poche ore dal fischio di inizio, ore caratterizzate da scontri tra le due tifoserie e le forze dell’ordine con le solite scene di guerriglia urbana, botte e lacrimogeni. Dentro lo stadio Olimpico la situazione era altrettanto incandescente ma nessuno si aspettava un epilogo assurdo come quello che poi ci fu effettivamente. Il match iniziò e il primo tempo si segnalò per due pali a testa colpiti dalle due squadre: Totti per i giallorossi, Fiore per i bianco-celesti. Che l’atmosfera era comunque molto tesa lo si capì dal fatto che l’arbitro Rosetti fischiò la fine della prima frazione con due secondi di anticipo. Forse però non immaginava quello che sarebbe accaduto all’inizio del secondo tempo.

Quando il Derby della Capitale fu sospeso per la presunta morte di un bambino

Al ritorno dagli spogliatoi, le due squadre trovarono le due curve senza striscioni e bandiere, mentre ad un certo punto entrambe le tifoserie iniziarono ad urlare il coro “assassini, assassini”. Il secondo tempo dura appena tre minuti perché nel frattempo nello stadio era circolata la voce della presunta morte di un bambino investito da una camionetta della polizia. Una pioggia di petardi e razzi sul campo costrinse il direttore di gara a sospendere il match. Quello che seguì fu uno dei momenti più surreali della storia recente del nostro campionato. Iniziò un lungo conciliabolo tra i protagonisti in campo. Poi, inspiegabilmente, alcuni ultras romanisti riuscirono ad entrare in campo, parlando con Totti Cassano chiedendo di sospendere definitivamente la gara. Tra quei “tifosi” c’era anche un certo Daniele De Santis che dieci anni dopo sarà coinvolto nell’omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito, prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. La notizia fu subito smentita dalle autorità, ma non bastò a placare gli animi dei tifosi (o presunti tali). I giocatori erano tutti preoccupati soprattutto per la reazione degli ultras. Poi qualcuno diede un telefonino all’arbitro Rossetti che iniziò a parlare coprendosi le labbra. Più tardi si scoprì che dall’altro capo del telefono c’era Adriano Galliani, allora presidente della Lega Calcio, che diede ordine di sospendere la gara. Cosa che avvenne dopo ventotto minuti, quando Rossetti fischiò la fine anticipata del match.

Un derby della vergogna e delle polemiche

La decisione della Lega Calcio e del direttore di gara, spalleggiata dai giocatori di entrambe le squadre, evidentemente spaventati, causò inevitabilmente un mare di polemiche. Anche perché si appurò poi che la notizia della presunta morte di un bambino era totalmente infondata. Senza poi contare l’inferno di incidenti tra ultras e polizia che proseguì anche dopo la partita. Partita che, per la cronaca, fu recuperata esattamente un mese dopo terminando con un salomonico 1-1 con i gol di Corradi al 40′ del primo tempo e pareggio giallorosso di Totti  su rigore al 16′ del secondo tempo. Cronaca di un Derby della Capitale passato alla storia come derby della vergogna.

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