Fabio Noaro, l’esilarante cronista fazioso del Vicenza, idolo di Mai Dire Gol

Fabio Noaro Vicenza

Fabio Noaro, nel corso degli anni ’90, è stato il mitico radiocronista di Radio Vicenza. Nel corso delle partite e delle varie trasmissioni radiofoniche, il simpatico giornalista si lasciava scappare continue gaffe. Dopo che lo scrittore Davide Sacco gli dedicò un libro, il personaggio divenne noto anche alla Gialappa’s Band, che lo prese di mira a Mai Dire Gol.

FABIO NOARO, IL RADIOCRONISTA CON LA PASSIONE PER IL VICENZA

Molto probabilmente, girando per la rete, vi sarà capitato di imbattervi nel mitico video di Mai Dire Gol a lui dedicato. Centinaia di migliaia di visualizzazioni per una delle perle più esilaranti nella storia della Gialappa’s. Fabio Noaro, inizialmente del tutto inconsapevole del grande successo che stava per ottenere, era un giornalista veneto che lavorava per Radio Vicenza. Ovviamente grande tifosi del club biancorosso, divenne il radiocronista ufficiale nelle partite della squadra. Un periodo sostanzialmente di ottimo profitto quello del Vicenza, che in quegli anni assaggiò per parecchie stagioni anche il brivido della massima serie. Ma cosa rese così famoso Noaro? Ascoltando le sue radiocronache, anche senza voler prestare particolare attenzione, era praticamente impossibile non accorgersi dei suoi buffi e continui strafalcioni linguistici.

Nella zona del vicentino, nel giro di poco tempo, il buon Fabio divenne un vero e proprio mito. Radio Vicenza vide aumentare a dismisura il numero degli ascoltatori, ancor più intenti a gustarsi le sue gaffe piuttosto che seguire le radiocronache. Peraltro, gli stessi racconti delle partite, erano per lo più approssimativi e conditi da diverse inesattezze. Uno scrittore vicentino, Davide Sacco, prese talmente sul serio il fenomeno di Noaro, da decidere di scrivervi un libro. Così, grazie ad un amico tipografo, nel 1995 pubblicò il volume “Mai Dire…Noaro!”. L’opera ottenne un enorme successo nella zona di Vicenza, tanto da portare ad una ristampa per esaurimento delle copie. Sacco, inoltre, pensò di inviare una copia del libro addirittura alla Gialappa’s Band, al fine di metterli a conoscenza di questo autentico mito che regalava sorrisi involontari e sinceri ad ogni radiocronaca.

UN VERO MITO DI MAI DIRE GOL

Il messaggio passò esattamente per quello che era. La Gialappa’s capì immediatamente di non poter perdere l’occasione di portare un simile fenomeno nella loro trasmissione. Dopo aver raccolto il materiale sufficiente, mandarono in onda un video che raccoglieva alcune delle migliori perle di Fabio Noaro. Alcune, fecero davvero la storia. Il buffo radiocronista, concentrato sulla partita e intento a raccontarla come meglio sapeva, si rendeva protagonista di continue castronerie. Errori grammaticali, proverbi totalmente confusi tra loro, frasi prive di significato logico, cervellotiche interpretazioni del regolamento, deliranti scenari di classifica. Insomma, il buon Fabio sapeva davvero, seppur involontariamente, come far parlare di sé. Espressioni come “Questa è davvero la scintilla che rischia di far traboccare la goccia.”, oppure “Se proprio vogliamo andare a cercare il pelo nel pagliaio”.

E ancora “Da quest’anno ci saranno alcune novità: i giocatori sulle maglie porteranno un numero”, “La temperatura si aggira sui 17°. A voler essere precisi, 17 e un po’” fino alla più leggendaria “E con questo, considero chiusa la polemica tra me e il sottoscritto“. Il successo divenne, in poco tempo, travolgente. E pensare che ,almeno inizialmente, Fabio Noaro non sapeva nemmeno nulla. Fu informato del libro soltanto dopo la stampa ma prese la cosa con estrema autoironia, tanto da presenziare alla presentazione del volume. Successivamente, mentre su ebay le copie dello stesso venivano vendute a prezzi esorbitanti, lo stesso Noaro si ritrovò perfino a fronteggiare numerosi fans sotto la sua abitazione. Con il tempo, purtroppo, il mito del telecronista veneto è lentamente scemato. Eppure, sono ancora in tanti a cliccare sul leggendario video di Mai dire gol, che vi proponiamo a conclusione di questo racconto:

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