Sizwe Motaung, il terzino leggenda dei Bafana Bafana morto di AIDS…

Sizwe Motaung

Sizwe Motaung è considerato il miglior terzino destro nella storia del calcio sudafricano. Un esterno a tratti devastanti quando attaccava e discreto anche nella fase difensiva. Una carriera che lo ha visto affermarsi con la maglia dei Bafana Bafana e giocare anche in Europa. A soli 31 anni il dramma di aver contratto l’AIDS, che lo ha divorato in pochi mesi fino alla tragica morte.

SIZWE MOTAUNG, UNA VERA LEGGENDA SULLA FASCIA DEI BAFANA BAFANA

Deve essere una sorta di maledizione quella che, da ormai 20 anni, colpisce i terzini destri del Sudafrica. Di Sizwe Motaung e del suo dramma parleremo nelle righe successive, fatto sta che è stato il precursore di una lista di tragedie. Qualche anno dopo è toccato a Bryce “Scooter” Moon, uno dei suoi più diretti eredi. Nel periodo di massimo splendore della sua carriera e col Mondiale del 2010 alle porte, il terzino ha involontariamente ucciso una donna mentre era alla guida della sua auto. Una disgrazia che ne ha segnato gli anni a venire, macchiandone il rendimento e portandolo sull’orlo della disperazione, tra sensi di colpa e processi. Infine, solo un anno fa, è stata la volta di Anele, forse quello che più di tutti, per valore, ha saputo avvicinarsi a Motaung. Stroncato da un incidente stradale, ci ha lasciati a soli 33 anni, ancora nel pieno dell’attività.

Sizwe, in ogni modo, è stato il più grande di tutti nel ruolo nel suo Paese. Un terzino esplosivo, forte fisicamente e dalla prorompente cavalcata. Quando aveva campo e riusciva a prendere velocità, diventava una sorta di treno in corsa, difficilissimo da fermare. Per le sue squadre, era una vera e propria arma in più e, nonostante le caratteristiche prettamente offensive, non se la cavava male neanche in fase difensiva. Ovviamente, il rigore tattico non era di primissimo ordine, come capitava spesso, in passato, ai calciatori africani. Classe ’70, fu un prodotto giovanile del Chippa Dynamos prima e del Durban Leeds poi, due club minori del calcio sudafricano. Fu scoperto dai blasonati Jomo Cosmos, che lo prelevarono nel 1991, all’età di 21 anni. Pur giovanissimo, il ragazzo si impose immediatamente ad altissimo livello, entrando nel giro della Nazionale dopo pochi mesi.

LA CONSACRAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE

Numerosi club, anche europei, cominciarono a seguirlo da vicino. In Sudafrica, un terzino tanto forte e determinante nelle sue giocate non si era mai visto. Dopo un biennio allo Jomo Cosmos, Motaung decise di rimanere in patria e firmò per un altro club di primo piano del panorama locale: i Mamelodi Sundowns. Un matrimonio da subito vincente, dato il titolo vinto già nel primo anno e il buon secondo posto della stagione successiva. Nel 1996, Sizwe entrò definitivamente nel cuore degli appassionati di calcio sudafricani. Da titolarissimo, imperversando avanti e indietro sulla fascia destra, contribuì alla storica vittoria in Coppa d’Africa. Una manifestazione fortemente voluta da Nelson Mandela, che fece di tutto per farla ospitare dal Sudafrica. Allo stesso modo, l’impresa dei Bafana Bafana fu straordinaria, dato che solo 5 anni prima, per via di una squalifica della FIFA (motivi razziali) erano fuori da tutte le manifestazione internazionali.

La vittoria in finale per 2-0 contro la Tunisia fece letteralmente esplodere di gioia il Paese e i membri della squadra divennero assolute leggende. Proprio Sizwe Motaung, uno dei più amati per la grinta e la corsa che metteva in campo, era tra l’altro atterrato in Europa qualche mese prima. Ad ingaggiarlo, dopo i fasti mostrati nel campionato sudafricano e nelle competizioni continentali, fu il San Gallo, formazione svizzera. Giunto a stagione in corsa, disputò 15 incontri. Il suo ambientamento, in generale, non fu dei migliori. Assolutamente notevole quando c’era da attaccare, si macchiò di alcuni errori di concentrazione in fase difensiva. Pur con qualche limite tattico, quel che fece vedere in Svizzera fu sufficiente a convincere gli osservatori del Tenerife che quel laterale difensivo potesse rafforzare la loro squadra. Nelle Canarie, Motaung si unì ad una rosa molto forte, che in quegli anni era ospite fissa delle competizioni UEFA.

LA DELUSIONE DEL MONDIALE E IL RITORNO IN PATRIA

Il Tenerife, appena un anno prima dell’arrivo di Motaung, era arrivato fino alla semifinale di Coppa Uefa, eliminando anche la Lazio di Zeman. Una formazione ambiziosa, che puntava a ripetere il cammino delle stagioni passate, sia in Liga che in Europa. Il terzino sudafricano non riuscì mai a guadagnarsi una maglia da titolare, disputando 13 match in campionato, tra alti e bassi. In quella stessa annata, prese parte alla Confederation Cup 97, giocata in Arabia Saudita. I Bafana Bafana chiusero all’ultimo posto il proprio girone, alle spalle di Uruguay, Repubblica Ceca ed Emirati Arabi. Un rendimento insufficiente per una squadra che stava vivendo il periodo migliore, con una generazione d’oro ricca di talenti. La Federazione, con uno sguardo anche all’imminente Mondiale del 98 in Francia, pensò di esonerare il tecnico Barker e sostituirlo col francese Troussier.

Quest’ultimo, come prima mossa, escluse definitivamente Sizwe Motaung dalla lista dei convocati. La sua avventura con il Sudafrica si chiuse a soli 27 anni e con 49 presenze alle spalle. Una decisione, quella del CT, che non fu mai apprezzata dai sostenitori nazionali, da sempre ammiratori di quel terzino leggendario. Per Sizwe, tra l’altro, restare fuori dai 22 per la Francia fu una mazzata incredibile. Da quel momento in poi, anche la sua professionalità iniziò a vacillare. Tornato a giocare in patria, con la maglia prestigiosa del Kaizer Chiefs, cominciò a frequentare amicizie sbagliate. Il pensiero primario non era più allenarsi al meglio ma essere in prima fila nelle focose nottate della movida di Johannesburg. Nelle sue uscite, con un gruppo composto da musicisti, personaggi televisivi e calciatori, era capace di spendere delle cifre abnormi e presto ne pagò le conseguenze.

LA TERRIBILE MALATTIA  DI SIZWE MOTAUNG

Ciò che accadeva sul terreno di gioco era sempre più irrilevante. Il Kaizer Chiefs lo sopportò per un paio di stagioni, salvo poi dargli il benservito. Firmò con gli Orlando Pirates, altro grande club sudafricano ma ormai era l’ombra di se stesso. La sua vita privata andava a rotoli. Ormai in bancarotta, gli fu pignorata la casa e molti di coloro che credeva amici si defilarono, lasciandolo in un mare di guai. Inoltre, il suo corpo iniziava a cedere sempre più rapidamente e in modo misterioso. Perdeva peso in maniera preoccupante e si riempiva di strane ferite, specialmente nei pressi della bocca. Il suo club non potè fare altro che rescindergli il contratto. Rimasto ormai solo e in disperazione, Sizwe Motaung ebbe un rapido crollo. In pochi mesi era incapace anche soltanto di stare in piedi. A prendersi cura di lui, i suoi genitori, grazie al misero stipendio del padre.

Chi lo vide, in quei giorni, racconta di un ragazzo irriconoscibile. Una sorta di scheletro, con lo sguardo assente e il viso logorato dalle ferite. Molte di esse si presentavano attorno alla bocca, provocandogli anche un forte dolore e impedendogli di mangiare. Il responso, inizialmente tenuto nascosto per questioni di privacy, fu agghiacciante: AIDS. L’ex terzino aveva contratto la terribile malattia durante una delle sue serate lussuriose, conclusa con un rapporto sessuale non protetto con una prostituta. In breve tempo, il bruttissimo male lo privò anche del dono della parola. Tutte le persone che prima avevano attorno, sparirono, compresa la ex moglie, che chiese e ottenne rapidamente il divorzio. La Federazione sudafricana non fece assolutamente nulla per aiutare un calciatore che, nel corso della carriera, aveva fatto tanto per il movimento calcistico locale.

LA MORTE A SOLI 31 ANNI

Gli unici che a più riprese lo visitarono o lo chiamarono per far sentire la loro vicinanza, furono degli ex compagni di Nazionale. Tra loro anche Phil Masinga, Helman Mkhalele e l’ex CT Barker. Il 16 agosto del 2001 le sofferenze di Motaung ebbero finalmente fine. Il ragazzo morì, per il dolore di tutti i sostenitori sudafricani che lo avevano sempre amato. Da quel momento in poi, si aprì un’altra parentesi vergognosa della vicenda, con una serie di denunce tra la sua famiglia e quella della ex moglie. Inoltre, venne fuori una terza figura di una ragazza rimasta incinta di Sizwe e che pretendeva di ricevere soldi dai genitori del defunto.

Una tristissima conclusione che non rese onore al ricordi di un ragazzo che negli ultimi anni aveva sicuramente commesso tantissimi errori ma che era stato capace di diventare una vera leggenda del calcio sudafricano. Un traguardo raggiunto a suon di record: ha militato in tutti i grandi club del Paese, ha vinto con la Nazionale ed è stato tra i pochi sudafricani a giocare in Spagna. Da quel momento, nessun terzino destro nella storia dei Bafana Bafana ha saputo emularlo, perchè, almeno in Sudafrica, Sizwe Motaung era il più grande di tutti.

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