L’Italia e gli “spauracchi” negli ultimi 6 Mondiali a cui ha partecipato!

Italia spauracchi mondiali

Gli “spauracchi” mondiali e l’Italia. Un fastidioso binomio che ci ha accompagnato ad ognuna delle ultime partecipazioni azzurre alla Coppa del Mondo. Fantasmi creati ad hoc dalla stampa e poi esorcizzati sul campo dalla squadra, spesso senza grosse difficoltà.

L’ITALIA E GLI IMMANCABILI SPAURACCHI MONDIALI

L’Italia, si sa, è da sempre un popolo di allenatori. Scambi di opinioni, più o meno accese, sono all’ordine nel giorno quando si parla di un pallone che rotola. Più che mai, se a scendere in campo c’è la nazionale azzurra e di mezzo c’è il Mondiale di calcio. Nelle ultime apparizioni italiane in Coppa del Mondo, è capitato spesso e volentieri che le vigilie di determinate sfide fossero letteralmente spolverate di puro terrore da parte della stampa. Nell’avversaria di turno veniva identificato un calciatore che, a detta dei nostri media, avrebbe fatto a pezzi la nostra Nazionale.

Calciatori ritenuti immarcabili e degni, spesso, di un cambio di modulo. Discussioni lunghe giorni e giorni su chi doveva marcarli, sulle qualità del portiere italiano, sulla capacità del tecnico di porre rimedio alla situazione. Insomma, l’Italia intera era invasa dalla fastidiosa sindrome degli spauracchi mondiali. Il più delle volte, tra l’altro, il cosiddetto spauracchio veniva poi tenuto tranquillamente a bada da una formazione, la nostra, che spesso e volentieri si è presentata ai Mondiali con rose di valore assoluto. Ripercorriamo il terrore psicologico perpetrato dalla stampa nelle ultime 6 partecipazioni azzurre…

USA 94: HRISTO STOICHKOV

Siamo al Mondiale ’94, un’edizione piuttosto amara per il nostro tricolore. L’Italia di Arrigo Sacchi, infatti, in un crescente entusiasmo popolare, inizia a ingranare nella fase a eliminazione diretta. Trascinata da un Roberto Baggio finalmente decisivo, dopo le esitazioni della fase a gironi, la nazionale azzurra elimina l’ostica Nigeria e la forte Spagna. In semifinale, ultimo ostacolo per raggiungere l’atto conclusivo contro il Brasile di Romario, vi è la Bulgara. Una vera e propria rivelazione del Mondiale. Una squadra qualificatasi alla competizione tramite un vero e proprio miracolo sportivo ai danni della Francia. Negli Stati Uniti, i bulgari sono andati al di là di ogni più rosea previsione e hanno eliminato la Germania Campione in carica.

Nei giorni precedenti la sfida, la stampa italiana è in fibrillazione. Il terrore assoluto ha un volto e un nome: Hristo Stoichkov. Un attaccante fortissimo, un giocatore di fantasia e qualità che milita nel Barcellona e, quando ha voglia, dispensa magie. E in quel Mondiale il numero 8 di voglia ne ha davvero molta. E’ devastante e continuo come non mai, tanto che a fine anno vincerà addirittura il Pallone d’Oro davanti al nostro Baggio. La vigilia è incentrata sul come fermarlo. Secondo gli esperti della penna, il modulo a zona di Sacchi potrebbe lasciarlo con troppa libertà di azione. Lui che, per caratteristiche, ama partire tra le linee, rischia di trovarsi in una terra di nessuno. E si è consapevoli del fatto che Sacchi non deciderà mai di marcarlo a uomo.

Insomma, l’ostacolo Bulgaria sembra davvero insuperabile. Le cose, poi, andranno in modo totalmente opposto. L’Italia di Sacchi, infatti, giocherà forse i 35 minuti, quelli iniziali, più belli in assoluto di quel Mondiale. E’ l’idea di calcio del tecnico di Fusignano finalmente applicata sul campo dai suoi calciatori. Difesa altissima, trappola del fuorigioco, pressing asfissiante, triangolazioni, sovrapposizioni, tagli e inserimenti. E’ uno spettacolo, con Baggio degno finalizzatore della manovra. La sua doppietta indirizza la sfida mentre Stoichkov non trova mai spunti degni di nota. Il bulgaro siglerà il 2-1 dal dischetto, suo 5° gol al Mondiale, e farà poco altro. Il primo tra gli spauracchi mondiali dell’Italia è stato sconfitto…

FRANCIA 98: TORE ANDRE’ FLO

Facciamo un salto temporale di 4 anni e andiamo all’edizione successiva, che si torna a giocare in Europa. E’ la Francia a ospitare (e purtroppo vincere) la 16° edizione della Coppa del Mondo. L’Italia, nel frattempo, è passata nelle mani di Cesare Maldini, fautore dei successi entusiasmanti dell’Under 21 negli anni 90. La squadra che parte per la Francia è fortissima e, ovviamente, ha i favori del pronostico. Nonostante ciò, è da specificare come gli Azzurri si siano qualificati solo tramite spareggi. In tutto il percorso di qualificazione, la squadra di Maldini ha giocato col freno a mano tirato. Il tecnico ha una paura matta di prendere gol e schiera una formazione sempre molto difensiva, con 5 uomini dietro. A destra, addirittura, finisce sacrificato a fare il terzino Checco Moriero, un’ala pura.

Mentre davanti il ballottaggio tra Roberto Baggio e Del Piero diventa presto frustrante per tutti, l’Italia supera agevolmente un girone piuttosto abbordabile. Ed è qui che la stampa va nel panico più assoluto. Sulla strada azzurra, agli ottavi, c’è niente poco di meno che la Norvegia, già domata (a fatica) a USA 94. Il problema, sorto in questi 4 anni, è che nel frattempo gli scandinavi hanno affidato il peso del loro attacco a Tore Andrè Flo, un gigante di 193 centimetri. E inizia la solita tarantella. Pagliuca è un portiere che esce poco. Nesta era il più adatto a contrastarlo ma purtroppo si è infortunato gravemente. Bergomi deve fare il libero. Restano Costacurta e Cannavaro, a meno che Maldini non decida di spostare il figlio Paolo come centrale.

Proprio quest’ultima, è la soluzione a cui si aggrappano le speranze dei giornalisti italiani e anche la più paventata nei vari bar della Penisola. A detta di tutti, Costacurta e soprattutto Cannavaro sono troppo bassi per contrastare il formidabile colpitore di testa della Norvegia. Anche in questo caso le cose andranno diversamente. Cesare Maldini non si scompone minimamente e si affida al suo pupillo Fabio Cannavaro per contrastare il norvegese. L’Italia passa subito in vantaggio con Bobo Vieri e difende piuttosto facilmente l’1-0 finale. Cannavaro gioca una gara favolosa e, quando non riesce a fermare Flo, ci pensa un eccellente Pagliuca, che in barba alle critiche sa anche uscire. Sarà la Francia a fermare l’Italia nel turno successivo dei Mondiali (ai maledetti calci di rigore), nonostante anche in questa edizione uno degli spauracchi è stato contrastato al meglio!

KOREA E GIAPPONE 2002: ULISES DE LA CRUZ

Qui andiamo quasi nel tragicomico. Il fantasma è identificato nel giorno stesso dei sorteggi e corrisponde al nome di Ulises de La Cruz. Ai molti non dirà nulla e, osiamo aggiungere, non a torto. Il ragazzo è un onesto mestierante, un terzino ecuadoregno con buone doti di spinta e che viene impavidamente paragonato, in patria, a Cafù. Così, l’incauto abbinamento, manda in till l’intera penisola. Tra i possibili “spauracchi” mondiali, De la Cruz sembra il più pericoloso per l’Italia. Ci si interroga su come si possa fermarlo. A Trapattoni viene suggerito di schierare un elemento di sacrificio sulla sinistra, in modo da dare supporto a Paolo Maldini. L’ecuadoregno è nel pieno della sua carriera e le sue “formidabili” discese potrebbero causare problemi al veterano azzurro.

La partita, poi, si rivelerà decisamente più facile del previsto. L’Italia la porta agevolmente a casa per 2-0 con doppietta di Vieri, ispirato da un ottimo Totti. A sinistra giocherà Cristiano Doni, in una delle sue prime apparizioni in Nazionale. Una gara tutto sommato tranquilla per l’atalantino, mentre de la Cruz, il giorno seguente, farà incetta di insufficienze sui giornali. Il terzino riuscirà poi a strappare un contratto con l’Aston Villa e si renderà protagonista di una discreta carriera. Anche se paragonarlo anche solo minimamente a Cafù appare più simile ad una bestemmia. Il cammino azzurro, comunque, risulta deludente. Dopo la vittoria all’esordio, la squadra del Trap supera a fatica il girone con Croazia e Messico. Agli ottavi, anche per via del vergognoso arbitraggio di Moreno, verrà eliminata dalla Corea del Sud del tecnico olandese Guus Hiddink…

GERMANIA 2006: GUUS HIDDINK

L’edizione tedesca del Mondiale rievoca, per i nostri colori, dei momenti fantastici, indimenticabili. Pur travolta dalle polemiche di Calciopoli, l’Italia fa innamorare un popolo intero, elimina in semifinale i padroni di casa e batte in finale la Francia. In un colpo solo, supera le due rivali più “odiate” di sempre e va ad alzare la 4° Coppa del Mondi della sua storia. Ma anche nel perfetto cammino di Lippi e compagnia, c’è lo spettro di turno. Stavolta, però, non è riconducibile ad un calciatore, bensì ad un allenatore. Che poi, altro non è che Guus Hiddink, che 4 anni prima ci aveva polemicamente sbattuto fuori con la sua super aiutata Corea del Sud.

L’olandese è un tecnico di valore assoluto. Uno dei pochi capaci davvero di rivoltare le squadre a immagine e somiglianza. Al di là degli arbitraggi assai discutibili, la sua Corea era un modello di organizzazione. Un 3-4-3 aggressivo, con gioco sulle fasce e pressing. Lo stesso concetto di gioco, raggiunto lo storico 4° posto con gli asiatici, tenta di trasmetterlo all’Australia, la sua nuova selezione. I Socceroos sono tra le rivelazioni del torneo e finiscono, inevitabilmente, sulla strada degli Azzurri agli ottavi di finale. In campo sembrano volare, hanno una condizione atletica di gran lunga superiore alle altre squadre viste fino a quel momento. Riuscirà l’Italia di Lippi, travolta dalle polemica interne, a fermare la cosa dei Canguri?

Ovviamente si, altrimenti il titolo non l’avremmo vinto. Ma stavolta, tra i tanti spauracchi paventati dalla stampa finora, quello di Hiddink va davvero vicino a sbattere fuori dai Mondiali l’Italia. L’Australia gioca una partita eccellente, di grandissima attenzione tattica. Gli Azzurri, invece, restano presto in 10 per l’espulsione di Materazzi. Sono costretti a difendersi a oltranza e ripartire con qualche folata in contropiede. Le speranze di evitare i supplementari sembrano svanire minuto dopo minuto. Ma, nel finale, Grosso si guadagna un calcio di rigore che Francesco Totti trasforma. Hiddink è battuto, ma quanta paura!

GLI ULTIMI DUE SPAURACCHI PER L’ITALIA: LE EDIZIONI 2010 e 2014 DEI MONDIALI

Una piccola premessa. L’Italia vista alle edizioni 2010 e 2014 dei Mondiali è stata il vero spauracchio di se stessa. In Sudafrica, Lippi sceglie una rosa vecchia e con poca qualità. Convocazioni fatte, per lo più, per riconoscenza nei confronti di chi aveva fatto la storia 4 anni prima. Il girone è tutt’altro che proibitivo ma non basta ad evitare un’eliminazione umiliante. I campioni del mondo in carica escono dopo 3 partite semplicemente disastrose. Quella su cui concentreremo le attenzioni è la prima, l’esordio contro il Paraguay. Il cui centravanti è Lucas Barrios, bomber del Borussia Dortmund, con cui vincerà 2 scudetti. E’ un attaccante di ottimo livello, capace di fare reparto da solo e con un buon feeling con il gol.

Il Paraguay, effettivamente, si rivela un osso duro e solo un gol di De Rossi permette agli azzurri di pareggiare l’incontro. Per i sudamericani aveva segnato il difensore Alcaraz di testa. Barrios, invece, disputa una partita decisamente nella norma. Dopo l’edizione 2010, gli Azzurri passano nelle mani di Cesare Prandelli. Si rendono protagonisti di un illusorio Europeo, che ci porta a chiudere da secondi e a pensare che i problemi del nostro calcio siano superati. L’Italia, invece, si presenta in condizioni pessime a Brasile 2014. Condizione atletica imbarazzante, convocazioni cervellotiche del CT, i veterani che mettono più di una parola nelle sue scelte e, soprattutto, rapporti interni logori tra molti calciatori.

L’esordio vincente con l’Inghilterra sembra nascondere le problematiche. Ma già nei giorni che precedono la seconda sfida, viene identificato l’ennesimo tra gli spauracchi mondiali dell’Italia. In questo caso, il suo nome è Joel Campbell. Milita in quella che, sulla carta, è la cenerentola del girone. Negli anni seguenti, peraltro, avremo anche modo di vederlo in Italia, in una pietosa parentesi a Frosinone, in cui verrà ricordato per non aver mai calciato in porta in 17 partite, lui che di professione fa l’attaccante. L’Italia quella partita la perde per un gol del trequartista Ruiz e poi esce vergognosamente contro l’Uruguay, tentando di arrivare inutilmente allo 0-0 prima di venir punita da Godin. Uno che forse, era più spauracchio di tanti altri!

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