L’Italia e quella preparazione al Mondiale del 50 sul pontile di una nave!

Italia Mondiale 50

Il Mondiale del 50, svoltosi in Brasile, si rivelò alquanto negativo per l’Italia, anche a causa di una scellerata decisione di partire in nave. Tutta la preparazione alla Coppa si svolse sul pontile della Sises e i risultati furono decisamente negativi.

L’ITALIA E IL VIAGGIO PER IL MONDIALE DEL 50 IN BRASILE

Da ben 12 anni non si disputava un Mondiale di calcio. La Seconda Guerra mondiale, ovviamente, aveva sconvolto tutto, facendo slittare le edizioni della Coppa del Mondo. Le ultime due disputate, quelle del 34 e del 38, erano stato vinte dalla Nazionale italiana. In quegli anni, probabilmente, la più forte del mondo. Sotto la guida del grande Vittorio Pozzo, gli Azzurri avevano scritto la storia. Dopo la lunga assenza, erano finalmente pronti a difendere il titolo mondiale nell’edizione del 1950 dell’allora denominata Coppa Rimet.

L’Italia che si accingeva a disputare il Mondiale del 50, però, era segnata da un tragico evento. Un anno prima, L’aereo FIAT G.212 si schiantava drammaticamente a Superga. In quella tragedia, morì praticamente in blocco la squadra del grande Torino, una delle formazioni più forti della storia del calcio. Il blocco di quel team era anche lo zoccolo duro della nazionale azzurra, nel frattempo passata dalle mani di Pozzo a quelle di Ferruccio Novo. Ciò nonostante, assorbito il durissimo colpo di quell’indimenticabile dramma, il CT aveva messo su una rosa di tutto rispetto, con giocatori come Parola, Amadei o Boniperti.

L’intera truppe azzurra partiva alla volta del Brasile con importanti ambizioni, forti dei due precedenti successi e con la volontà di difenderli. Però, c’era un problema enorme. La gran parte della squadra aveva ancora in testa il terribile incidente aereo del Torino, dirigenti compresi. Quasi unilateralmente, si decise di non affrontare il viaggio in aereo ma di usufruire di una nave di nuova costruzione: la Sises. L’imbarcazione, varata nel 48 a Taranto era lunga 144 metri e larga 19. La sua velocità massima raggiungeva i 33 km/h e c’era da attraversare l’oceano. L’Italia fissò la sua partenza per il Brasile il 4 Giugno del 1950 dal porti di Napoli, accolti da migliaia di tifosi.

UNA PREPARAZIONE FALLIMENTARE

Sono ben 15 i giorni di viaggio che l’Italia deve fare a bordo della Sises per attraversare l’Oceano, raggiungere il Brasile e disputare il Mondiale del 50. Unica sosta, dopo 4 giorni dalla partenza, sarebbe stata a Las Palmas, in Spagna. Ne va da sè che i preparatori della Nazionale avrebbero dovuto organizzare tutta la preparazione sopra la nave. Una vera e propria utopia, sommata al fatto che gli Azzurri sarebbero arrivati a Santos soltanto 5 giorni prima della gara con la Svezia.  La prima seduta di allenamento prevedeva un lavoro atletico.

I preparatori azzurri si accorsero immediatamente delle difficoltà logistiche. Il pontile era un piccolo spazio di circa 10 metri di larghezza per 30 di lunghezza. I calciatori della nazionale riuscivano a malapena a percorrerlo, finendo il più delle volte per scontrarsi e ostacolarsi. Dopo il flop del primo allenamento, lo staff dell’Italia decise di provare un’altra soluzione e concentrarsi sull’aspetto tecnico. Così, dalla seduta seguente, comparvero i palloni. Tra transenne troppo basse, mal di mare, spazi angusti ed errori di mira, da lì a poco tutte le palle della sacca finirono in mare, lasciando la squadra senza il principale strumento del loro sport.

Una parvenza di normalità la si ritrovò durante la sosta di un giorno a Las Palmas. Finalmente sulla terra ferma, gli Azzurri riuscirono ad allenarsi su un regolare campo da calcio e, soprattutto, a fare nuovamente provvista di palloni. L’incubo, tuttavia, si ripresentò già dal giorno seguente, data della ripartenza della barca. Anche in questo caso, i palloni finirono tutti in acqua e l’ultima parte del viaggio trascorse nella quasi disperazione. Rapidamente, gli italiani persero entusiasmo, concentrazione e condizione atletica. All’arrivo a Santos, la squadra era allo strenuo delle energie.

ADDIO COPPA RIMET

Di errori, ormai, ne erano stati fatti a scatafascio ma i preparatori dell’Italia pensarono bene di aggiungere altra benzina al fuoco. Nel tentativo di recuperare una condizione fisica accettabile pensarono bene di torchiare letteralmente gli Azzurri con una preparazione al limite delle capacità umane. I 4 giorni che precedettero l’esordio mondiale, furono terribili, caratterizzati da carichi di lavoro impressionanti, senza aver il tempo materiale per smaltirli e presentarsi freschi all’appuntamento. Ma gli errori organizzativi non finirono qua. La rosa azzurra fu messa al diciannovesimo e al ventesimo piano di un enorme albergo a San Paolo. Al piano di sotto, però. vi era un gruppo di ballerine argentine.  I racconti di quell’esperienza, parlano di una squadra italiana molto impegnata nelle incursioni notturne al diciottesimo piano dell’hotel.

Lo stesso albergo era posizionato proprio in una delle strade principali che davano vita alla famosa festa di San Giovanni. Così,  i ragazzi della selezione tricolore non trovarono neanche il modo di riposare bene, tra schiamazzi, luci e musica. Inoltre, un’altra notizia complicò il cammino azzurro. L’India, inserita nel girone dell’Italia e considerata la squadra cenerentola per via della sua prima (e unica) partecipazione a una Coppa del Mondo, si tirò indietro all’ultimo. La rinuncia degli asiatici rese ancora più vitale la sfida contro la Svezia, dal momento che il gruppo era rimasto composto da sole 3 squadre e una sconfitta significava probabilmente eliminazione.

Cosa che puntualmente avvenne, perchè gli Azzurri persero meritatamente per 3-2 contro gli scandinavi. La Svezia stessa, nella seconda sfida, pareggio 2-2 contro il Paraguay. A quel punto, pur avendo da giocare ancora il match contro i sudamericani, i calciatori italiani erano ormai matematicamente eliminati. La gara contro il Paraguay fu vinta 2-0. Il disastroso Mondiale brasiliano del 50 finiva qui per  l’Italia. Col morale sotto i tacchi e zero voglia di farsi altri 15 giorni di mare, l’intera truppe italiana decise di prendere un aereo, in barba alle paure. La Coppa del Mondo, invece, fu finta dall’Uruguay nella famosissima finale del Maracanazo (leggi QUI oppure clicca QUI per il video).

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