Vladimir Durkovic, il roccioso difensore slavo ucciso da un poliziotto ubriaco

Vladimir Durkovic

Vladimir Durkovic è stato un forte difensore slavo, conosciuto per la sua durezza e il gran carattere. Dopo ottime stagioni al Saint Etienne e un Mondiale del 1962 da assoluto protagonista, si trasferì al Sion. Durante la sua esperienza svizzera, ultima della carriera, fu ucciso da un poliziotto ubriaco il 22 giugno del 1972 all’uscita di un locale.

VLADIMIR DURKOVIC, L’UOMO DALLO SGUARDO DI FERRO

Salif Keita, che con Durkovic divise lo spogliatoio al Saint Etienne, raccontò “Quando faccio qualcosa di stupido in campo, evito di voltarmi. So che Vladimir mi sta guardando, e lui mi spaventa”. Il difensore slavo era un duro, specialmente dentro al rettangolo di gioco. Ne avevano timore, per loro stessa ammissione, perfino i compagni di squadra. Perchè quando sbagliavi, magari per insufficienza o per scarsa concentrazione, Vladimir Durkovic ti fulminava immediatamente con lo sguardo. Con gli avversari, talvolta, si spingeva anche oltre, cercando subito di far capire l’aria che tirava dalle sue parti. Anche per questo suo carattere, era generalmente molto amato dai tifosi delle squadre in cui militò, che ne riscontravano un innegabile attaccamento ai colori. Vladimir, tra l’altro, non avrebbe neanche dovuto fare il calciatore.

Cresciuto in una numerosa famiglia di intellettuali, fu spinto dal padre, che faceva il maestro, a studiare per diventare un avvocato. Una strada intrapresa anche da alcuni dei suoi fratelli. Ma il ragazzo, in testa, aveva soltanto il pallone. Così, ottenuto il diploma, appena maggiorenne, fece fagotto e andò via di casa, dati i continui litigi col padre. Entrò a far parte delle giovanili della gloriosa Stella Rossa e inizialmente giocava come attaccante. In un paio di anni, fu tramutato in terzino, diventando rapidamente uno dei migliori interpreti del ruolo dell’intero Paese. Con la squadra biancorossa di Belgrado vinse ben 5 campionati (1956, 1957, 1959, 1960 e 1964) e 3 coppe nazionali (1958, 1959, 1964). Grazie alle sue sempre più convincenti prestazioni, non faticò a diventare un fulcro della Nazionale.

L’AFFERMAZIONE INTERNAZIONALE

Della Jugoslavia divenne rapidamente un leader. Non aveva paura di niente, affrontava tutte le partite con la stessa intensità e concentrazione e non si preoccupava mai del fatto di trovarsi di fronte un avversario più o meno quotato. Con la maglia della Nazionale slava collezionò ben 50 presenze e sfiorò la vittoria l’Europeo del 1960, da assoluto protagonista. Dopo aver battuto in semifinale la Francia con un rocambolesco 5-4, gli slavi si arresero nella doppia finale all’URSS, non senza aver lottato strenuamente. Successivamente, Vladimir, sempre nel 1960, aggiunse la prestigiosa medaglia d’oro olimpica alla sua bacheca dopo aver sconfitto la Danimarca in finale. Nel ’62, invece, si guadagnò ulteriore credibilità a livello internazionale.

Nella partecipazione al Mondiale in Cile si affermò come uno dei migliori difensori della competizione. Duro negli interventi, intelligente tatticamente, sempre puntuale e continuo. La Jugoslavia, anche grazie al suo contributo, ottenne un più che onorevole 4°posto. La carriera di Vladimir Durkovic, intanto, proseguì ancora per qualche anno in patria ma ormai le richieste dall’estero erano sempre più frequenti. Nel 1966, il difensore accettò la corte del Borussia Monchengladbach, dove ebbe l’opportunità di giocare col grande Gunter Netzer. Tuttavia l’esperienza tedesca non si rivelò proficua, dato che Durkovic faticò a ritagliarsi un posto da titolare in una squadra già molto consolidata e che giocava insieme da tempo.

GLI ANNI D’ORO DI VLADIMIR DURKOVIC AL SAINT ETIENNE

Dopo un solo anno in Renania Settentrionale, Durko decise di cambiare aria e passò in Francia, al Saint Etienne. In pochissimo tempo, divenne uno degli idoli della tifoseria, nonché pupillo assoluto del tecnico Batteux. La sua grinta era proverbiale, tanto che ne primi periodi transalpini si lamentò dell’eccessiva morbidezza con cui i calciatori locali affrontavano le partite. “I calciatori francesi non sanno combattere” disse al termine di una partita persa ma nessuno si scandalizzò, perché lui, con i fatti, dimostrava di saperlo fare, invece, alla grande. Nello spogliatoio divenne un assoluto riferimento. Non amava molto parlare ma quando prendeva la parola lui, rimanevano tutti in religioso silenzio. Ben 155 presenze con la maglia verde ma soprattutto, una quantità svariata di trofei tra cui 3 campionati vinti e due coppe nazionali.

Nel ’71, Vladimir Durkovic, ormai prossimo ai 34 anni, avvertì di non avere più gli stimoli di un tempo. Anche fisicamente, lui che era sempre stato d’acciaio, sentiva i primi scricchiolii. Prima dell’addio, però, fece un ultimo regalo al suo Saint Etienne. Grazie alla sua mediazione, il portiere Ivan Curkovic, compagno di Nazionale, raggiunse il club e ne divenne uno dei migliori estremi difensori della storia. Durkovic, invece, dopo avergli ceduto uno dei posti da straniero in rosa, pensò di trasferirsi in Svizzera, firmando col Sion. Cercava un ambente tranquillo, dove non si avvertissero grandi pressioni e si vivesse nella quiete. La soluzione migliore per continuare a correre dietro ad un pallone ma badando più al divertimento che all’assidua ricerca di vittorie e trofei.

L’ASSURDA MORTE PER MANO DI UN POLIZIOTTO UBRIACO

Come già ampiamente messo in conto, il Sion disputò proprio quel tipo di stagione. Chiuse a metà classifica, in un cammino senza infamia e senza lode. Vladimir Durkovic trovò esattamente l’ambiente che cercava e disputò, tutto sommato, un buon campionato, totalizzando 25 presenze e decidendo di continuare anche nell’annata successiva. Durante l’estate, però, accadde qualcosa di agghiacciante che segnò la sua fine e, purtroppo, non solo come calciatore. Durko, infatti, il 22 giugno disputò un’amichevole di preparazione precampionato contro il Bastia. La sera, approfittando delle ore di svago concesse dall’allenatore, si organizzò con alcuni suoi compagni per un’uscita amichevole. All’esterno di una discoteca, però, Vladimir incrociò lo sguardo di un uomo. Era un poliziotto locale, visibilmente ubriaco.

Costui, senza un ragionevole motivo, iniziò a insultare il calciatore. Tra i due nacque un litigio e Durkovic, per evitare di finire nei guai, provò ad allontanarsi. Il poliziotto, però, tirò fuori la pistola e gli sparò vigliaccamente, colpendolo all’altezza dello stomaco prima che potesse rientrare in auto. A nulla valse la corsa in ospedale e il successivo intervento chirurgico. Il forte e coraggioso difensore slavo non c’era più. I giornali svizzeri, nelle primissime ricostruzioni, tentarono immediatamente di affermare che il poliziotto volesse sedare una presunta rissa. Il tempo, però, portò alla terrificante verità. Si scoprì che l’agente, oltre ad essere ubriaco e a non aver assolutamente riconosciuto il calciatore, lo scambiò per un italiano, per i quali nutriva un forte risentimento. Questo suo immotivato odio, fece scoppiare la discussione con la tragica conseguenza. L’uomo se la cavò soltanto con 7 anni di reclusione poiché figlio di un pezzo grosso. Per Durko non c’era stata alcuna giustizia…

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