Fabio Capello e quella controversa esperienza come CT dell’Inghilterra

In sella per circa 4 anni e mezzo, il tecnico italiano non riuscì a farsi apprezzare dai propri calciatori, anche per alcuni metodi poco graditi

Fabio Capello Inghilterra

Fabio Capello ha guidato l’Inghilterra dal 2007 al 2012. Primo italiano a diventare CT della Nazionale dei Tre Leoni, non è riuscito a raccogliere i risultati sperati. La sua avventura è terminata tra le numerose critiche per via dell’atteggiamento a volte troppo rinunciatario mostrato dai suoi.

FABIO CAPELLO, DAI SUCCESSI CON I CLUB AL FLOP CON L’INGHILTERRA

Fabio Capello è uno dei tecnici più vincenti nella storia del calcio. Un vero e proprio sergente di ferro, capace di tenere sempre sul pezzo i suoi calciatori. Qualità che in competizioni lunghe come i campionati nazionali, hanno spesso fatto la differenza. Non sono un caso i suoi trionfi in Serie A sulle panchina di Milan, Roma e Juventus (i cui titoli furono però revocati dopo Calciopoli) o in Liga col Real Madrid in due differenti periodi. Di contro, invece, talvolta le sue squadre hanno faticato maggiormente nelle competizioni ad eliminazione diretta, come ad esempio le coppe europee. A detta di molti, tra le cause c’è sempre stato l’eccesso di prudenza tattica da parte del tecnico friulano.

Non propriamente un catenacciaro ma sicuramente un allenatore molto attento alla fase difensiva e agli equilibri. Una caratteristica che spesso ha esasperato in questo tipo di partite. Basti pensare, ad esempio, all’atteggiamento del tutto rinunciatario con cui la sua Roma si presentò ad Anfield nella Champions League 2001-2002, forte di due risultati utili su tre per accedere ai quarti. I giallorossi giocarono una gara pessima, senza mai tirare in poi e venendo sconfitti nettamente. Anche ai tempi della Juventus e del Real Madrid, pur avendo autentici squadroni, si fece eliminare prematuramente e senza essere esente da responsabilità. Problematiche che poi si sono accentuate quando Fabio Capello ha intrapreso la carriera di CT, accettando il ricco contratto dell’Inghilterra.

UNA ROSA DI QUALITA’ MA CON NUMEROSI LIMITI

E’ il dicembre del 2007 quando Fabio Capello diventa ufficialmente il primo CT italiano a guidare l’Inghilterra. Il tecnico friulano, reduce dall’esperienza bis al Real Madrid, è chiamato a risollevare una Nazionale che ha appena fallito clamorosamente la qualificazione agli Europei del 2008. Colpa della pessima gestione di McClaren ma anche della precedente di Sven Goran Eriksson. Lo svedese, peraltro, era stato il primo straniero a diventare allenatore dei Tre Leoni, non ottenendo grandi risultati. La squadra che Capello si ritrova tra le mani è sicuramente molto forte ma, allo stesso tempo, carente in alcuni reparti. Ad accentuare maggiormente i difetti della rosa, c’è anche l’impostazione tattica storica che viene data alla Nazionale e che il tecnico italiano è orientato a confermare.

Un 4-4-2 canonico, senza troppa fantasia, fatto di un gioco rude e grintoso, con gioco sulle fasce e tanti cross in area. Ciò che però è palese, è come all’Inghilterra manchi un centravanti di valore. Dal ritiro di Alan Shearer, nessuno è stato in grado di ereditarne la maglia. Emile Heskey è un attaccante che si sacrifica molto, tanto da venir impiegato, talvolta, perfino come esterno sinistro. Apre varchi, sgomita, pressa ma ha un rapporto piuttosto complicato col gol. Il suo rivale, Peter Crouch, è invece uno spilungone non propriamente bello da vedere in campo, che prova a sopperire con il colpo di testa ai limiti tecnici. Insomma, non proprio il meglio da affiancare a Wayne Rooney. Altra problematica enorme e che Capello pagherà a caro prezzo, è l’assenza di un portiere di valore.

LA DIFFICILE CONVIVENZA TATTICA TRA LAMPARD E GERRARD

Sulla carta, infatti, il titolare designato è David James, uno che da quelle parti chiamano Calamity, in termini non proprio lusinghieri. Alle sue spalle, una ridotta schiera di estremi difensori mediocri, con scarsa esperienza internazionale, tra i quali spicca Robert Green, apprezzato proprio da Capello. Ultimo limite della rosa, è sicuramente la convivenza tra due dei migliori calciatori inglesi di quel periodo, i centrocampisti Gerrard e Lampard. Il capitano del Liverpool è un vero ciclone, un box to box capace di fare bene entrambe le fasi ma di risultare determinante soprattutto in zona gol, grazie ad un tiro micidiale e ad inserimenti chirurgici. Caratteristiche che, su per giù, lo accomunano anche col collega del Chelsea. A complicare ulteriormente coesistenza tra i due, c’è proprio il 4-4-2.

Se Gerrard viene schierato nel mezzo, in un ruolo a lui più congeniale, Lampard è spesso costretto a sacrificarsi sulla fascia. Nelle occasioni in cui, invece, vengono schierati entrambi centralmente, la squadra dimostra di avere scarso filtro. I difetti della rosa, ben noti già dai tempi di Eriksson, non trovano soluzione neanche col tecnico italiano. Fabio Capello, infatti, non riesce a incidere particolarmente sulla sua Inghilterra nel lungo periodo, nonostante un buon inizio. Gli inglesi, dopo aver giocato alcune amichevoli, si presentano con entusiasmo ai nastri di partenza delle qualificazioni al Mondiale 2010. Il girone non è certamente proibitivo e, oltre alle insidiose Ucraina e Croazia (in fase di rinnovamento della rosa) vede compagini modeste come Bielorussia, Kazakistan e Andorra.

IL BUON IMPATTI DI FABIO CAPELLO COME CT DELL’INGHILTERRA

L’esordio ufficiale, dopo la sfilza di amichevoli, di Fabio Capello sulla panchina dell’Inghilterra è datato 6 settembre 2008. I suoi sono chiamati ad affrontare la trasferta, tutt’altro che inaccessibile, contro l’Andorra, Cenerentola del raggruppamento. I Tre Leoni non brillano e chiudono addirittura sullo 0-0 il primo tempo. Solo una doppietta di Joe Cole toglie le castagne dal fuoco al tecnico di Pieris, che si becca le prime critiche di una stampa non propriamente felice di vedere un CT straniero nella patria del calcio. Tuttavia, il pur sofferto successo in terra andorrana, è l’inizio di quella che sembra essere una cavalcata vincente. Come già accennato, infatti, le squadre di Capello, nelle competizioni a medio-lunga distanza, sono spesso letali. Così, in un girone di qualificazione che si gioca su 10 gare, la sua Inghilterra prende presto il volo.

Appena 4 giorni dopo, in quella che sembra essere la partita più difficile del cammino, gli inglesi asfaltano per 4-1 la Croazia a Zagabria. Le critiche iniziali si convertono immediatamente in assensi smisurati per l’operato di Capello e del suo staff. Nella fattispecie, sembra sbocciare sempre più il talento di Walcott, ala velocissima che il tecnico italiano adora e che reputa fondamentale per il suo 4-4-2, che talvolta trasforma in 4-5-1. Dopo aver demolito il Kazakistan e battuto la Bielorussia, l’Inghilterra mette una seria ipoteca sulla qualificazione, superando per 2-1 l’Ucraina a Wembley. Dopo ben 8 vittorie consecutive, tra cui un fantastico 5-1 interno alla Croazia, i giochi sono ormai chiusi. L’unica sconfitta arriva ad obiettivo ormai raggiunto sul campo dell’Ucraina, con i padroni di casa che così riescono a sopravanzare a sorpresa i croati.

LA PESSIMA FASE A GIRONI A SUDAFRICA 2010

La striscia di ben 8 vittorie di fila e la qualificazione ottenuta con largo anticipo, hanno messo in mostra il lavoro di Fabio Capello. Il tecnico italiano viene addirittura eletto come secondo miglior CT del 2009 dall’IFFHS, alle spalle del solo Del Bosque. Insomma, i sogni inglesi in vista del Mondiale sudafricano iniziano a farsi concreti. Tuttavia, la spedizione nel Continente Nero dei Tre Leoni sarà piuttosto fallimentare. Il girone con Stati Uniti, Slovenia e Algeria appare semplice ma poi, nella realtà dei fatti, si rivela molto ostico. Fabio Capello, fin dall’inizio, sorprende tutti, accantonando il titolare James e schierando, a difesa dei pali dell’Inghilterra, l’inesperto Green.

Il portiere del West Ham si macchia subito di un clamoroso errore contro gli USA, favorendo il gol di Dempsey con una papera allucinante. L’incontro termina in parità e la Nazionale è già travolta dalle critiche. Capello, già nel seguente match, riaffida la maglia da numero 1 a James, con l’effetto di perdere ulteriormente credibilità agli occhi dello spogliatoio. Il tecnico italiano, infatti, dimostra di non avere più la situazione in pugno. Il gruppo non è coeso, ci sono molte personalità forti che cercano di primeggiare e i mugugni sono numerosi, soprattutto per via del rigido regolamento imposto dal tecnico italiano. L’orrendo pareggio a reti inviolate contro l’Algeria complica le cose e solo una risicata vittoria contro la Slovenia porta agli ottavi di finale.

UN GRUPPO ORMAI ALLO SFASCIO E UN TECNICO DEPOTENZIATO

Il secondo posto in un girone tutt’altro che irresistibile ha fatto si che l’Inghilterra di Fabio Capello debba incrociarsi, agli ottavi, con la fortissima Germania di Joachim Low. Proprio alla vigilia del match, che vede i suoi nettamente sfavoriti, Capello commette un errore definito madornale, negli anni successivi, dagli stessi calciatori. Nel tentativo di riacquistare considerazione col gruppo, il tecnico italiano si avvicina al tavolo dove la squadra sta cenando e propone uno sgarro al codice comportamentale. Solo per quella sera che precede la partita, chi vorrà potrà bere birra o vino. Il gesto sortisce un effetto totalmente opposto. I calciatori lo vedono come un uomo disperato, che tenta inutilmente di farsi accettare.

Un atteggiamento in totale controtendenza con la rigidità che aveva sempre caratterizzato la carriera di Capello. Al di là dell’aneddoto, in ogni caso, quella Germania è troppo forte e, difatti, non c’è proprio confronto. La sfida termina con un sonoro 4-1 e gli inglesi sembrano di svariate categoriche inferiori agli avversari, nonostante un gol fantasma non assegnato a Lampard che avrebbe potuto cambiare il destino. La pioggia di critiche è devastante e in molti ipotizzano un addio di Capello. Ma il tecnico di Pieris, forte anche di un ingaggio faraonico, resiste strenuamente e, anche per mancanza di alternative, finisce per essere confermato in vista del percorso di qualificazione a Euro 2012.

GLI ULTIMI MESI DI FABIO CAPELLO DA CT DELL’INGHILTERRA

Il flop Mondiale, in ogni caso, ha pesantemente influito sulla gestione del tecnico italiano. Fabio Capello non ha più in mano la situazione e deve convivere con un gruppo verso il quale ha ormai perso autorità. Il tentativo, nei mesi seguenti, è quello di inserire qualche nuovo calciatore in rosa ma all’orizzonte non si vedono grossi talenti. Uno dei nomi nuovi è quello di Jimmy Bullard, esterno del Fulham e che sarà tra i più critici verso l’italiano. Anni dopo, quando uscirà una sua biografia, rivelerà di non aver mai avuto alcun rapporto con Capello e di aver trovato un clima molto teso perfino a tavola. In ogni caso, il percorso di qualificazione all’Europeo è tutto sommato positivo. Pur senza incantare, l’Inghilterra di Fabio Capello approfitta di un girone sostanzialmente facile e giunge al primo posto.

Troppa la differenza tecnica con Montenegro, Svizzera, Bulgaria e Galles. Nonostante tutto, però, le critiche continuano per il gioco scolastico e per i 3 deludenti pareggi, frutto di un atteggiamento spesso troppo rinunciatario. A complicare ulteriormente le cose, per Capello arriva un’altra gatta da pelare. Il capitano John Terry, fulcro della difesa del Chelsea, si trova coinvolto in un pasticcio a stampo razzista per delle frasi pessime rivolte ad Anton Ferdinand. Il CT, pur pressato dall’opinione pubblica, decide di confermarlo come capitano ma la scelta viene presto sovvertita dalla FA, che lo degrada. Sentendosi ormai spalle al muro e senza potere, Capello rassegna le dimissioni a Febbraio, a soli 4 mesi dall’Europeo. E’ l’ultimo atto di un amore mai nato. Nel periodo successivo, l’Inghilterra tenterà, tra gioie e dolori, di rifondare il gruppo e tornare tra le big mondiali mentre Capello avrà un’ulteriore esperienza da CT con la Russia, senza incantare…

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