19 maggio 1991: l’irripetibile prima volta della Sampdoria tricolore

Sampdoria 1991

19 maggio 1991: la Sampdoria tricolore sovverte l’ordine costituito del calcio italiano

19 maggio 1991: una domenica indimenticabile e irripetibile per i tifosi della Sampdoria e anche per il calcio italiano. Battendo con un netto 3-0 il Lecce già retrocesso, i blu-cerchiati si aggiudicarono il loro primo e unico scudetto, mettendo il punto esclamativo ad un sogno che si era avverato due settimane prima nella decisiva vittoria nello scontro diretto contro l’Inter. I gol di Cerezo, Mannini Vialli in quella domenica 19 maggio di trent’anni fa scatenò la goduria dei tifosi sampdoriani. Tra questi anche Paolo Villaggio che, in tribuna davanti alle telecamere Rai:«Non credo in Dio ma adesso credo nella Samp!”. 

La Sampdoria e la sua rivoluzione silenziosa nel calcio italiano

Il capolavoro dello scudetto della Sampdoria nacque qualche anno prima grazie alla lungimiranza del presidente Paolo Mantovani. Artefici in panchina il mitico Vujadin Boskov, chiamato sulla panchina blu-cerchiata nel 1986 e creatore di un’orchestra perfetta che in pochi anni si impose in Italia e in Europa. Negli anni di Sacchi e della zona, Boskov ostentò il calcio dogmatico della marcatura a uomo perché “brocco è brocco anche se gioca a zona”, come sosteneva in una delle sue taglienti massime. Così la Samp prese a picconate lo status quo del calcio nostrano dell’epoca rappresentato dal Milan degli olandesi, dalla solita Juventus (che però visse una stagione deludente) e dall’Inter del Trap. E fu lo Scudetto della maglia più bella del mondo, dell’allenatore più simpatico del mondo, ma forse soprattutto dei gemelli del gol Vialli Mancini. Luca & Bobby furono i veri protagonisti di quell’impresa: il primo a suon di gol conquistando anche il titolo di capocannoniere, il secondo dipingendo calcio. Entrambi venivano dalla grande delusione di Italia ’90. Si riscattarono diventando le architravi di un formidabile gruppo che conquistò l’Italia.

L’apice di un entusiasmante ciclo

Con la conquista di quello Scudetto la Sampdoria raggiunse l’apice di un meraviglioso ciclo. Un ciclo che sarebbe terminato soltanto l’anno successivo con la sassata di Koeman nella finale di Coppa Campioni a Wembley contro il Barcellona. Quella sconfitta sancì la fine della favola ma dimostrò al mondo il valore non solo calcistico della Samp. Un valore al quale il presidente Mantovani teneva più di ogni altra cosa. Non a caso sotto la sua presidenza la tifoseria blu-cerchiata divenne un modello per la sua estrema civiltà in tutta Europa. I comportamenti dentro e fuori dal campo erano la prima cosa. Come seppe bene Boskov multato per aver paragonato il genoano Perdomo al suo cane. Come dimostrano anche i continui attestati di stima che la società riceveva in quel periodo anche da poliziotti per il comportamento estremamente educato dei suoi tifosi, soprattutto nelle trasferte europee. Fu così che la Samp divenne la squadra più apprezzata in Italia, scardinando silenziosamente l’ordine precostituito del pallone nostrano. Una favola che difficilmente si potrà ripetere in un calcio rumoroso, fatto di business e stupide galline che si azzuffano per niente.

FOTO: Old Football  Photos Twitter.

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