Sven Goran Eriksson e la “bolla di sapone” sulla panchina delle Filippine

Sven Goran Eriksson Filippine

L’ex tecnico di Lazio, Sampdoria, Roma e Fiorentina, lo svedese Sven Goran Eriksson è rimasto solo 3 mesi sulla panchina delle Filippine. E’ stata la sua ultima esperienza da allenatore ad ormai 70 anni e si è conclusa nel peggiore dei modi. Arrivato nell’indifferenza totale, ha guidato la squadra fino alla fallimentare Coppa d’Asia 2019.

SVEN GORAN ERIKSSON, UNA LUNGA CARRIERA CONCLUSA NELLE FILIPPINE

Una lunghissima carriera da allenatore, iniziata a metà degli anni ’70 e arricchita da tanti trofei. Nei primi tempi, Sven Goran Eriksson veniva considerato un tecnico della nuova leva, un innovatore, un integralista. Predicava un calcio diverso, fatto di pressing, zona e velocità. Sembrava non conoscere compromessi e questa caratteristica lo portava, di tanto in tanto, anche a scontrarsi con calciatori e società in cui lavorava. Dopo i primi trionfi, tra Goteborg e Benfica, approdò in Italia per guidare la Roma. Un’esperienza agrodolce, con uno scudetto solo sfiorato (e clamorosamente perso) e una Coppa Italia. Ben meno fortunata l’avventura alla Fiorentina, prima del ritorno al Benfica. La seconda vita italiana ha visto un Eriksson totalmente differente.

Sempre meno integralista e ben più “italianizzato” nella mentalità. Caratteristiche che, paradossalmente, l’hanno portato ai maggiori successi. Dopo la bella parentesi alla Samp, ha fatto incetta di trofei con l’ambiziosa Lazio di Cragnotti. Pur consci dei meriti dello svedese, però, i tifosi biancocelesti hanno talvolta sollevato dubbi sul poco coraggio della squadra in Coppa Campioni. Un totale cambio di filosofia quello dell’allenatore che, purtroppo per lui, gli è risultata letale nel proseguo della carriera. Malissimo come CT di Inghilterra, Costa D’Avorio e Messico; insignificanti le parentesi sui vari club inglesi e asiatici. Proprio in questo continente, Sven Goran Eriksson ha vissuto gli ultimi anni da allenatore, chiudendo sulla panchina della nazionale delle Filippine nel 2018-2019.

UN ARRIVO NELL’INDIFFERENZA PIU’ TOTALE

Reduce dall’ennesima avventura negativa della seconda parte della carriera, sulla panchina dei cinesi dello Shenzen, lo svedese si ritrovò libero da ogni impegno nel 2017. Dopo quasi un anno di inattività, in molti erano pronti a scommettere sul suo ritiro per ricoprire, probabilmente, qualche carica dirigenziale. E invece, a gran sorpresa, il 27 ottobre 2018 le Filippine annunciavano di aver ingaggiato come CT il blasonato Sven Goran Eriksson. L’ormai 70enne tecnico scandinavo arrivò a Manila nell’indifferenza più totale. Praticamente nessun giornalista, totale assenza di tifosi, un disinteresse quasi offensivo. I filippini, semplicemente, non lo conoscevano. In un Paese dove il calcio non è di certo popolare, tutti si erano basati sui risultati poco edificanti degli ultimi anni, non riconoscendolo di certo come un pluridecorato allenatore europeo.

Per tutta risposta, Eriksson si disse felice di non avvertire pressioni e di poter lavorare tranquillo. Un’avventura di certo non semplice la sua, chiamato a far crescere un movimento con poca tradizione e ancor meno qualità. Ma, forte anche del ricco ingaggio percepito, lo svedese era sicuramente convinto di poter costruire qualcosa di quantomeno discreto. Non andò esattamente così. Dopo neanche 20 giorni dall’annuncio del suo ingaggio, esordì sfidando Singapore e vincendo 1-0. Bissò il successo 4 giorni dopo, andando ad espugnare il campo del Timor Est con un sofferto 3-2. Due vittorie in altrettante sfide parvero un buon biglietto da visita, con i suoi schierati secondo il canonico 4-4-2 che aveva accompagnato gran parte della sua carriera. Furono, però, le sue uniche gioie sulla panchina delle Filippine, perchè da lì in poi la squadra entrò in un vortice nero.

IL PESSIMO AVVICINAMENTO ALLA COPPA D’ASIA

Sempre nel mese di novembre, dopo le due vittorie all’esordio, le Filippine affrontarono altre due gare contro Thailandia e Indonesia, valide per un trofeo tra Nazionali del sud-est asiatico. Lo svedese insistette sul suo caro 4-4-2 ma la squadra, pur difendendo discretamente, si mostrò piuttosto inconcludente in avanti. Giunsero due scialbi pareggi che indussero l’ex allenatore della Lazio a cambiare sistema di gioco. Così come avvenne nell’anno dello scudetto biancoceleste, si schierò con un più coperto 4-5-1, cercando di sfruttare gli inserimenti da dietro. L’esperimento fallì presto, con la brutta sconfitta contro il Vietnam, che mise a nudo i limiti di una rosa piuttosto modesta.

A nulla servì l’idea di naturalizzare alcuni calciatori stranieri. Pur schierando elementi “europei” come gli spagnoli Silva, de Murga e Patino, i britannici Woodland, Ramsay e Reed, una foltissima schiera di tedeschi e perfino statunitensi e danesi, la qualità generale non migliorò di molto. Nell’ultima sfida prima della Coppa d’Asia, Sven Goran Eriksson cambiò nuovamente volto alle sue Filippine. Nel tentativo di preparare la squadra all’importante competizione (prima partecipazione di sempre) pensò ad un modulo tattico più difensivo. Nuovamente dinanzi al Vietnam, incassò un’altra sconfitta giocando con un abbottonato 5-4-1, con cui poi si presentò anche al torneo continentale, disputato negli Emirati Arabi.

IL FLOP CONTINENTALE DELLE FILIPPINE E L’ADDIO DI SVEN GORAN ERIKSSON

Le Filippine erano inserite in un girone complicato. Data per scontata la supremazia della Corea del Sud, bisognava giocarsela con la più forte Cina e con l’abbordabile Kirghizistan per evitare l’eliminazione. Il 7 gennaio, contro i coreani, Eriksson inscenò un catenaccio leggendario, da far impallidire perfino Nereo Rocco. Le barricate furono utili ad uscire con un punteggio dignitoso, un 1-0 per la Corea del Sud firmato Hwang Ui-jo a metà ripresa. La partita seguente, contro la Cina era già decisiva e fu un flop clamoroso. Un pesantissimo 3-0 che fece capire come il progetto con lo svedese fosse naufragato ancor prima di iniziare. Nella terza partita giunse ancora una sconfitta, un 3-1 contro il modesto Kirghizistan.

Il primo e unico gol delle Filippine di Sven Goran Eriksson nella competizione fu realizzato dal “tedesco” Schrock, capitano della squadra, peraltro nel finale di gara e a giochi ormai fatti. Subito dopo l’ultima partita, la federazione, delusa per il cammino molto negativo della squadra, comunicò l’esonero dello svedese. Una parentesi di soli 3 mesi e assolutamente negativa. A difesa dell’allenatore scandinavo, bisogna comunque dire che l’impresa era titanica. Non sarebbe bastato di certo il suo importante curriculum per trasformare una rosa modesta. Al suo posto, fu nominato Scott Cooper, ex allenatore della Leicester City Academy e già CT delle Filippine prima di Eriksson. Per l’ex tecnico di Samp e Lazio, invece, ci furono alcuni rumors di mercato che lo volevano nel campionato australiano ma lo svedese, ad ormai 71 anni, decise saggiamente di farsi da parte…

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