Quando Bearzot tentò di naturalizzare Vincenzo Scifo

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Vincenzo Scifo, il talento del calcio belga dal sangue italiano

Il Belgio ha espresso nella sua lunga storia calcistica, diversi giocatori di grande talento. Uno di questi è stato sicuramente Vincenzo Scifo, talentuoso fantasista dalle chiare origini italiche. Origini che avrebbero potuto far prendere una piega diversa, soprattutto alla sua carriera internazionale, ma così non fu. Ecco la storia di un mancato azzurro che ebbe gloria nella terra che accolse i suoi genitori.

Una vita per il calcio sognando l’Italia

Classe 1966, Vincenzo Scifo nacque a La Louvière , città belga situata nella regione della Vallonia, da una famiglia di immigrati italiani che, come tanti nostri connazionali, emigrarono in Belgio nel 1952 lavorando come minatori. Il piccolo Vincenzo crebbe con il mito dell’Italia e del calcio italiano grazie a suo padre Agostino, originario di Aragona (provincia di Agrigento). Un ragazzo cresciuto con il mito dell’Italia e del calcio italiano, con la Juventus Roberto Bettega nel cuore. La famiglia Scifo iniziò a far fare al suo ragazzo (che nel frattempo aveva abbandonato gli studi di ragioneria per dedicarsi completamente al pallone), diversi provini con squadre della nostra Serie A. L’adolescente Vincenzo, però, non ricevette alcuna risposta dalle nostre squadre. Nel 1983 la svolta per la sua carriera. L’Anderlecht, club più blasonato del Belgio, gli offrì un contratto da professionista e il diciassettenne Scifo, stanco di aspettare chiamate dall’Italia decise di accettare. Una scelta che, con il senno di poi fu azzeccata. E fu in quel momento che il suo paese di origine cominciò lentamente ad accorgersi di lui.

Quando Enzo Bearzot tentò di vestire d’azzurro il giovane Vincenzo Scifo

Nel 1984, infatti, fu il CT della Nazionale italiana Campione del Mondo in carica ad intuire le potenzialità del ragazzo italo-belga. Enzo Bearzot si adoperò per naturalizzare Scifo e fargli vestire la tanto sognata maglia azzurra. Il vecio arrivò a paragonare addirittura il giocatore a Gianni Rivera. Un paragone sicuramente pesante ma forse non del tutto sbagliato. Fatto sta che, quando il Commissario Tecnico iniziò ad aprire il discorso con la FIGC, alla vigilia degli Europei del 1984 (ai quali l’Italia Campione del Mondo non partecipò mancando la qualificazione), arrivò la notizia che il giovane Vincenzo Scifo aveva ottenuto il passaporto belga. Così il giovane talento “paisà” venne convocato con i Diavoli Rossi disputando un ottimo europeo e iniziando un ottima carriera internazionale con la rappresentativa belga. L’Italia arrivò sulla sua strada qualche anno dopo. Nella stagione 1987-88 fu l’Inter di Ernesto Pellegrini a puntare su di lui, prelevandolo dall’Anderlecht, ma la prima esperienza di Scifo nel campionato non fu delle migliori. L’Italia però entrerà ancora nel suo destino. Ai Mondiali del 1990, infatti, nella gara della fase a gironi di Verona contro l’Uruguay, segnò un gol che entrò nella Top Ten della classifica dei gol più belli del secolo, segnando con un rasoterra da 35 metri per il 2-0 del Belgio sulla Celeste. L’anno successivo ci riprovò ancora con la Serie A, stavolta con la maglia del Torino, dove disputerà due stagioni a buoni livelli. Chissà però come sarebbe stato se quel passaporto belga non fosse arrivato subito…

FOTO: Olympia Twitter.

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