La prima volta non si scorda mai: la mitica avventura della Jamaica a Francia 98

Jamaica Francia 98

Nel Mondiale del 98 in Francia, la nazionale della Jamaica fece la sua prima e finora unica apparizione nel torneo. Accompagnati dalle simpatie dei molti, riuscirono addirittura a vincere una partita.

LA JAMAICA SI QUALIFICA A FRANCIA 98

L’edizione 1998 dei Mondiali di calcio ha regalato grandissime emozioni e può essere annoverata tra le migliori di sempre. Si sono sfidati campioni leggendari, in un turbinio di classe incredibile. Ci sono state gare epiche, alcune delle quali memorabili anche per il significato, come la sfida tra Usa e Iran. E, inoltre, ci sono state storie uniche, come ad esempio la favola della Jamaica. Una nazionale piccola, notoriamente e tradizionalmente mai nell’èlite del calcio che conta. Fino a quel momento, i caraibici, tra mancate partecipazioni, qualificazioni fallite e addirittura ritiri durante le eliminatorie stesse, non si erano mai affacciati davanti a certi palcoscenici. Nel loro piccolissimo palmares, vantavano soltanto una Coppa dei Caraibi e un terzo posto alla Gold Cup 93: davvero poca roba.

Quando l’ambizioso Horace Garfield Burrell, capitano delle forze armate giamaicane, diviene presidente della federazione di calcio nel 94, neanche lui pensa di poter giungere così in fretta ad un simile obiettivo. Il quadro che si trova è piuttosto desolante: non vi sono calciatori a sufficienza, mancano strutture adeguate, esperienza e organizzazione. La prima scelta, fondamentale per intraprendere il percorso, è quella dell’allenatore. Nella sua testa, Burrell è convinto che i brasiliani siano i migliori per la qualità produttiva del loro calcio. Per questo, si mette alla ricerca di un tecnico verdeoro. Dopo vari colloqui, sceglie quello che più lo ha colpito per idee di gioco e entusiasmo: Renè Rodrigues Simoes. In quel momento, non poteva immaginare che quel tecnico dai folti baffi avrebbe portato la Jamaica a Francia 98.

IL MIRACOLO DI SIMOES

Renè Rodrigues Simoes è un tecnico di comprovata esperienza. In Brasile ha allenato club importanti come Vasco da Gama e Fluminense. E’ stato anche selezionatore della nazionale under 20, con cui ha vinto una Copa America di categoria e un terzo posto al Mondiale. Vanta esperienze all’estero nel Medio Oriente e in Portogallo con il Vitoria Guimares. Quando Burrell gli comunica che è lui la prima scelta per la panchina della Jamaica, il tecnico brasiliano si dichiara lusingato. Il progetto lo intriga ma prima di accettare, vuole visionare di persone cosa lo aspetta. E l’impatto è tutt’altro che positivo. Le carenti strutture e l’organizzazione approssimativa lo portano ad un passo dal rifiuto.

Burrell, con una mossa intelligente, lo porta a visionare alcune partite locali. Simoes rimane sorpreso dal talento, seppur grezzo, che intravede in quei calciatori. Torna in Brasile, senza dare una risposta ma piuttosto eccitato dalla prospettiva. Dopo pochi giorni e dopo averne parlato con la famiglia, alza la cornetta e comunica a Horace Burrell che è disposto ad accettare l’incarico. Il lavoro che lo aspetta è tutt’altro che semplice. C’è da creare una squadra competitiva e da dare delle regole, non solo ai calciatori ma anche alla federazione stessa. Come prima mossa, Simoes rifiuta la scorta e in barba ai pericoli di Kingstone inizia a girare per le strade, creando un legame con la gente e osservando i talenti in giro per la città.

Poi riesce a ottenere dei fondi per poter portare ben 30 calciatori in Brasile per un periodo ad affinare la tecnica. Inoltre, fa acquistare un pullman nuovo per gli spostamenti e crea una dieta specifica per i giocatori locali. Per ciò che concerne, invece, la creazione della rosa, si accorge subito che ci sono delle lacune in alcuni ruoli e si mette a setacciare il Paese in lungo e in largo. Il miglior talento della Nazionale è Deon Burton, che milita in Inghilterra assieme a Paul Hall e Fitz Simpson. Attorno a loro ci sono tanti onesti gregari ma occorrono altre pedine. In un villaggio turistico, Simoes conosce un barman, Theodore Whitmore e lo arruolo.

Stessa sorte tocca a Sinclair, portiere notturno che nel tempo libero fa il terzino sinistro e Aaron Lawrence, tassista reclutato come numero 12 della squadra. Poi occorre un elemento di classe che possa alzare notevolmente il livello. La soluzione migliore è andarlo a prendere in Inghilterra, sfruttandone le radici giamaicane. La scelta ricade su Robert Earle del Wimbledon, che coltiva ancora sogni di convocazione con gli inglesi e infatti inizialmente rifiuta. Simoes, con un’abile stratagemma, lo invita con tutta la famiglia in Jamaica. Qui riscopre la passione per la sua terra e non riesce a rifiutare la proposta. L’armata della Jamaica è pronta a dare la caccia ai biglietti per Francia 98.

IL CAMMINO DELLA JAMAICA VERSO FRANCIA 98

In due anni, la nazionale guidata da Simoes disputa qualcosa come 120 gare tra qualificazioni e amichevoli. Un numero impressionante di test, utili al tecnico brasiliano per provare giocatori nuovi e creare un gruppo solido. In tutti questi raduni, sempre più frequenti, il CT imprime anche un certo rigore tattico a una squadra, prima di quel momento, molto anarchica. I risultati si iniziano a vedere subito e le qualificazioni sono una escalation continua. Nella prima gara, un gol di Burton piega il Canada. Ancora Burton segna il gol vittoria contro la Costa Rica. Sempre lo stesso attaccante del Derby County, sigla anche il pareggio nella difficilissima trasferta contro gli USA.

Nella penultima partita, la Jamaica impatta in trasferta contro San Salvador e rinvia ogni discorso di qualificazione alla sfida finale contro il Messico. Il 16 novembre del 97 tutta Kingston è in fibrillazione, pronta a festeggiare un traguardo storico. I forti avversari, fortunatamente, sono già qualificati e arrivano senza grande mordente.  La Jamaica domina l’incontro ma è frenata dalle grandi parate di Oswaldo Sanchez. Nell’altra gara, giocata in contemporanea, gli USA battono 4-2 San Salvador, consegnando, di fatto, alla Jamaica il pass per Francia 98. Al triplice fischio, il meraviglioso muro giallo verde del tifo locale allo stadio Indipendence Park inizia a intonare il coro “USA, USA!”. Il premier Patterson dichiara festa nazionale e per tutte le strade del paese di balla sulle note del grande Bob Marley, il miglior artista di sempre del Raggae mondiale.

L’AVVICINAMENTO AL MONDIALE FRANCESE

Prima di partire per la Francia, la nazionale giamaicana è impegnata nella Gold Cup, un ottimo modo per testare ulteriormente il livello della squadra. Tra i convocati per la spedizione compare anche un nome nuovo: Frank Sinclair, difensore del Chelsea. Sfruttando le sue origini giamaicane, la federazione e Simoes sono riusciti a convincerlo ad accettare la chiamata. Assieme a lui, vi sono altri due elementi che fanno una scelta identica: Marcus Gayle e Darryl Powell. All’esordio arriva uno 0-0 contro il Brasile, ospite della manifestazione, poi due vittorie contro Guatemala e El Salvador. In semifinale i giamaicani vengono sconfitti dal Messico e perdono la finale per il terzo posto nuovamente contro il Brasile, con rete del grande Romario. Successivamente, Simoes si trova a dover risolvere un’altra grana. Durante le qualificazioni si era visto costretto a cacciare dal gruppo Walter Boyd.

Costui è uno degli elementi più validi della squadra ma anche il più indisciplinato. Con un’adolescenza difficilissima alle spalle e un amico fraterno assassinato davanti ai suoi occhi, Boyd era stato il più refrattario alle regole, finendo per essere allontanato. A qualificazione ottenuta e dopo l’ottima figura dei suoi compagni in Gold Cup, chiede di poter rientrare in gruppo. Simoes, inizialmente, gli risponde picche ma si accorge immediatamente che quasi tutta la rosa è rimasta toccata dalla conversione del ragazzo. Soprattutto il portiere Barrett, uno dei veterani, si schiera a suo favore. Boyd si dice disposto a partire addirittura come uomo in più, senza giocare mai. Alla fine Simoes la mette ai voti e ben 15 elementi su 22 ne appoggiano il ritorno: Walter Boyd è nuovamente in Nazionale, pronto ad aiutare la Jamaica nell’avventura, ormai prossima, a Francia 98.

L’AVVENTURA TRANSALPINA

Il sorteggio di Francia 98 inserisce la Jamaica in un gruppo di ferro. Assieme a loro, infatti, vi è la fortissima Croazia di Suker, l’Argentina del super bomber Batistuta e l’ostico Giappone di Hidetoshi Nakata. Proprio i nipponici sembrano l’unica compagine abbordabile, anche se sulla carta partono davanti ai giamaicani. Quest’ultimi fanno il loro esordio il 14 Giugno contro i croati. Prima della sfida c’è stato un simpatico siparietto tra il CT croato Blazevic e Simoes. Costui è stato beccato a spiare un allenamento della Croazia e Blazevic, oltre a permettergli di osservare la seduta, gli regala anche due videocassette dei suoi.

Sarà inutile perché la Croazia è troppo forte e vince l’incontro 3-1. La Jamaica disputa comunque un ottimo incontro, pervenendo anche al temporaneo pareggio con Earle, prima di arrendersi nella ripresa. Nella seconda sfida, Simoes commette il grave errore di temere troppo l’Argentina. Rinnegando tutto il lavoro fatto nei precedenti due anni, cambia sistema di gioco e prepara una gara prettamente difensiva. Imposta i suoi secondo un compatto 4-4-2, che non sembra molto idoneo alle caratteristiche della rosa e infatti arriva la figuraccia. I Reggae-Boyz vengono letteralmente travolti da un grande Batistuta, autore di una tripletta che spiana la strada all’Argentina per il 5-0 finale.

E’ una bella batosta per Simoes e i suoi. Ora non resta che l’ultima sfida col Giappone, anch’esso fermo a 0. Entrambe già eliminate, hanno da giocarsi il solo onore. I giamaicani giocano una grandissima gara e ottengono una storica vittoria per 2-1 (clicca QUI per vedere i gol). La sfida è decisa da una doppietta del barista Theodore Whitmore, che poi avrà un’ottima carriera in Inghilterra. Si torna a casa e i Raggae-Boyz vengono accolti come eroi. Hanno appena scritto una delle pagine più belle di sempre nella storia di un Mondiale di calcio.

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