Ruggero Grava, il friulano francese del Grande Torino

La storia di Ruggero Grava, attaccante italo-francese del Grande Torino, morto nella Tragedia di Superga.

Ruggero Grava

Ruggero Grava, un francese di sangue friulano nell’ultimo Grande Torino

Tra gli eroi immortali del Grande Torino che periva il 4 maggio del 1949 nel disastro di Superga c’è anche un giocatore poco ricordato ma dalla storia particolare. Il suo nome è Ruggero Grava. Un nome italianissimo per uno dei due francesi che vestirono la maglia granata nella maledetta stagione 1948/49. E anche a lui il destino riservò un finale prematuro e tragico su quella collina che domina il capoluogo piemontese.

Dal Friuli alla Francia tra tanti sacrifici per il pallone

Ruggero Grava nasce nel 1922 a Claut, in provincia di Pordenone. In quel Friuli terra aspra, di gente tosta e abituata a lavorare sodo. Una terra che però in quel momento stava vivendo una grave crisi economica e sociale. Una crisi che spinge i genitori di Ruggero a emigrare. Destinazione Francia, dove si trasferiscono con il piccolo Ruggero che ha appena un anno e il cui primo nome è in realtà Revelli, scelto da sua mamma per la sua originalità. Dunque il piccolo Revelli cresce in terra transalpina, cambiando spesso città, fino a stabilirsi a Parigi con la sua famiglia. Qui pian piano inizia a “francesizzarsi”, diventando per tutti Roger ma mantenendo la grinta e la determinazione tipica dei friulani. Una determinazione che sfodera specialmente con la sua passione: ovvero quella per il pallone. Con il suo fisico possente, Grava si impone iniziando a giocare in diverse squadre della Ville Lumière. Nel 1942, a vent’anni decide di lasciare la capitale francese per giocare con l’Amiens. Anche in Francia c’è la guerra e giocare a calcio diventa molto difficile. Tante che Roger si trasferisce prima al Nancy e poi al Bordeaux della stagione 1943/44. Nel 1945, invece, viene ingaggiato dal Roubaix-Tourcoing. E qui che, nella stagione 1946/47 arriva la sua consacrazione. Segna undici reti e contribuisce alla vittoria del campionato della sua squadra. A quel punto Grava diventa una star in Francia. Tanti club iniziano a seguirlo con interesse, anche al di fuori dell’Esagono. Alla fine, però, a spuntarla fu una squadra italiana.

Ruggero Grava una volta titolare nel Grande Torino per diventare immortale a Superga

Nel 1948, il ragazzo friulano emigrato in Francia torna nel suo paese di origine per accasarsi con il Torino. O meglio, il Grande Torino, la squadra che domina il calcio italiano negli anni del secondo dopoguerra. Il presidente Ferruccio Novo, ha riaperto le frontiere alla sua squadra investendo su due ragazzi italiani d’oltralpe. Uno dei due è Grava, poderoso attaccante scelto come alternativa a Valerio Gabetto. Un centravanti dotato di grande spirito battagliero e che si esaltava giocando sotto la pioggia. Unico neo, il carattere irruento da buon friulano che, tuttavia, a Torino riesce a tenere a freno. In quell’incredibile squadrone Revelli “Roger”, però, riesce ad avere poche occasioni per mettersi in mostra. Gioca una sola volta da titolare e merita su una nuova avventura, magari negli Stati Uniti. Alla fine decide di giocarsi le sue chance in granata. Fino a quel maledetto pomeriggio del 4 maggio 1949, quando il giovane Ruggero Grava viene inghiottito insieme ai suoi compagni di squadra dalla nebbia di Superga per entrare per sempre nel paradiso torinista. Aveva solo 27 anni e la sua ultima destinazione fu di nuovo in Francia: Saint-Ouen, che purtroppo non era una squadra ma il nome di un cimitero dove oggi riposa.

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