Toninho Baiano, il “treno” di fascia destra del Flamengo e del Brasile

Uno dei terzini più amati nella storia del Flamengo, con un importante passato anche nella Fluminense

Toninho Baiano

Terzino destro particolarmente abile in fase offensiva, Toninho Baiano divenne rapidamente un idolo della tifoseria del Flamengo. Collezionò anche 17 presenze in Nazionale e la convocazione al Mondiale 78 anche se la presenza di Ze Maria e Nelinho ne limitò lo spazio. Morì nel 1999 in seguito ad un improvviso malore.

TONINHO BAIANO, IL CAVALLO DELL’ISOLA DI ITAPARICA

Itaparica è un’isola del Brasile, appartenente allo stato di Bahia. Tra spiagge mozzafiato, panorami da sogno e turismo sfrenato, anche qui, come in tutto il Paese, il calcio è il cuore pulsante per tutti i ragazzini. Antonio Dias Do Santos, per tutti conosciuto come Toninho Baiano, non era ovviamente da meno. Nel corso degli anni ’50 e ’60, nella città di Vera Cruz, dove era nato, tante comitive cercavano di convincerlo a disputare le interminabili partite in strada o in spiaggia che organizzavano. Lui, nel limite del possibile, cercava di accontentare tutti, spostandosi per l’intera cittadina e giocando anche tutta la giornata. Spesso, questo gli costava le severe punizioni del padre, per nulla convinto della sua esagerata passione calcistica.

Toninho, in ogni caso, era riuscito a costruirsi un’importante reputazione, con gli amici che lo denominavano “il cavallo” per via delle sue straordinarie doti atletiche. Erano proprio la corsa, la resistenza e la forza le sue doti migliori, unite ad una buona tecnica di base e ad un tiro molto potente. Così, da asso delle partite di strada, Baiano entrò presto a far parte di una squadra, seppur dilettantistica. Nelle fila del Galicia, dalla seconda metà degli anni ’60, si impose come una prorompente ala sinistra. Tuttavia, il giorno di una gara, si ritrovò a dover occupare la posizione di terzino sinistro, per via dell’assenza del titolare. Da quel momento, Baiano divenne un autentico jolly, capace di giocare su entrambe le fasce e sia alto che basso.

LA DIFFICILE CONQUISTA DEL POSTO DA TITOLARE ALLA FLUMINENSE

Creatosi ormai una fama anche al di fuori dell’isola per il suo straordinario rendimento, il calciatore si trasferì a Rio de Janeiro nel 1969, per firmare con la Fluminense. L’impatto con la nuova realtà, però, non fu assolutamente semplice. Il tecnico Paulo Amaral inizialmente lo considerava una riserva, per lo più di Marco Antonio Feliciano, il terzino sinistro titolare. Inoltre, riteneva Toninho un calciatore quasi incapace di difendere e piuttosto anarchico. A complicare ancor di più la situazione ci si mise lo stesso giovane, che nella sua vita privata decise di combinarla davvero grossa. Attratto dai primi guadagni e dal tenore di vita di alcuni suoi compagni, decise di comprarsi un’auto per girare la città.

Il problema era che Toninho Baiano non aveva ancora preso la patente e non aveva alcuna esperienza alla guida. Così, ben presto, fu vittima di un incidente stradale che ebbe grande risalto mediatico. Messo ancor più ai margini, l’ex ala del Galicia non demorse e mostrò il suo inattaccabile spirito di sacrificio nel corso di tutti gli allenamenti. Con abnegazione, imparò a lavorare di reparto con i compagni di difesa e guadagnarsi sempre maggior spazio, soprattutto ai danni di Oliveira, il terzino destro. Negli anni seguenti, fu tra i protagonisti dei successi della Fluminense. Quel gruppo mise in bacheca il titolo di Rio nel 1971, 1973, 1975, la Silver Cup nel ’70 e Guanabara Cup nel ’71 e ’75.

IL DISCUSSO TRASFERIMENTO AL FLAMENGO

Nell’estate del 1976, il calcio carioca fu scosso da un’incredibile operazione di mercato tra Flamengo e Fluminese, club con una delle rivalità più accese del globo. Il presidente del Flu, infatti, Francisco Horta, era più che mai deciso ad acquistare l’altalenante ma travolgente attaccante argentino Doval (clicca QUI per la sua storia), perno del Mengao. Ma El Loco, idolo incontrastato della tifoseria rossonera, aveva un costo non indifferente. Horta, per far fronte a ciò, imbastì un multi scambio che coinvolse diversi altri calciatori. Alla Fluminense finirono Doval, Rodrigues Neto e il portiere Renato; Toninho Baiano, Roberto e Ze’ Roberto fecero il percorso inverso.

Per il terzino, tuttavia, il passaggio al club rossonero non fu certamente indolore. Come detto, per i tifosi Doval era un idolo e i nuovi arrivati avevano la macchia, difficile da cancellare, di averlo, di fatto, sostituito. Inoltre, nel ruolo di terzino destro, in quegli anni, era solito giocare un certo Junior, uno dei più forti calciatori brasiliani di sempre. Il futuro fulcro di Torino e Pescara, da sempre alla ricerca di un posto in mediana, era ormai abituato a sacrificarsi come laterale difensivo. L’arrivo di Baiano, anziché portarlo a giocare a centrocampo, lo fece semplicemente traslocare sulla fascia opposta. L’ex Fluminense divenne il padrone assoluto dell’out destro e presto svelò anche i reali motivi del suo trasferimento.

TONINHO BAIANO E LA CONVOCAZIONE AL MONDIALE ’78

Toninho, in definitiva, fu inserito nel maxi scambio perché il suo rapporto col tecnico della Fluminense Didi era ormai ai minimi termini. Come già accaduto ai tempi di Paulo Amaral, anche il nuovo allenatore lo considerava poco attento alla fase difensiva ma soprattutto molto anarchico tatticamente. La difficile situazione iniziale al Flamengo, però, durò davvero poche settimane. Toninho Baiano si trasformò in un’arma micidiale per l’11 titolare. Una costante spina nel fianco per le difese, con un rendimento altissimo e un feeling importante con il gol. Furono ben 25 le reti in 5 campionati nel club, un numero non indifferente per un terzino. L’ottimo stato di forma, lo portò anche ad esordire in Nazionale nel 1976.

Il rapporto con la Selecao, fu leggermente in chiaroscuro. Per quanto considerato uno dei laterali più decisivi e influenti di tutto il calcio brasiliano, Baiano ebbe a che fare con una concorrenza a tratti spietata. Basti pensare che dinanzi a sé aveva il terzino del Corinthians Ze Maria e il bombardiere del Cruzeiro, Nelinho. Grazie all’infortunio del primo, comunque, riuscì a strappare una convocazione per il Mondiale del 1978. Nei tre anni passati nelle fila del Brasile, Toninho totalizzò 17 presenze, poi fu messo da parte ma, come vedremo a breve, ebbe anche la grande opportunità di rientrare nel giro. Il primo allontanamento dal Brasile arrivò poiché nel Flamengo iniziò a giocare sempre più spesso come ala destra.

LA PRECOCE MORTE

Recuperato soltanto nell’ultimo periodo al Flamengo il posto da laterale basso, Baiano tornò in auge per una maglia in Nazionale. Molti giornalisti e addetti ai lavori, iniziarono a ipotizzare circa un suo reinserimento nel gruppo in vista del Mondiale del 1982. Toninho, però, prese una decisione del tutto opposta, che lo portò a giocare in Arabia Saudita. Il passaggio all’Al Ahli, nell’estate del 1980, mise una pietra tombale sulla sua carriera ad alto livello. La scelta era quella di monetizzare il più possibile, firmando un contratto ricchissimo che, però, si rivelò ben presto un’arma a doppio taglio. Da quel momento in poi, infatti, Baiano si ritrovò in un vero incubo. Poco adattato allo stile di vita arabo, il terzino scappò pochi mesi dopo, facendo ritorno in Brasile.

Si accordò con il Bahia ma il club brasiliano si spaventò dinanzi alle esose richieste degli arabi. Costoro, indispettiti per il comportamento del calciatore, rifiutavano qualsiasi trattativa ragionevole e chiedevano una somma totalmente spropositata. Toninho Baiano fece ricorso e in un primo momento ottenne il permesso per giocare con il Bahia. Dopo sole 4 partite, però, l’Al Ahli impugnò la causa e si vide dare ragione dalla FIFA. Costretto per contratto a rientrare in Arabia, Baiano preferì annunciare il precoce ritiro nel 1982. Appese le scarpette al chiodo, aprì un negozio di materiale edile, decidendo di restare fuori dal mondo del calcio. L’8 dicembre del 1999, improvvisamente, fu colto da un malore e morì. Purtroppo la sua dipartita passò quasi completamente inosservata e non gli venne attribuito il giusto omaggio.

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