Quando i tifosi della Jugoslavia tifarono contro la loro nazionale

Quando la Jugoslavia fu contestata dai suoi tifosi in una amichevole nel suo stadio.

Il calcio come forma di protesta contro i regimi totalitari: la polveriera Jugoslavia alla vigilia di Italia ’90

Nel 1990 la Jugoslavia si apprestava a disputare un Mondiale che la vedeva tra le favorite ma in un contesto politico e sociale letteralmente stravolto in tutta l’Europa. La caduta del muro di Berlino pochi mesi prima aveva modificato la geografia politica e calcistica del Vecchio Continente e stava mettendo in discussione l’esistenza stessa della Repubblica Federale Jugoslava e della sua rappresentativa calcistica. Un assaggio di quello che sarebbe poi accaduto lo si intravide in una banale amichevole disputata dai plavi a pochi giorni dall’inizio di Italia ’90.

Il test match contro l’Olanda alla vigilia dei Mondiali

Il 3 giugno 1990 la nazionale jugoslava scese in campo a Zagabria per sfidare l’Olanda di Van Basten in una amichevole che doveva essere un’occasione per salutare i propri tifosi prima della partenza per la vicina Italia dove era in programma la rassegna iridata. Un’occasione di festa e di calcio, insomma, prima di tuffarsi in un Mondiale con una squadra pronta a recitare un ruolo da protagonista in campo. In Jugoslavia, però, l’atmosfera era tutt’altro che festante. I primi mesi di quel 1990 stavano iniziando a trasformare i Balcani da uno stato d’animo ad uno stato d’assedio. Lo spirito indipendentista delle sei repubbliche federali si era risvegliato e il clima era diventato infuocato dalla fiamma di un ardente nazionalismo. A finire nel mirino anche la nazionale di calcio, evidentemente considerata simbolo di un regime che continuava ad opprimere il suo popolo anche a dieci anni dalla morte del suo padre padrone, il maresciallo Tito, scomparso dieci anni prima. I tifosi allo stadio quel 3 giugno misero subito le cose in chiaro.

Quando la Jugoslavia venne fischiata nel suo stadio dai suoi tifosi

I trenta mila presenti allo stadio Maksimir, infatti, riservarono un’accoglienza tutt’altro che calorosa nei confronti dei loro beniamini. Gran parte dei tifosi jugoslavi era infatti di origine croata e già al momento degli inni nazionali si notò che non sarebbe stata una partita come le altre. Al momento dell’inno jugoslavo si levò dagli spalti un’ondata di fischi.  E non era finita perché durante il match i fischi, conditi anche da insulti, si abbatterono anche sulla squadra e sul commissario tecnico Ivica Osim. La sconfitta della squadra di casa 0-2 con le reti di Rijkaard Van Basten passò quasi in secondo piano. Con questo clima il Brasile d’Europa si preparava ad affrontare la spedizione in terra italica alla conquista della Coppa del Mondo. L’amara conclusione dei Mondiali italiani con il rigore fallito da Hadžibegić non poté che fare da detonatore ad una situazione esplosiva. E fu l’inizio della fine per la Jugoslavia nel calcio e non solo.

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