La disastrosa eliminazione dell’Italia di Sacchi ai gironi di Euro 96

Italia Euro 96

Annoverata tra le grandi favorite, l’Italia di Sacchi fu la più grossa delusione di Euro 96. Gli Azzurri, dopo aver vinto all’esordio contro la Russia, si fecero sorprendere dalla Repubblica Ceca. Nella gara decisiva con la Germania, la Nazionale italiana non andrò oltre lo 0-0, con Gianfranco Zola che sbagliò il rigore della qualificazione.

LA MARCIA DI AVVICINAMENTO DELL’ITALIA A EURO 96

Il secondo posto del Mondiale americano, seppur raggiunto tra mille difficoltà, era un’ottima base dalla quale ripartire. Consapevole di ciò, Arrigo Sacchi si mise al lavoro con l’obiettivo di portare l’Italia a giocarsi Euro 96, manifestazione che si sarebbe disputata in Inghilterra. Come suo solito, il CT impostò il biennio sui suoi continui esperimenti, ruotando in maniera quasi nevrotica gli uomini a disposizione e sperimentando molto. Per lui, da sempre estate del bel gioco, le critiche ricevute negli USA circa un’Italia spesso brutta, erano state un pugnale nello stomaco. Così, Sacchi lavorò molto sui concetti tattici a lui cari e nel cammino di qualificazione si ammirò una Nazionale decisamente differente.

Spavalda, sicura di sè, praticamente mai in difficoltà se non nel doppio confronto contro la forte e sorprendente Croazia, la squadra azzurra si qualificò all’Europeo totalizzando 23 punti. Gli stessi dei croati ma con una differenza reti leggermente peggiore. Ciò nonostante, ciò che l’Italia aveva mostrato era sufficiente a far si che i bookmakers la considerassero una delle grandi favorite per l’imminente campionato europeo. Tra le novità presentate dal CT, c’era stata anche una sorta di piccolo ricambio generazionale. Franco Baresi, dopo aver disputato un solo match di qualificazioni contro la Slovenia, fu messo da parte e sostituito tra i titolari da Apolloni. Tra i pali, Pagliuca finì presto ai margini, lasciando posto ad Angelo Peruzzi.

Stessa sorte, per la rabbia di milioni di tifosi italiani, toccò anche a Roberto Baggio. Il Divin Codino, ai ferri corti da tempo con Sacchi, non trovò più spazio tra i convocati e venne rimpiazzato in campo da Zola. Tra i titolarissimi, divenne una certezza anche Alessandro Del Piero, che nella mente del CT sarebbe stato il nuovo Giuseppe Signori, un altro degli esuberi. Come accadde al Mondiale per il bomber della Lazio, anche il nuovo talento della Juventus fu costretto a sacrificarsi come esterno sinistro nel 4-4-2. Per ciò che concerne il ruolo di centravanti, invece, dato l’addio al fedele Massaro, Sacchi puntò moltissimo su Fabrizio Ravanelli, almeno fino all’Europeo. Penna Bianca ripagò con numerosi gol nel percorso di avvicinamento.

L’ESORDIO DEGLI AZZURRI CONTRO LA RUSSIA

Inserita in un girone sulla carta non proibitivo, l’Italia fece il suo esordio l’11 giugno contro la Russia. Una formazione ostica ed esperta, composta da molti elementi avanti con gli anni ma tutto sommato abbordabile. Sacchi schierò il suo classico 4-4-2, schierando Mussi e Di Livio sulla corsia destra. In mezzo al campo spazio al fosforo di Albertini e Di Matteo mentre Pierluigi Casiraghi vinse il ballottaggio con Ravanelli e affiancò Zola. Curiosamente, in questo Europeo, molti calciatori, anche italiani, adottarono il famoso cerotto al naso che, secondo gli esperti, avrebbe dovuto migliorare la respirazione sotto sforzo. Calcolando che negli anni successivi l’anomalia sparì quasi del tutto dai campi di calcio, l’esperimento probabilmente non funzionò.

Le cose si misero subito bene per gli uomini di Sacchi. L’esperto portiere russo Cherchesov sbagliò un rinvio, col pallone intercettato da Di Livio e servito di prima intenzione per Casiraghi. Il centravanti azzurro, uno degli incerottati al naso di giornata, scagliò un potente rasoterra che si infilò alla destra dell’immobile estremo difensore avversario. I russi, però, reagirono subito e iniziarono a solleticare con frequenza la porta di Peruzzi. Al 18′ il pari con il centrocampista Tsymbalar che sfruttò un rimpallo e si presentò a tu per tu col portiere della Juventus, trafiggendolo in uscita. Dopo un primo tempo equilibrato, gli Azzurri partirono forte e trovarono il gol partita ancora con Casiraghi con un potente destro in corsa sul primo palo. Nel finale di gara l’Italia sfiorò a più riprese il terzo gol, conquistando comunque i primi 3 punti a Euro 96.

IL FOLLE TURN OVER CONTRO LA REPUBBLICA CECA

Tre giorni dopo il successo contro la Russia all’esordio, l’Italia di Arrigo Sacchi tornò in campo per sfidare la Repubblica Ceca. Seppur poco conosciuta nei nomi dei calciatori in rosa, quella ceca era una squadra forte e di ottima prospettiva. Nella prima partita avevano perso per 2-0 contro la Germania ma non avevano sfigurato. Formata principalmente dai blocchi di Sparta Praga e Slavia Praga, la squadra di Uhrin si giocava praticamente tutto contro gli Azzurri. Sacchi, evidentemente sottovalutando l’impegno e prestando un occhio di troppo alla successiva sfida contro la Germania, stravolse la formazione. Un turn over esagerato che lo stesso CT, a distanza di anni, ha definito il suo più grande errore. Rispetto alla prima partita a Euro 96, l’Italia ben 5 cambi e rinunciava ad elementi come Del Piero, Zola e il bomber Casiraghi.

La coppia di attacco era affidata a Fabrizio Ravanelli e il quasi esordiente Enrico Chiesa. Sulla sinistra, il veterano Donadoni rimpiazzava Pinturicchio. Dopo appena 4 minuti, Nedved sorprese alla spalle Mussi, tagliando verso il centro. Il terzino del Parma, posizionato male col corpo, non poté far altro che osservare il futuro laziale depositare in rete. Un inizio da incubo a cui l’Italia seppe comunque reagire, trovando il prezioso pareggio al 18′ con Enrico Chiesa, abile a chiudere una bella azione iniziata da lui e rifinita da Fuser. Prima dell’intervallo, però, il mediano ceco sigillò la sconfitta italiana con un destro di prima intenzione su un pallone proveniente dalla destra. Proprio il reparto di centrocampo degli avversari, incentrato su grande sagacia tattica e corsa, mise a nudo tutto i limiti degli uomini di Sacchi, ormai costretti a battere la Germania.

L’ELIMINAZIONE DELL’ITALIA A EURO 96 PER OPERA DELLA GERMANIA

Il 19 giugno a Manchester, l’Italia di Sacchi si giocava tutto o quasi nella sfida contro gli odiati rivali della Germania, peraltro già certi della qualificazione. I tedeschi cercavano solo l’aritmetica del primo posto e, in ogni caso, non erano di certo intenzionati a fare favori. Il CT Azzurro rispolverò tutti gli elementi rimasti a riposo contro la Repubblica Ceca. La situazione del girone era alquanto delicata. La Repubblica Ceca, infatti, aveva il vantaggio dello scontro diretto nei confronti dell’Italia e avrebbe giocato contro la Russia, già eliminata. Per non dover sperare in improbabili favori sovietici, l’Italia doveva vincere. La partita si trasformò presto in un lungo assedio alla porta difesa da Kopke.

Proprio l’esperto portiere teutonico, che poi venne eletto il migliore del torneo, fu in assoluto il più decisivo in campo. Una seria di prodigiosi interventi a negare il gol ai numerosi tentativi azzurri. Lo stesso Kopke, però, dopo pochi minuti rischiò davvero di mettere in discesa la strada dell’Italia. Casiraghi strappò la sfera al futuro Pallone d’Oro Sammer e si involò verso la porta tedesca ma il portiere lo stese: calcio di rigore. Dal dischetto andò Gianfranco Zola, un esperto. Il fantasista del Parma, però, appoggiò lentamente la palla tra le mani di Kopke, vanificando la clamorosa chance. La ripresa si trasformò in un lungo assedio, con i due esterni Fuser e Donadoni tra i più pericolosi.  La Germania di Berti Vogts, però, resistette fino al fischio finale, strappando uno 0-0 che significava primo posto.

Nell’altra gara, invece, si andò ad un passo dal miracolo. A soli 2 minuti dal termine, la Russia era avanti per 3-2 grazie ad una prova di grande orgoglio. Vladimir Smicer, però, spense tutte le speranze di milioni e milioni di italiani che attendevano notizie favorevoli da Liverpool. Per l’Italia di Sacchi arrivava una clamorosa e quanto mai deludente eliminazione da Euro 96. Le due qualificate, invece, arrivarono a braccetto fino alla finalissima, vinta dai tedeschi per 2-1 grazie ad un Golden Gol di Bierhoff. Per una Germania molto avanti con gli anni fu l’ultimo grande successo di quella generazione, giunta ormai ai titoli di coda. Sacchi, invece, rimase in sella per qualche altro mese, prima di tornare al Milan e lasciare spazio a Cesare Maldini.

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