Croazia-Jugoslavia, l’ultima tesissima doppia sfida per Euro 2000

Croazia-Jugoslavia 1999

Croazia-Jugoslavia, una partita oltre il calcio: la doppia sfida del 1999 per le qualificazioni a Euro 2000

I prossimi Mondiali vedranno tra le squadre qualificate ancora una volta Serbia Croazia. Due nazioni e due Nazionali che hanno avuto destini paralleli negli ultimi vent’anni, incrociandosi una sola volta nel 2013. Prima di allora l’ultimo match tra le due squadre era un Croazia-Jugoslavia. Sì, perché all’epoca (era il 1999) quella che è oggi l’attuale Serbia, giocava sotto il nome di Jugoslavia e comprendeva anche il Montenegro, oggi nazione autonoma. Fu l’ultima doppia sfida tra due nazionali, divise da anni di odio reciproco e da una sanguinosa guerra civile. Ecco come andò la doppia sfida valida per le qualificazioni a Euro 2000.

Il primo atto a Belgrado rinviato per la guerra

Nel marzo 1999, si sarebbe dovuta disputare la partita tra Jugoslavia e Croazia per il gruppo 8 delle qualificazioni a Euro 2000. Un girone che comprendeva anche la Macedonia, altra ex repubblica jugoslava. La nazionale jugoslava, a punteggio pieno, aveva appena cambiato allenatore perché il precedente CT, Milan Zivadinovic, si era rifugiato in Arabia Saudita venendo licenziato dalla federazione. Al suo posto il mitico Vujadin Boskov, il quale accettò l’incarico gratuitamente dopo un colloquio telefonico durato cinque minuti con il presidente della Federcalcio jugoslava. L’attesa partita tra le due nazionali rivali però non si giocò perché proprio in quel marzo, la NATO avviò l’operazione Allied Force bombardando per 78 giorni consecutivi la Serbia di Slobodan Milosevic. L’incontro fu quindi rinviato  al successivo 18 agosto. E fu una partita decisamente storica quanto surreale. Al Marakana andò in scena, infatti, una clamorosa contestazione dei tifosi serbi nei confronti di Milosevic, definito “boia” e “maiale” o alla meglio paragonato a Saddam Hussein. Poi ci fu un blackout e lo stadio rimase al buio. Dopo 42 minuti, la partita riprese e si concluse con un inevitabile 0-0.

Croazia-Jugoslavia, il return match di Zagabria tra storie tese in campo e fuori

Il 9 ottobre 1999 si giocò invece Croazia-Jugoslavia, la sfida di ritorno allo stadio Maksimir di Zagabria. Se a Belgrado l’accoglienza dei serbi nei confronti dei croati (apostrofati con l’epiteto di Ustascia) era stata a suo modo “calorosa”, con lanci di monete e sassi al pullman della squadra e fischi all’inno nazionale croato, a Zagabria i croati ricambiarono la cortesia. In campo ci fu il vantaggio croato firmato da Boksic, poi la Jugoslavia ribaltò il risultato con Mijatovic Stankovic. Poi a inizio ripresa arrivò il 2-2 di Stanic per la Croazia. Il momento simbolo della partita però fu quando il croato Robert Jarni entrò a muso duro sul serbo Mirkovic con quest’ultimo che per tutta risposta gli diede una cordiale stretta ai gioielli di famiglia, rimediando il cartellino rosso. Fu l’episodio che metaforicamente sancì la fine della Jugoslavia calcistica e delle guerre balcaniche. Croazia-Jugoslavia terminò 2-2, un punto che andò bene ai plavi di Boskov che ottennero la qualificazione a Euro 2000, loro ultima recita. Con buona pace dei rivali della Croazia che terminarono il girone terzi e vennero eliminati. Si dovette aspettare quattordici anni per vedere le due nazionali sfidarsi in campo. Vedremo se la sfida si ripeterà anche ai prossimi Mondiali.

FOTO: Lacrime di Borghetti Facebook.

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