Ricardo Infante, il bomber di La Plata e precursore della rabona

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RICARDO INFANTE, L’INVENTORE DELLA RABONA

Nel calcio i gesti tecnici non sono nati per puro caso. Tutti i “numeri”, dribbling e giocate maestose che vediamo fare oggi, sono da attribuirsi a diversi giocatori che inconsapevolmente hanno dato vita ad una moda. Vediamo fare l’elastico e pensiamo a Ronaldinho; il doppio passo e pensiamo a quello ubriacante di Ronaldo il Fenomeno; la ruleta o come la conosciamo in Italia, “veronica”, e pensiamo a Zinedine Zidane; lo scorpione a Higuita; il cucchiaio a Panenka prima e Totti poi. Insomma, il calcio è stato arricchito da tantissime figure persuasive che hanno innalzato il livello di spettacolarità. Uno dei gesti più surreali che la natura del gioco potesse inglobare è indubbiamente la rabona. Un movimento con cui si colpisce la palla spostando il piede che calcia dietro quello d’appoggio, incrociando le gambe.

Generalmente viene utilizzata dai giocatori tecnici, ma che usano un solo piede. La maggior parte delle volte la vediamo fare quando si arriva sul fondo per mettere un cross dentro l’area di rigore, anticipando un tempo di gioco. Gascoigne, Maradona, Quaresma e Neymar sono alcuni dei personaggi che meglio hanno interpretato questo gesto. In Italia la rabona è stata utilizzata per la prima volta da Giovanni Roccotelli, ala destra italiana degli anni ’70 e ’80 che ai tempi del Cagliari realizzò una “incrociata” (così veniva chiamata all’epoca) contro la Spal nella Serie B 76-77. Ma il vero precursore di tutto fu l’argentino Ricardo Infante, splendido centravanti degli anni ’40 e ’50 che si prese il cuore di La Plata (provincia di Buenos Aires) prima con la maglia dell’Estudiantes per 13 anni e poi con quella del Gimnasia La Plata a fine carriera.

L’ESPERIENZA ALL’HURACAN

In mezzo un’esperienza all’Huracan di tre anni. Oltre ad essere stato un bomber spietato in area di rigore, Infante prediligeva una tecnica fuori dal comune, tipica dei sudamericani di quell’epoca. Abbinava il killer instinct ad una sensibilità tecnica davvero poderosa. Il suo gol siglato il 19 settembre 1948 contro il Rosario Central fece nel giro di poco la storia calcistica di tutto il mondo.

IL GOL “INCROCIATO”

Quel giorno l’Estudiantes stava vincendo 2-0 con doppietta di Pellegrina, quando un tiro di Gagliardo colpì il palo rimbalzando vicino al piede sinistro di Ricardo Infante, posizionato a 35 metri dalla porta. Il bomber argentino, essendo destro di piede, decise di inventarsi un qualcosa di appariscente con quel pizzico di pazzia tanto conclamata dagli inventori. Incrociò le gambe per tirare e segnò, mandando in estasi i 20.000 tifosi accorsi per vedere il Pincha. Un gesto talmente fuori dal comune che sia l’arbitro che il portiere avversario si congratularono con lui. Ecco, quella fu la prima rabona della storia del calcio. A definirla così fu la penna sublime di Pablo Rojas Paz che, sulla rivista El Grafico, facendo un gioco di parole titolò: “El Infante que se hizo la rabona“. Ovvero Infante (bambino) e hizo la rabona che significa marinare la scuola, saltarla.

L’idea era che il giocatore argentino aveva fatto qualcosa di irregolare e si voleva sottolineare la sua ribellione nel non usare il piede sinistro, ma incrociare il destro per calciare. Ma andiamo a scoprire nel dettaglio chi era questo Ricardo Infante. Ultimo di sei fratelli, crebbe a pane e calcio. Originario di La Plata, passò tutta la carriera con la camiseta biancorossa dell’Estudiantes, diventando il sesto marcatore della storia argentina, un bomber da 217 gol in 439 partite. In carriera non portò a casa alcun trofeo, ma in compenso viene considerato il precursore della rabona. Un gesto esteticamente non troppo apprezzabile ma che diventa affascinante una volta eseguito con grande velocità. “E’ la possibilità di trasformare in vantaggio una debolezza”, disse Claudio Borghi, fortissimo fantasista degli anni ’80 e ’90 nonché primo calciatore che il Milan di Berlusconi acquistò dal Sud America.

UNO DEI GESTI ICONICI

Avendo però due extracomunitari in squadra (Van Basten e Gullit), i rossoneri dovettero darlo in prestito al Como. Quando il limite degli slot venne allargato a tre giocatori, Sacchi preferì Rijkaard a Borghi, che fece ritorno in patria. Nonostante ciò, il gesto della rabona rimane uno dei più iconici della storia. Tutto partì da una marachella di Ricardo Infante.

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