Valentino Mazzola, il condottiero del Grande Torino e la tragedia di Superga

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Valentino Mazzola, uno dei più grandi 10 della storia del calcio italiano, senza la tragedia di Superga, avrebbe compiuto oggi, 26 gennaio, 102 anni. Una vita spezzata troppo presto da uno dei più grandi drammi nello sport, che pose fine ai trionfi del grande Torino.

VALENTINO MAZZOLA, IL SIMBOLO DEL GRANDE TORINO

Uno dei più grandi di sempre e simbolo di una delle squadre più forti nella storia del calcio. Valentino Mazzola era il fulcro del grande Torino. Un club capace di vincere 5 scudetti di fila e una Coppa Italia. Di quell’11 magnifico, Mazzola era il 10. Un calciatore moderno, con capacità fisiche fuori dal comune per il periodo. Inoltre, un giocatore universale. Valentino era forte in entrambe le fasi di gioco. Duro nel tackle, capace di farsi valere in interdizione, estremamente abile nell’impostare la manovra quando si abbassava a ricevere palla. Ma era negli ultimi 30 metri che Mazzola davanti il meglio di sé, tanto da venir impiegato saltuariamente anche come attaccante. Aveva un tiro di spiccata potenza e una grande propensione al gol. Nella stagione 47-48, la più proficua della sua carriera, si laureò capocannoniere del campionato con 29 gol in 38 partite.

Era il capitano, il condottiero, il leader di una squadra capace di scrivere pagine incancellabili nel mondo del calcio. Le stesse doti che riusciva poi a portare anche in Nazionale, dove indossava con fierezza la fascia di capitano nell’ultimo periodo di vita. In Azzurro, complice anche il forzato stop per la Seconda Guerra Mondiale, ebbe modo di giocare soltanto 12 partite, impreziosite da 4 gol. La sua ultima esibizione con l’Italia avvenne a poco più di un mese dalla dipartita. Fu una partita amichevole giocata in Spagna e vinta dagli Azzurri per 3-1 con Valentino capitano. Il 4 maggio, fu vittima del terribile incidente di Superga, che spezzò la sua vita e quella di tutti i suoi compagni. Fu la fine del grande Torino, la squadra capace di far sognare l’Italia in quegli anni difficili.

LA TRAGEDIA DI SUPERGA DEL 1949

Un’epoca, una storia e un fascino che non può essere dimenticato. Dall’utilizzo del cosiddetto Metodo (2-3-2-3), che ha caratterizzato la nostra Italia di Vittorio Pozzo, all’escogitare un piano per “parare” la modifica del fuorigioco, ovvero 2 e non più 3 difendenti tra l’attaccante e la porta. Insomma, una piccola rivoluzione che Herbert Chapman aveva escogitato per rendere Grande il suo Torino. Il grande Torino rappresenta il calcio con la “C” maiuscola, dall’essere stato simbolo di un paese che cercava di rialzarsi dopo le macerie che avevano contraddistinto quegli anni, all’essere una squadra da record: 5 scudetti conquistati nella guerra. Ma anche l’imbattibilità del suo storico Filadelfia e i 10 titolari che andarono in azzurro l’11 Maggio 1947 per sconfiggere il grande dominio Ungherese guidato dal cannoniere Ferenc Puskas con un entusiasmante 3-2. 

La sequenza trionfale si interruppe il 4 Maggio 1949 alle ore 17,05. Quel giorno i granata di capitan Valentino Mazzola giocarono la loro ultima partita. Abbastanza insolitamente, arrivò una sconfitta per 4-3 contro i portoghesi del Benfica. Il tempo era pessimo, una pioggia battente e nuvole fantozziane circondavano il trimotore I-Elce. Tra titubanze e preoccupazione, l’aereo decollò. Dopo l’ultimo contatto con la stazione radio, a causa di un guasto all’altimetro dovuto al maltempo, l’aereo si schiantò contro la Basilica di Superga immersa in una nebbia fitta. Erano da poco passate le 17 e il grande Torino non c’era più. A Vittorio Pozzo toccò il compito più triste: riconoscere le salme dei suoi ragazzi. 31 persone tra atleti, staff, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio se ne andarono. 

 Clicca QUI per un documentario sull’accaduto, che ricostruisce minuziosamente i drammatici momenti.

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