Vladimir Beara, il “portiere ballerino” rinnegato dalla sua gente

Vladimir Beara

Vladimir Beara, il ballerino di danza classica diventato portiere per caso

Vladimir Beara è considerato uno dei migliori portieri di sempre (forse il migliore) della “scuola balcanica”. La sua storia, come quella di tanti calciatori dell’ex Jugoslavia, sembra quasi dal Libro Cuore. Infatti questo portiere croato classe 1928, si avvicinò al calcio in maniera decisamente casuale dopo aver coltivato una passione sicuramente non molto comune tra i ragazzi jugoslavi del dopoguerra. Prima di diventare uno dei migliori portieri jugoslavi, infatti, Beara aveva praticato danza classica. Tuttavia, non disprezzava affatto il calcio e in particolare l’Hajduk Spalato, squadra di cui era tifoso. Fu proprio durante un allenamento della formazione croata in cui mancavano portieri che il 19enne Vladimir decise di improvvisarsi estremo difensore puntando sulla sua agilità. Fu così che cominciò una carriera luminosa.

Gli inizi con l’Hajduk Spalato e l’approdo nella Nazionale jugoslava

In poco tempo il giovane Vladimir Beara divenne il portiere titolare dell’Hajduk soffiando il posto a Branko Stintic nella stagione 1948-49. L’anno successivo arrivò il primo successo della sua carriera in un campionato in cui la federazione jugoslava decide di adottare il calendario sovietico giocando da marzo a novembre. Nello stesso anno fu chiamato per la prima volta dalla Nazionale in occasione dei Mondiali del 1950 come riserva dell’ormai 35enne estremo difensore della Stella Rossa Srdan Mrkusic. Pochi mesi dopo arrivò anche il debutto da titolare in occasione della gara contro l’Austria dell’8 ottobre 1950 al Prater di Vienna. La partita si concluse con un pesante 7-2 in favore degli austriaci. A parte ciò anche la carriera in Nazionale sarà piena di soddisfazioni. Come il 2-2 in amichevole contro l’Inghilterra Highbury e l’argento Olimpico a Helsinki nel ’52 dopo la finale contro la grande Ungheria. 

Il controverso trasferimento alla Stella Rossa, il finale di carriera e l’avventura da allenatore

Nel frattempo però nel 1955 avvenne il clamoroso addio al suo Hajduk. Accadde che il suo collega della Stella Rossa Mrkusic, giunto alla veneranda età di 40 anni appese le scarpe al chiodo. Il club di Belgrado era il più titolato della Jugoslavia e soprattutto era sotto l’influenza del Maresciallo Tito. Per Vladimir Beara (figlio di genitori serbi) fu impossibile rifiutare il trasferimento. Trasferimento che non fu affatto gradito dai suoi ex tifosi. Tanto che, una volta rientrato a Spalato quindici anni dopo, molti spalatini non gli rivolsero più la parola. Una spia delle tensioni etniche che avrebbero travolto la Jugoslavia negli anni ’90 e che coinvolsero il leggendario Beara anche alla sua morte nel 2014, quando a causa delle sue origini serbe non gli venne concessa sepoltura nella sua Spalato. E pensare che l’ex portiere “ballerino”, una volta appese le scarpe al chiodo, si cimentò in una discreta avventura da allenatore, riportando proprio il suo Hajduk a vincere il campionato nel 1971. Il titolo mancava da 16 anni, esattamente dall’ultimo anno di Vladimir da portiere dell’Hajduk. Nemo profeta in patria.

FOTO: Retro Football Twitter

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