Intervista esclusiva ad Adrian Ricchiuti, l’ex talento di Catania e Rimini!

Adrian Ricchiuti

Adrian Ricchiuti, ex trequartista argentino con una lunghissima militanza in Italia, si è raccontato in esclusiva per Football Story. Una piacevole chiacchierata per rivivere i momenti più significativi della sua carriera, con uno sguardo anche al suo presente da allenatore!

ADRIAN RICCHIUTI, IL GENIO CHE FECE INNAMORARE RIMINI E CATANIA

Adrian Ricchiuti era un vero talento, un trequartista argentino che giunse in Italia giovanissimo. Nel nostro Paese ha vestito tante maglie ma le sue esperienze più belle e significative sono state quelle di Rimini e Catania. Con i romagnoli, con cui ha giocato a più riprese, si è tolto anche la gioia di segnare alla Juventus. Nell’avventura catanese, invece, ha finalmente assaggiato la Serie A in una squadra ricca di connazionali e capace di divertire spesso e volentieri. In questa intervista si è raccontato, soffermandosi sui momenti più belli della sua avventura da calciatore e non solo!

L’ARRIVO IN ITALIA

A soli 12 anni, Adrian Ricchiuti lasciò l’Argentina e giunse in provincia di Rieti. Iniziò a giocare con la squadra di Forano, un piccolo paesino del rietino per poi trasferirsi nel settore giovanile della Ternana. Come si presentò l’opportunità, com’è stato l’ambientamento per un ragazzo all’epoca così giovane e che differenze hai trovato nel modo di fare calcio tra Argentina e Italia a livello giovanile?

Sono arrivato in Italia a soli 12 anni, per motivi lavorativi e non inizialmente calcistici. Venivo da una realtà completamente diverso e ho avuto l’opportunità di iniziare a giocare in un paesino chiamato Forano, in provincia di Rieti. Non conoscevo la lingua e questa esperienza mi ha dato l’occasione anche di integrarmi in Italia. Perchè giocare a calcio è un linguaggio universale e mi ha permesso di ambientarmi pur non parlando italiano. Il calcio in Sudamerica è molto diverso, soprattutto qualche anno fa. Noi giocavamo molto molto per strada, ci sono molti più giocatori e c’è molta più voglia rispetto a tanti quartieri che ci sono qui in Italia. Però alla fine il calcio è sempre uguale, anche se l’Argentina produce più giocatori. Si gioca anche molto più a calcetto e molti iniziano proprio da lì.

Eri trequartista dotato di grandissima tecnica, capace di illuminare il gioco e di infiammare letteralmente le tifoserie delle piazze in cui sei stato. Avresti potuto ambire ad una carriera superiore? Cosa ti ha frenato?

No, credo di dover essere soddisfatto della carriera che ho fatto. Non ho mai pensato di poter fare di più o di meno. Ognuno si merita quello che ha avuto. Non  mi piace pensare col senno del poi. Va bene così, devo essere contento e cercare anche dopo che ho smesso di cercare sempre nuove soluzioni.

ADRIAN RICCHIUTI E L’AMORE CON LE PIAZZE DI RIMINI E CATANIA

Adrian Ricchiuti ha vestito la maglia del Rimini addirittura in 4 occasioni differenti, diventando un vero mito per la tifoseria romagnola. Un legame fortissimo con la squadra e con la piazza e con i momenti forse più intensi della carriera. Successivamente c’è stata Catania, un’altra tappa molto molto importante, il famoso Catania argentino. Ci puoi raccontare cosa rappresentano per te questi due club? 

Intanto vorrei ringraziare tutte le città dove ha avuto la fortuna di giocare perché mi hanno trattato sempre bene. Rimini è stata la piazza in cui sono stato più tempo, dove abito ancora oggi e che mi ha fatto conoscere maggiormente come calciatore. Ho un  legame particolare e ogni volta che mi chiameranno in causa sarò sempre presente per questa città e questa maglia.  Catania mi ha dato l’opportunità di realizzare il mio sogno e di giocare in Serie A e quindi c’è stima reciproca con la città. E’ stata un’esperienza bellissima e porterò questi ricordi per sempre con me. Mi ha permesso di raggiungere il sogno di una vita.

LA CARRIERA DA ALLENATORE E LA SITUAZIONE COVID NEL CALCIO DILETTANTISTICO

Ritiratosi a 42 anni, dopo aver addirittura militato a San Marino, giocando i preliminari di Champions, Adrian Ricchiuti ha decido di intraprendere una nuova carriera da allenatore. Si è da subito legato al suo Rimini, con una breve parentesi anche come tecnico ad interim della prima squadra per poi concentrarsi sulla scuola calcio. Per questo, ti chiediamo quale idea di gioco hai? Ti ispira a qualcuno e quale dei tuoi allenatori ti ha influenzato maggiormente?

Non mi ispiro a nessuno in particolare, non è parte del mio modo di pensare. Devo ancora iniziare davvero questa nuova carriera e già quando ero calciatore ho sempre pensato che se ispirarsi a qualcuno vuol dire sbagliare qualcosa. E’ normale che ho sempre cercato di prendere qualcosa da tutti gli allenatori, in ogni categoria. Ognuno di loro aveva qualcosa da insegnarmi ed è riuscito a farlo.

Infine, un ultimo pensiero sull’attuale situazione drammatica che sta vivendo il calcio dilettantistico, uno dei settori più colpiti dal Covid. Si sarebbe potuto fare qualcosa in più per salvaguardare un movimento che coinvolge centinaia di migliaia di persone? Come vedi il futuro?

Il nostro settore è stato il più penalizzato. E’ stato fatto tutto in modo sbagliato. Noi lavoriamo, io e tanti miei colleghi facciamo solo questo mestiere. La situazione è quella che è, è pessima, difficile e la capisco. Però è anche vero che fermare tutto il calcio sia stato un errore. Quello che non riesco a capire è il perché le categorie inferiori e i settori giovanili non possano ripartire con le massime precauzioni e facendo le cose per bene. Secondo me c’è stata un po’ di confusione e ormai è tardi per far ripartire tutto. Mi dispiace per i tanti colleghi, sia quelli che vivono di questo che gli altri che lo fanno solo per passione ne soffriamo tutti…

Ma stanno pagando soprattutto i bambini, che è la cosa più brutta. Lo vedo anche con i miei figli, questa situazione li sta portando ad andare sempre più davanti al computer o al telefono. E’ la cosa che mi manda più in bestia di tutto ciò. Stanno perdendo l’amore per questo sport. Sto cercando, ai bambini della categoria in cui alleno, di fargli fare tante cose ma sono sempre davanti al computer e questo non va bene. Spero che già da giugno, al massimo a settembre, questa situazione possa risolversi perché a tutti noi manca il campo. Speriamo che vada tutto per il meglio! Grazie mille per l’intervista!!!

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