Vittorio Mero, lo sfortunato “sceriffo” del Brescia di Mazzone

Vittorio Mero

23 gennaio 2002: muore Vittorio Mero, difensore del Brescia

Il 23 gennaio è una data che i tifosi bresciani non dimenticheranno mai. Quel giorno un assurdo destino si portava via il difensore Vittorio Mero, morto ad appena 27 anni in un tragico incidente stradale. Sono passati vent’anni da quella immensa tragedia che sconvolse il Brescia e il calcio italiano. Il ricordo di Vittorio e e del suo sorriso resta però ancora intatto nella mente di tutte le persone che lo conobbero e di tutti i tifosi che lo apprezzarono durante la sua breve ma intensa carriera.

Uno “sceriffo” sorridente che si era consacrato nelle rondinelle

Classe 1974, Vittorio Mero era nato a Vercelli, dove aveva iniziato a muovere i primi passi da calciatore nelle file della Pro Belvedere agli inizi degli anni Novanta. Nella stagione 1992 esordì con la maglia del mitico Casale in Serie C2 ad appena 17 anni. Poi, dopo un passaggio nella Primavera del Parma, nel 1993 si era trasferito al Crevalcore, con cui vinse un campionato di C2 e dove militò per due stagioni. Altre tre stagioni al Ravenna, culminate con una storica promozione in Serie B. Nel 1998 Mero approdò in quella che fu poi la tappa più importante della sua carriera, ovvero Brescia. Con le rondinelle giocò quattro anni con una parentesi in prestito alla Ternana dal gennaio al giugno del 2001. Nella stagione precedente, l’apice con la promozione in Serie A. Dopo la parentesi di Terni, il difensore vercellese era pronto a giocarsi le sue chances nel massimo campionato scalando le gerarchie dell’allenatore Carletto Mazzone. Del resto, un altro allenatore che aveva avuto a Brescia, Nedo Sonetti, lo aveva soprannominato lo “sceriffo” per la sua abnegazione e la sua disciplina in campo. Qualità che avrebbero conquistato certamente anche Mazzone e che il giocatore aveva mostrato già durante la Coppa Intertoto, giocando tutte le gare fino alla finale contro il PSG. Un baro destino era però in agguato.

Quel maledetto Parma-Brescia che non si giocò per la morte di Vittorio Mero

Il 23 gennaio 2002 il Brescia di Mazzone e di Roby Baggio era atteso da una trasferta di Coppa Italia a Parma. Era un freddo mercoledì e si giocava alle 17,30. Una partita però alla quale non era atteso il difensore dei bresciani Vittorio Mero, che aveva rimediato una squalifica nel turno precedente. Lo “sceriffo”, anziché andare con la squadra, approfittò per tornare dalla sua famiglia. La moglie Monica e il piccolo Alessandro, di appena un anno e mezzo all’epoca lo aspettavano a casa. “Vito” però a casa non tornò più. Alle 13,55 sull’autostrada A4, tra i caselli di Ospitaletto e Rovato, in direzione Venezia, un autoarticolato aveva urtato un furgone Renault sulla corsia opposta. Il conducente del furgone, non poté fare altro che invadere la corsia di sorpasso dove sopraggiungeva Mero. L’utilitaria del giocatore finì sotto al Renault rimanendo agganciata a quest’ultimo per poi finire sul lato destro della carreggiata. Vittorio Mero morì sul colpo, ad appena 27 anni. A Parma i suoi compagni di squadra erano in campo per il riscaldamento prima della partita quando arrivò la terribile notizia. Il primo a intuire tutto fu Antonio Filippini che scoppiò in lacrime. Baggio gettò via i guanti e filò dritto negli spogliatoi in un’immagine che divenne simbolo di quel dramma. Impossibile giocare e infatti il match fu mestamente rinviato al 30 gennaio. A rendere il tutto più tragico il fatto che il papà di Vittorio apprese della morte di suo figlio in televisione. Così si consumò il dramma di uno “sceriffo” che sorrideva alla vita. Uno sceriffo nel Paradiso delle rondinelle per sempre.

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