Il miracolo di Xabier Azkargorta, il CT basco che portò la Bolivia ai Mondiali

Xabier Azkargorta

Arrivato quasi per caso sulla panchina della Bolivia, il tecnico spagnolo Xabier Azkargorta riuscì nella straordinaria impresa di qualificarsi ai Mondiali. Con il suo lavoro, pur al fronte di molti problemi, riuscì a valorizzare la generazione d’oro del calcio boliviano. Negli USA le cose non andarono benissimo ma il suo fantastico lavoro non fu mai dimenticato.

L’ARRIVO DI XABIER AZKARGORTA IN BOLIVIA

La sua storia, quantomeno rapportata al biennio che andremo a raccontare, somiglia molto ad un autentico miracolo. Tutto ha inizio nell’estate 1992, quando Mario Mercado, presidente del Bolivar, uno dei club più gloriosi della Bolivia, parte alla volta della Spagna. Ha in programma un incontro con la dirigenza dell’Albacete, interessata alla prestazioni di Marco Etcheverry. El Diablo, uno dei più grandi talenti che la Bolivia abbia mai prodotto, ha 22 anni ed è in rampa di lancio. La trattativa si protrae per qualche giorno, allungando anche il soggiorno spagnolo di Mercado. In quel periodo, il patron del club della Bolivia ha modo di conoscere alcune persone, tra cui un allenatore di origine basca, che di nome fa Xabier Azkargorta. Tra i due scatta una sorta di feeling immediato, tra una chiacchierata e l’altra sul calcio.

Azkargorta ha le idee chiare e, nonostante non sia un nome di primissimo piano, ha un’esperienza per nulla banale. Ex attaccante di buone promesse, aveva militato con le giovanili di entrambe le squadre basche di riferimento, la Real Sociedad e l’Athletic Bilbao. Soltanto un brutto infortunio al ginocchio, quando era ormai alle porte della prima squadra del Bilbao, ne interruppero prematuramente la carriera. La sua passione per il calcio, però, non si era mai affievolita e dopo qualche anno di studio, intraprese la strada dell’allenatore. Esperienze in alcune società di categoria inferiore fino alla clamorosa chiamata dell’Espanyol. Divenne, con i suoi 29 anni, il tecnico più giovane della storia della Liga. Successivamente, seguirono altre avventure di buon livello con Valladolid, Siviglia e Tenerife.

Inoltre, Azkargorta aveva anche altre attività. Innanzitutto, a dispetto di molti suoi colleghi, era laureato in medicina e lavorava in una clinica di Barcellona. Curiosamente, dopo il terribile infortunio alla caviglia, anche Maradona si curò nella sua struttura. Poi, il basco era anche uno stimato giornalista. Avete presente l’abitudine, spesso criticata, di intervistare i calciatori all’intervallo? Azkargorta fu uno dei primi, in terra spagnola, a farne ampio uso, trasportandola anche a seguito della Nazionale ai Mondiali di Messico 86. Mercado, dopo averlo conosciuto ed esserne rimasto affascinato, si fa lasciare un curriculum e sottopone la sua candidatura ai dirigenti del Bolivar. Lo sogna sulla sua panchina ma alla fine l’affare salta perché non tutti sono convinti di affidarsi ad un nome poco conosciuto in Sudamerica. In quello stesso periodo, però, la Federazione è a caccia di un nuovo CT…

LA DIFFIDENZA INIZIALE

Mario Mercado ha buonissimi rapporti Guido Loazya, Presidente della Federazione boliviana. I due hanno un colloquio privato e viene fuori proprio il nome di Azkargorta. La situazione del calcio in Bolivia non è delle più facili. Ci sono pochissimi soldi, non c’è una vera e propria tradizione, le strutture lasciano a desiderare e il campionato (come vedremo) è dilaniato dalle polemiche. Loazya dubita che un CT europeo possa essere interessato ad un simile contesto ma Mercado lo persuade. Per allenare la Bolivia ci vuole un pazzo e Xabier Azkargorta reincarna alla perfezione questa descrizione. Il tecnico basco è subito affascinato dall’idea di lavorare in Sudamerica e di scoprirne la cultura e le tradizioni. Ne parla con la mamma, che per un attimo teme che il figlio voglia diventare missionario. Chiarito l’equivoco, salta sul primo aereo e nell’ottobre del 1992 sbarca a La Paz.

Ad accoglierlo, oltre ad uno striscione con scritto Bienvenidos a Bolivia, non c’è molto altro. Ospite di Loazya, Xabier resta a parlare di calcio con lui per tutta la notte. Il feeling è immediato, così come lo era stato con Mercado. Loazya ammette, con sincerità, che le casse federali sono vuote ma non vuol perdere l’opportunità di ingaggiare quell’allenatore, così si propone di pagargli lo stipendio suo e del vice Antonio Lopez di tasca propria. Di contro, Azkargorta fa subito intuire che la sua priorità è allenare una Nazionale con un progetto serio e non intascare soltanto soldi. L’accordo è totale e l’ufficialità sconvolge il Paese. C’è diffidenza, ostilità. Il tecnico spagnolo viene considerato un sconosciuto venuto a rubare denaro da opinione pubblica e tifosi. Azkargorta, seppur seccato dalle accuse, tira dritto per la sua strada e dimostra di avere da subito idee chiarissime.

LA GENERAZIONE D’ORO DEL CALCIO BOLIVIANO

Come prima cosa, il nuovo CT ha studiato a fondo il movimento calcistico boliviano. C’è tanto da fare ma c’è una luce da seguire in fondo al tunnel, che può portare a successi inaspettati. Quella luce corrisponde al nome dell’Academia Tahuichi Aguilera, una scuola calcio di Santa Cruz che permetteva ai bambini più poveri di poter giocare e anche studiare. Proprio lì, nel corso degli anni ’80, si era sviluppata una generazione formidabile. Mai, prima di allora, si erano visti calciatori così promettenti in Bolivia. Quel gruppo aveva vinto una Copa America Under 17 nel 1986 e aveva partecipato a ben due edizioni del Mondiale di categoria.

Sono loro i calciatori sui quali puntare, da aggregare alla rosa già presente. Ci sono elementi di gran valore come Marco Etcheverry, del quale abbiamo parlato prima, Cristaldo o il Platini boliviano Erwin Sanchez. E poi ancora, i più giovani Pena, Baldivieso, Sandy, il centravanti Moreno, i fratelli Castillo. Tanta gente di qualità al quale manca solo esperienza. Il lavoro di campo, però, si prospetta da subito difficilissimo. Innanzitutto, la squadra ha il morale sotto i tacchi poiché reduce da anni bui. Il clima negativo si riflette anche sull’ambiente, che non fa che criticare ogni prestazione e contesta continuamente. Xabier Azkargorta, nei primi raduni della sua Bolivia, inizia a lavorare molto sulla testa ma anche sull’organizzazione di gioco.

L’impatto, però, non è dei migliori. Alcuni dei calciatori della rosa, soprattutto i veterani, non sembrano gradire la sua presenza. Sostengono che sia entrato a gamba testa, cambiando le loro abitudini e stravolgendo il loro sistema di gioco. Il punto di maggior disaccordo riguarda le nuove regole. Il tecnico basco, infatti, pretende puntualità, un qualcosa di praticamente sconosciuto per la popolazione boliviana. Poi modifica il loro regime alimentare e, soprattutto, mette dei paletti all’abitudine di molti calciatori di fare serata e frequentare i locali notturni. A complicare ancor più le cose, esplode un vero e proprio inferno nel campionato boliviano.

XABIER AZKARGORTA E LE PRIME USCITE DA CT DELLA BOLIVIA

Il calcio boliviano, sino a quel momento, non ha mai avuto un sindacato che appoggiasse i giocatori. La stessa Federazione non è che faccia chissà che per controllare la regolarità delle procedure. Così, numerose società si sentono pienamente tutelate a non pagare gli stipendi. La situazione è insostenibile e i calciatori, nel 1993, dichiarano sciopero. Una scelta che spiazza i vertici federali, non abituati a certe prese di posizione. Non sapendo che pesci pigliare, i dirigenti sospendono il campionato per ben 6 mesi. E’ da tenere conto che, in questa fase, la maggior parte degli elementi che compongono la rosa di Xabier Azkargorta militano proprio in Bolivia.

Il rischio, quindi, è di vederli arrivare ai primi impegni ufficiali senza minuti e ritmo nelle gambe. Il tecnico basco, però, rovescia la situazione a suo favore e ottiene il permesso di poter lavorare con il gruppo. La Nazionale, di fatto, può lavorare quotidianamente, esattamente come un club. E’ l’occasione giusta per amalgamare la squadra e portare ancora più le proprie idee. Dopo pochi giorni insieme, la Bolivia si sposta in India per partecipare alla Coppa Nehru. Avversarie di turno Corea del Nord, Romania e Russia. La squadra di Azkargorta rimedia tre sconfitte, dando la sensazione di essere ancora molto indietro col processo di crescita.

A marzo le cose sembrano migliorare, poiché la Verde rimedia tre pareggi in altrettante amichevoli contro El Salvador, Honduras e soprattutto Stati Uniti. Successivamente, nel mese di maggio, il tecnico basco porta tutto il gruppo in Spagna per un ritiro di tre settimane prima della Copa America. La Federazione boliviana non ha soldi e le condizioni sono molto modeste. Il gruppo alloggia in una misera pensione, senza alcun lusso e beneficio, spesso senza neanche l’acqua calda e accontentandosi di un rimborso di soli 20 dollari al giorno. Molti di loro, senza soldi nelle tasche, rinunciano alle uscite serali e Azkargorta inizia a vedere i primi frutti del suo lavoro.

LA COPA AMERICA 93

Dopo la parentesi spagnola, il gruppo fa ritorno in Bolivia e affronta 3 amichevoli. Ci si aspettano passi avanti dal punto di vista del gioco e invece arrivano altrettante delusioni. La rosa boliviana, dopo aver trascorso 3 settimane in Spagna, fatica ad adattarsi all’altura di La Paz e rimedia un altro pari con gli USA e ben due sconfitte con Cile e Perù. Per i tifosi è troppo. Parte una durissima contestazione, fatta di insulti e minacce. La squadra è costretta ad uscire sotto scorta mentre la stampa attacca pesantemente il CT Azkargorta, accusandolo di essere lì solo per rubare i soldi. In quel clima di odio e ostilità, la Bolivia parte per l’Ecuador, dove è in programma la Copa America. Il girone è proibitivo, con la presenza dell’Argentina e di due ottime compagini come Messico e Colombia.

All’esordio contro l’Albiceleste, la Bolivia tiene bene il campo. Mostra notevoli progressi rispetto alle tre amichevoli tanto criticate. E’ una squadra accorta, ben messa in campo e che sta crescendo anche in autostima. Tiene testa alla ben più blasonata Argentina per tutto il primo tempo. Nei primi minuti della ripresa, forse prendendo fin troppa fiducia, la squadra si sbilancia nel tentativo di colpire gli argentini. Scatta un contropiede che Gabriel Batistuta trasforma nell’1-0. Il punteggio non cambia più ma la Bolivia di Xabier Azkargorta esce a testa alta. Nel successivo match, dopo soli 3 giorni, la Verde affronta ad armi pari la forte Colombia di Valderrama.

Passa in vantaggio con Etcheverry ma si fa riprendere poco dopo da Orlando Maturana Vargas. Termina con un importante 1-1 e tutte le speranze di qualificazione sono appese all’ultima partita contro il Messico del funambolico portiere Campos. Entrambe le squadre necessitano di una vittoria ma ne esce fuori un incontro scialbo e bloccato dalla paura. Termina a reti inviolate e sia Bolivia che Messico sono eliminate. Nonostante i soli 2 punti raccolti, però, la squadra di Azkargorta ha dimostrato di potersela ormai giocare con tutti. Quella consapevolezza di non essere competitivi sembra finalmente sparita dalla testa dei calciatori, che affrontano il percorso di qualificazione a USA 94 con rinnovata fiducia.

LA CLAMOROSA QUALIFICAZIONE A USA 94 DELLA BOLIVIA DI XABIER AZKARGORTA

L’intenso calendario internazionale ha portato la FIFA ad avere poche date per disputare i match ufficiali di qualificazione. In Sudamerica, ad esempio, si va incontro ad un vero e proprio tour de force con ben 8 partite da disputare in due mesi. Si gioca nel periodo estivo europeo, con i giocatori che, di fatto, rinunciano alle ferie. La formula prevede che le 9 formazioni del Continente siano divise in due raggruppamenti. Nel primo, composto da 4 squadre, si qualifica soltanto la prima mentre la seconda deve affrontare un successivo spareggio contro una formazione proveniente da un ulteriore spareggio tra Centro America e Oceania. Nel secondo girone, invece, dove c’è la Bolivia, sono presenti 5 Nazionali e le prime due si qualificano direttamente a USA 94.

L’esordio è da sogno, perchè la Verde va a rifilare ben 7 gol in trasferta al Venezuela con triplette di Erwin Sanchez e Ramalho. Ma il capolavoro arriva nella seconda partita, la prima tra le mura amiche. Sfruttando la solita, micidiale altura di La Paz, la Bolivia di mister Xabier Azkargorta batte per 2-0 il Brasile, futuro campione del Mondo. Nel terzo match, perfino l’Uruguay cede per 3-1. La Bolivia è a punteggio pieno e vede finalmente realizzabile un sogno che sembrava utopico. Sulle ali dell’entusiasmo, la Verde supera anche Ecuador e nuovamente Venezuela (per 7-0).

Le successive sconfitte in trasferta contro Brasile (un netto 6-0) e Uruguay riportano la squadra con i piedi per terra e mettono a rischio la qualificazione proprio per il veemente ritorno della Celeste. Si decide tutto all’ultima partita, in una notte di vero cardiopalma. Gli uruguaiani non ricevono sconti dal Brasile e vengono sconfitti da una doppietta di Romario. La Bolivia, invece, strappa un quanto  mai prezioso 1-1 in Ecuador. E’ ufficiale, la rosa di mister Azkargorta si è appena qualificata per USA 94! Seguono clamorosi festeggiati, è un traguardo epico. E’ la prima volta nella storia che la Bolivia si qualifica direttamente ad un Mondiale. Le prime due partecipazioni, infatti, erano arrivate solo tramite invito ed erano state piuttosto disastrose.

L’AVVENTURA AL MONDIALE AMERICANO

El Bigoton, come viene ormai soprannominato in Bolivia Xabier Azkargorta, è ormai un idolo. Praticamente tutti hanno cambiato idea sul suo conto. I calciatori lo adorano. Si racconta, perfino, che El Diablo Etcheverry, proprio dopo il percorso di qualificazione abbia avuto una fase di piccola depressione in cui abbia pensato di lasciare il calcio. Proprio le parole del tecnico basco, ormai un padre per il gruppo, lo hanno convinto a tornare sui suoi passi. Azkargorta, intanto, è invitato in qualunque trasmissione dalle TV boliviane. Parla di calcio con naturalezza, è spontaneo, ha le idee sempre più chiare ed è convinto che la sua Bolivia possa farsi valere anche al Mondiale.

Quando gli fanno domande sui suoi calciatori, risponde in modo secco e deciso. Per ognuno di loro ha una parola e quella fa testo. Etcheverry, per esempio, è semplicemente il palleggiatore della squadra. Sanchez viene identificato con tiro da fuori, Melgar è il motivatore, Cristaldo il lavoratore instancabile, il portiere Trucco (che in realtà è argentino) è una sicurezza. Intanto, il sorteggio regala alla Verde un girone tutt’altro che semplice e al CT Azkargorta un quanto mai nostalgico confronto con la sua Spagna. C’è anche la Germania Campione del Mondo in carica, mentre la Corea del Sud appare l’unica davvero abbordabile. L’esordio è contro i tedeschi e la Bolivia imposta una gara prettamente difensiva. Azkargorta, sorprendendo tutti, rinuncia a Etcheverry. Lo stesso Diablo, ritrovatosi in panchina, è piuttosto seccato ma sembra accettare la decisione.

Il primo tempo vola via a reti inviolate. La Bolivia tiene bene il campo e la Germania inizia a fare meno paura. Tuttavia, nella ripresa i tedeschi aumentano il ritmo e passano in vantaggio con Klinsmann. C’è da recuperare e il CT basco butta nella mischia anche Etcheverry. Sarà una decisione tutt’altro che azzeccata, perché il fantasioso attaccante, probabilmente nervoso per l’esclusione, reagisce dopo soli 5 minuti ad un fallo di Matthaus e si fa buttare fuori. Il Mondiale del calciatore boliviano più atteso è, di fatto, già finito. La seconda gara è già un crocevia e si affronta la Corea. Entrambe hanno paura di perdere e badano più agli equilibri. Lo 0-0 finale è un copione già scritto. Per qualificarsi, Azkargorta deve battere la sua Spagna.

L’ELIMINAZIONE DAL MONDIALE E GLI ANNI SUCCESSIVI DI CARRIERA DEL BASCO

L’impresa è proibitiva ma la Bolivia ci prova con tutte le sue forze. Va sotto dopo pochi minuti grazie ad un rigore trasformato da Pep Guardiola ma non si scompone mai, neanche quando nella ripresa Caminero raddoppia. Un minuti dopo, infatti, Sanchez riapre la sfida e la Verde inizia a crederci davvero. La doppietta di Caminero, però, spegne i sogni di gloria e la compagine sudamericana torna a casa, comunque a testa alta. Dopo la manifestazione, Azkargorta decide di dimettersi, pensando che il tetto massimo sia stato raggiunto e che da quel momento si possa solo fare peggio. Col senno del poi, un errore di valutazione a 360 gradi, dato che quello stesso gruppo, nel 97, arriverà secondo alla Copa America giocata tra le mura amiche. Il basco, invece, avrà un curriculum lunghissimo, sedendo anche sulla panchina del Cile e allenando in Giappone e Messico.

Nel 2012, ecco un nostalgico ritorno sulla panchina della Bolivia, dopo 18 anni. Un’esperienza purtroppo non entusiasmante come fu la prima. In quella nazione, però, Azkargorta ci piazza le tende, continuando ad allenare anche a livello di club. Guiderà il Bolivar (concretizzando quell’approccio sfumato 23 anni prima) alla vittoria di ben due campionati. Successivamente, per via della crisi economica del club, lascerà l’incarico dopo diversi mesi senza stipendio e senza aver ricevuto dei bonus per le vittorie. Seguiranno altre due parentesi sulle panchina dell’Oriente Petrolero e dello Sport Boys. In definitiva, Xabier Azkargorta, nella sua lunga avventura in Bolivia, è riuscito a dimostrare che con il lavoro e la professionalità, si può raggiungere anche il traguardo più impensabile. Ha resistito ai pregiudizi, alle critiche e alle problematiche, riuscendo poi a stabilirsi in quel Paese che lo aveva accolto malamente ma che poi ne ha riconosciuto l’immensa grandezza professionale!

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