Zózimo Alves, il difensore moderno ed elegante del Brasile di Pelè

Zózimo Alves

Zózimo Alves Calazans è stato un forte difensore brasiliano che ha preso parte a due Mondiali e un’Olimpiade. Elegante, in campo e fuori, si è sempre contraddistinto per la grande correttezza. La sua carriera, però, è finita in modo molto triste, con il bruttissimo epilogo finale nella sua lunga storia d’amore con il Bangu. Anni dopo è purtroppo morto in un incidente stradale.

ZOZIMO ALVES CALANZAS, IL CALCIATORE “EDUCATO”

Nato a Salvador nel ’32, il piccolo Zózimo Alves Calazans  è uno dei tanti milioni di bambini brasiliani che gioca a calcio nelle strade della sua città. E’ uno dei tanti, discrete qualità ma difficilmente spicca nella massa. Nessuno, probabilmente, scommetterebbe mai un centesimo su una sua affermazione a grandi livelli. Ma quel ragazzo è diverso e più passano gli anni e più lo dimostra. Ha una vita totalmente differente rispetto a quella di tanti suoi connazionali meno fortunati. I suoi non navigano nell’oro ma gli permettono di studiare e lui la prende come una grande opportunità. A scuola eccelle, forte anche di un carattere particolare, che lo porta sempre a volersi migliorare.

Con la stessa abnegazione, cresce a dismisura anche come calciatore. Diventa sempre più bravo, tanto che tutti quelli che prima lo confondevano nel marasma generale, iniziano a ricredersi. Un buon fisico, ottima intelligenza tattica, una qualità nella visione di gioco fatta su misura per la posizione di regista. Una miscela di pensiero e azione, testa e piedi in armonia, a stretto contatto. Zózimo è talmente bravo che un giorno un tale di nome Agostinho lo nota e lo segnala al São Cristóvão de Futebol, un club di Rio de Janeiro. All’età di 15 anni, quel ragazzo educato, rispettoso e benvoluto da tutti, si trasferisce e sogna davvero di diventare un calciatore. Vi resta poco, un paio di anni, perchè appare da subito evidente che sia troppo bravo e finisce al Bangu.

LO SPOSTAMENTO IN DIFESA

La vita di Zózimo Alves Calazans cambia radicalmente. La crescita è esponenziale e il ragazzo trova subito una sua dimensione nella nuova squadra. Lo fa, però, in un nuovo ruolo: quello di difensore centrale. Arretrando l’azione, riesce a mostrare ancora meglio le sue qualità. Alle riconosciute abilità in impostazione, che non perde con l’abbassamento in difesa, aggiunge la capacità di lettura, che è nettamente sopra la media. E’ in grado di capire, con tempismo perfetto, quando scivolare lateralmente per coprire una falla, quando scappare dietro per dare copertura o quando uscire lui in anticipo. A differenza dei suoi colleghi, Zózimo non lavora solo per migliorare l’aspetto tecnico. E’ fermamente convinto che la conoscenza della materia in cui si lavora, permetta di intuire ancora meglio gli sviluppi e capirne tutte le essenze.

Per questo, fin da quando è appena maggiorenne, inizia a seguire numerosi corsi di studio, prettamente di natura calcistica. Spesso, è tra gli alunni che eccedono per attenzione e comprensione. E’ un ragazzo elegantissimo, in campo e fuori, paragonato a un “Lord inglese”. Cammina a testa alta e gioca a testa alta. Il pubblico lo adora e diviene un vero e proprio idolo della tifoseria del Bangu. Di pari passo, arriva la chiamata nelle nazionali giovanili brasiliane. Insieme a Joel Martins, Zagallo e altri giovani personaggi di quel periodo, Zózimo aiuta la selezione giovanile a imporsi a livello internazionale. Partecipa anche alle Olimpiadi del ’52 a Helsinki, un’avventura che lo rafforza molto, in campo e nello spirito. Col Bangu, intanto, si toglie anche diverse soddisfazioni, vincendo per ben due volte (’51 e ’55) il torneo di Início do Rio de Janeiro.

LA CONVOCAZIONE IN BRASILE

Proprio nel 1955, il difensore fa il suo esordio con la Selecao, prendendo parte alla vittoria per 3-0 sul Paraguay al Maracanã, in una partita valida per la Coppa Oswaldo Cruz. Piace tremendamente al CT Flávio Costa, che lo convoca anche per un torneo in Europa del ’56. Poco dopo, però, la Federazione decide di cambiare guida tecnica e in panchina arriva Vicente Feola, che ha idee differenti. A suo dire, i difensori devono essere dei veri e propri cani, pronti anche a intervenire duramente sugli attaccanti pur di difendere la propria porta. Uno stile di gioco totalmente opposto a quello elegante e pulito di Zózimo Alves Calazans. Il calciatore del Bangu, pur rimanendo nell’elenco dei convocati, perde il posto da titolare.

Al Mondiale del 1958, svoltosi in Svezia, è la riserva di Orlando Peçanha. Il Brasile, spinto dai suoi meravigliosi assi Pelè, Vavà, Didì, Garrincha, Djalma Santos, Nilton e Zagallo conquista il titolo. Zózimo, pur da comparsa assoluta, mette in bacheca il più prestigioso dei trofei mondiali. Nonostante il successo, però, il CT Feola viene pesantemente criticato per la scelta di escluderlo dall’11 titolare. Il pensiero più indicativo, sulla questione, è quello del filosofo Neném Prancha: “Se i fisici vincessero la partita, la squadra dei portuali diventerebbe ogni anno dei campioni”. Ma Zózimo non si deprime e prende l’esclusione come un’ulteriore motivazione per accrescere ancora il suo livello di gioco e riprendersi quel posto in Nazionale.

IL SECONDO MONDIALE

Con l’avvento di un altro CT, Aymoré Moreira, la musica cambia e Zózimo Alves riconquista i gradi del titolare. Sono anni d’oro per la Selecao, che in questo periodo riesce a mettere in bacheca, oltre al già citato Mondiale del 58, anche tanti titoli minori. I verdeoro, infatti, vincono una O’Higgins Cup nel 1955, la Atlantic Cup nel 1956 e la Oswaldo Cruz Cup nelle edizioni 1955, 1956, 1958 e 1962. Arrivano al Mondiale dello stesso anno, in Cile, come i grandi favoriti. Stavolta, Zózimo è titolarissimo e fa parlare di sè il mondo intero. La sua squadra è a trazione anteriore, attacca come se non ci fosse un domani ed è stracolma di calciatori offensivi. Capita sovente di prendere un contropiede o che qualche compagno sia rimasto in attacco. Lui, con le sue incredibili letture difensiva, la sua eleganza, la sua corsa a testa alta e la sua proverbiale correttezza, pone sempre rimedio.

Poi, riconquistata palla, fa valere quel mancino educato da playmaker, il suo ruolo originario, e imposta la nuova azione d’attacco. In tutta la manifestazione, la Selecao del CT Moreira, conosce un solo pareggio, per lo più ininfluente ed arrivato nella fase a gironi contro la Cecoslovacchia. Per il resto, è una marcia trionfale, che porta Pelè e compagni dritti dritti alla finalissima, nuovamente contro i cecoslovacchi. Stavolta termina 3-1 in favore del Brasile, che vince il secondo titolo consecutivo. Per Zózimo è il momento giusto per lasciare la casacca della nazionale e dare spazio ai più giovani. E’ riuscito nel suo grande intento, perseverando negli obiettivi che si era prefissato. Tutto il mondo ha potuto ammirare un difensore di altissimo livello, in barba alle solite frasi dette che vogliono il Brasile in grado di produrre solo calciatori offensivi.

ZOZIMO ALVES CALANZAS E IL DOLOROSISSIMO ADDIO AL BANGU

Il difensore, inoltre, lascia il Brasile anche per potersi concentrare unicamente sul Bangu, il club al quale ha giurato eterno amore. Ha ormai 30 anni e vuol regalare gli ultimi anni della sua carriera a quella gente che lo ha accolto da adolescente e ne ha fatto un uomo, un uomo campione del mondo. Nel ’63, appena un anno dopo il trionfo in Cile, accade però un qualcosa di assolutamente vergognoso e indegno. Il suo Bangu è in lotta per il titolo. Ha dominato il torneo fin dalle prime partite, piazzandosi saldamente in testa alla classifica. Nella parte finale del campionato, però, la squadra si spegne, all’improvviso. Inizia a dilapidare tutto il vantaggio accumulato. Il dramma si concretizza nel mese di dicembre, quello conclusivo.

Il 1° del mese O Banguzão è in vantaggio per 2-0 in casa contro l’America, a 25 minuti dal termine. Subisce una clamorosa rimonta e viene inchiodato sul 2-2. Sul banco degli impuntati, oltre alla tenuta mentale della squadra, finisce soprattutto la difesa, non impeccabile in entrambe le occasioni dei gol avversari. Una settimana dopo, si consuma un epilogo doloroso ma ormai già scritto. Nella gara con la Fluminense, il Bangu perde nettamente per 3-1. Sul punteggio di 2-1, e con la squadra riversata in attacco alla ricerca di un pareggio decisivo, Zózimo Alves procura un calcio di rigore in favore della Flu per un fallo di mano. Negli spogliatoi, a fine gara, accade l’irreparabile. I calciatori, quasi all’unanimità, puntano il dito contro quella che è una vera e propria bandiera del club. Nei giorni seguenti, le polemiche proseguono e si allargano perfino a stampa e tifosi.

LA DRAMMATICA MORTE A 45 ANNI

La decisione è sofferta ma necessaria. Ferito nell’orgoglio, Zózimo Alves è costretto a chiedere la cessione. All’inizio del ’64 viene mandato in prestito all’Esportiva de Guaratinguetá, club di San Paolo. Torna al Bangu solo un anno dopo ma è di passaggio. Tratta e ottiene la rescissione del contratto, per poi firmare con la Portuguesa, altro club della città. Segue una breve esperienza al Flamengo e un’ultima annata in Perù, allo Sporting Cristal. A 35 anni, Zózimo  annuncia il definitivo ritiro. Una decisione che, forse, avrebbe voluto prendere già dopo la fine della sua storia d’amore col Bangu. Si prefissa l’obiettivo di mettere tutte le sue conoscenze a disposizione dei giovani talenti, per aiutarli a formarsi e tirarli fuori dalla strada.

Nella sua breve carriera da allenatore di ragazzi, in un’accademia di Rio, si dice che vada molto alla ricerca delle stesse qualità che tutti gli riconoscevano. Non solo abilità tecniche, ma educazione e cultura, ritenute componenti indispensabili nella sua visione di calcio. Tra le sue attenti mani passano circa un centinaio di ragazzi, che svezza con pazienza e cura. Almeno fino ad un maledetto il 17 luglio 1977. La sua auto esce di strada e si consuma il dramma, stavolta irrimediabile. All’improvviso, il mondo è diventato meno elegante. Il calcio è diventato più vuoto e la palla, ancora una volta, si bagna di lacrime per la perdita di un suo protagonista. La squadra del cielo, invece, ha un ennesimo rinforzo, una stella splendente, quella di Zózimo.

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