Quando Zidane e Davids giocarono partite clandestine con gli immigrati

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ZIDANE E DAVIDS, LA COPPIA CHE GIOCAVA LE PARTITE CLANDESTINE LA SERA

Zidane e Davids sono stati due colonne portanti della Juventus di fine anni ’90 e inizio 2000. Giocatori totalmente diversi sul piano calcistico ma estremamente simili su quello caratteriale. Non a caso diventarono grandi amici. La connessione che riuscivano ad avere in campo era un qualcosa di superlativo, visto che in ogni zona del campo erano in grado di scambiarsi il pallone. Mentre Zizou galleggiava letteralmente sul prato verde con finte, veroniche e tocchi raffinati, il Pitbull faceva da lavatrice, ripulendo tutti i palloni in zona nevralgica e aprendo le autostrade al francese, che o rifiniva o realizzava a suo compiacimento. Diversi sono gli episodi che legano i due. Uno curioso risale all’ottobre 2000, quando i bianconeri vennero sconfitti ad Amburgo per 3-1. In quella circostanza, nel giro di 4 minuti, la Juve si ritrovò in 9 uomini per due espulsioni. Di chi? Zidane e Davids.

Un altro aneddoto particolare che fa capire il rapporto che c’era tra i due, lo ha rivelato la rivista francese “So Foot”. Un mensile calcistico francese che ha festeggiato i suoi primi 10 anni di vita celebrando i più grandi numeri 10 della storia del calcio. Zidane si è raccontato alla rivista e ha spiegato che nel suo periodo juventino aveva una condotta a dir poco monacale: “Tutte le sere, verso le 19, ero in pigiama e mi sembrava normale. Ecco com’era la mia vita a Torino”. Il fenomeno francese, ogni tanto, provava a ravvivarsi uscendo in gran segreto col suo compagno di squadra Edgar Davids. I due campioni, senza dare nell’occhio, svolgevano un’attività inusuale di cui la Juventus non doveva sapere niente. Zidane ha confermato a “So Foot” la veridicità di alcune informazioni che spiegavano come lui e l’olandese prendessero parte ad alcune partitelle clandestine giocate per strada, sugli asfalti dei parcheggi torinesi.

LE PAROLE

“Non è una leggenda la storia che vuole che io mettessi un cappellaccio da pescatore per andare a giocare con gli immigrati, anche se l’ho fatto soltanto un paio di volte. A spingermi era Davids. Lui ci andava matto, lo faceva molto spesso: prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi. Mi diceva sempre: ‘E’ per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti’. E io gli dicevo: ‘Okay, ma abbiamo gli allenamenti, apparteniamo ad un club di alto livello, non  possiamo rischiare di infortunarci’. Allo stesso tempo, però, lo ammiravo perchè era in grado di fare delle cose del genere.” Chissà come finivano quelle partitelle, chissà quanti calci sulle caviglie sono volati. D’altronde era un calcio da strada, quindi chi giocava metteva già in conto di sbucciarsi in qualche parte del corpo.

E chissà se Zidane e Davis giocavano in squadre diverse per riequilibrare i valori o facevano un “due contro tutti”. Sicuramente la classe e della sana follia non mancavano di certo.

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