Quando il tecnico italiano Ettore Trevisan portò Haiti al Mondiale ’74!

Haiti Ettore Trevisan

L’allenatore triestino Ettore Trevisan riuscì a guidare la nazionale di Haiti al Mondiale del 1974. Tuttavia, il CT non partecipò alla trasferta tedesca in quanto fu licenziato appena prima della partenza per una lite con i vertici federali!

LO STRANO BINOMIO TRA ETTORE TREVISAN E HAITI

Ettore Trevisan era un autentico precursore tra gli allenatori italiani. Uno dei primi a trovare una propria dimensione all’estero. Fu la Grecia, per la precisione, ad accoglierlo. In terra ellenica, il tecnico triestino rimase per 5 stagioni, guidando anche una grande del calcio locale come l’Olympiakos. Proprio sulla panchina del club di Pireo, vinse anche una Coppa di Grecia. Successivamente, tentò l’avventura in Francia alla guida del Bastia ma le cose andarono decisamente meno bene. Problemi di adattamento e di apprendimento della lingua, lo portarono all’addio precoce dopo pochi mesi. E Trevisan, con estrema umiltà, tornò a fare quello a cui era abituato: tanto calcio di provincia.

Pordenone, Mestrina, Potenza, Noto, Torres e Savoia. Un po’ ovunque nella Penisola italiana tra esperienze positive e altre da dimenticare. Poi, nel 1973, una chiamata alquanto particolare e inaspettata. E’ la Federazione di Haiti, che ha scelto proprio Ettore Trevisan come commissario tecnico. Lui accetta, all’estero è abituato e sa che si tratta di una grande opportunità. A volerlo è stato direttamente il regime, scelto dal dittatore “Baby Doc” Duvalier in persona. Al suo arrivo, Trevisan trova subito feeling con il suo nuovo Paese. E’ “primitivo” ma affascinante. Gli viene dato pieno potere da un punto di vista sportivo ma con una promessa indiscutibile: l’italiano non dovrà mai impicciarsi degli affari extra calcistici di Haiti.

LA STORICA QUALIFICAZIONE A GERMANIA ’74

Ettore Trevisan è un precursore anche nelle idee. Applica la zona e vuole un calcio coraggioso, propositivo. Trova pane per i suoi denti perché la rosa di Haiti è forse la migliore di sempre nella sua non eccezionale storia calcistica. C’è tanta fisicità ma anche doti tecniche e capacità di apprendere. Il tecnico triestino plasma la squadra a sua immagine e somiglianza. Riesce a ottenere la possibilità di fare frequenti stage, così da allenare la rosa per molto più di tempo rispetto a quanto gli avrebbe concesso il calendario internazionale.

E i risultati arrivano subito. Haiti, sotto la guida di Ettore Trevisan, va a vincere il Campionato Concacaf 1973. Lo fa davanti ad altre 5 squadre: Messico, Guatemala, Honduras, Trinidad & Tobago e Antille Olandesi.  Il suo Haiti ottiene ben 4 vittorie e una sola sconfitta, peraltro ininfluente essendo giunta all’ultima gara con il Messico. Curiosamente, è la prima edizione del Campionato Concacaf a valere la qualificazione al Mondiale successivo, quello del 74. E’ un risultato incredibile, perché per la nazionale caraibica è la prima volta in assoluto ad una coppa del mondo. Uno scherzo del destino pone poi Haiti, durante i sorteggi, nello stesso girone dell’Italia.

Peccato che quella sfida, Trevisan, non la giocherà mai. A poche settimana di distanza dalla spedizione tedesca, il triestino viene improvvisamente esonerato. Colpa dei rapporti ormai logori con Duvalier. Il dittatore lo aveva avvisato di non mettersi di mezzo in cose che non gli competevano. Ma Trevisan, genuino e senza peli sulla lingua, aveva da poco rilasciato un’intervista abbastanza dura sullo stile di vita di Haiti. Aveva parlato di un popolo che muore di fame e divorato dalle credenze sui riti Voodoo. Troppo per non rischiare di sfidare l’ira di “Baby Doc”.

IL RITORNO IN ITALIA

Successivamente, dopo aver digerito l’esonero e anche l’umiliazione di non essere stato neanche menzionato tra i protagonisti della storica qualificazione, Ettore Trevisan è pronto a salutare Haiti e a far rientro in Italia. Ma poco prima della partenza, Duvalier gli fa una strana proposta: vuole affidargli la panchina del Violette, club locale vicino al regime. In questa squadra, curiosamente, milita anche il figlio del dittatore. Ma Trevisan capta che c’è qualcosa di strano nell’aria. Sa di avere il telefono sotto controllo e delle persone che lo seguono costantemente. Si consulta con la moglie Ada e decide di rifiutare e tornare prontamente in Italia. Al ritorno, spende alcune parole sulla sua esperienza:

Erano tutti neri, a parte Philippe Vorbe, una nazionale con grandissime doti fisiche e tecniche. Me la diedero in mano, avevo carta bianca, solo che dopo la qualificazione dissero di volere gestire loro la situazione. Dovevo stare zitto; prima di iniziare quell’avventura, l’ambasciatore italiano mi avvisò di non impicciarmi mai delle vicende interne del Paese. Duvalier avrebbe fatto presto a chiudermi la bocca. Provai a dare un ordine tattico, prima del mio arrivo sconosciuto. Non era facile,soprattutto quando si ci allenava alle sei del mattino ed alcuni dei miei giocatori arrivavano al campo senza energie, dopo notti brave di prodezze sessuali. Giocavamo così bene al pallone. Avevano un grande fisico: il portiere Francilon era alto un metro e novanta ma riusciva a fare il salto mortale, avanti e indietro, da fermo!”

Rientrato in patria, Trevisan torna sulla panchina del Pordenone nel campionato 74-75, poi un’esperienza al Senigallia e una più lunga al Marsala prima di ritirarsi. Purtroppo, nel novembre del 2020, è venuto a mancare all’età di 89 anni nella sua Trieste. “Insegna agli angeli a giocare a calcio” è stato il pensiero dei figli. Peccato, in una carriera ricca di avventura, che Trevisan non abbia potuto guidare quella sua creatura, Haiti, al Mondiale del 74. Qui, i caraibici persero tutti e 3 gli incontri,  di cui uno, quello con la Polonia, anche malamente (0-7). Contro l’Italia la gara finì 3-1, con gli haitiani che passarono clamorosamente in vantaggio con Sason prima della rimonta Azzurra. Ecco il video con la sintesi della gara:

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