Renè Borjas e quel cuore che si arrese per un gol del suo Wanderers

L’assurda morte di una delle bandiere del calcio uruguayano

Renè Borjas

Considerato uno dei più grandi centravanti della sua epoca, Renè Borjas era l’idolo assoluto dei tifosi del Montevideo Wanderers. Con alle spalle anche una buona parentesi in Nazionale, l’attaccante iniziò ad avvertire problemi fisici all’età di 34 anni. Ai box da qualche mese, morì di infarto dopo che i suoi compagni segnarono un gol decisivo per la conquista del campionato.

RENE’ BORJAS E QUEL CUORE CHE BATTEVA SOLO PER IL SUO WANDERERS

E’ uno dei calciatori uruguayani più amati di sempre e non solo della sua epoca. Un particolare che dimostra la grandezza di Renè Borjas, che peraltro, nei suoi anni di carriera, si trovò a fronteggiare la presenza di altri miti assoluti come Hector Scarone e Hector “El Manco” Castro. Nonostante ciò, tanti appassionati di calcio lo elessero a loro idolo. Era un attaccante formidabile, con in possesso quella tipica garra sudamericana che tanto piace in Uruguay. Dribblomane incallito, era solito liberarsi dal diretto avversario per poi esplodere il suo potente e preciso tiro. Da sempre tifoso del Wanderers, uno dei club più gloriosi di Montevideo, diede i primi calci ad un pallone indossando, però, i colori dell’Uruguay Onward, società poi scomparsa.

Con i bianco-marroni ebbe modo di esordire nel massimo campionato nazionale e di affermarsi come uno dei giovani più interessanti del Paese. Caratteristiche che colpirono, per l’appunto, i dirigenti del Wanderers, che lo aggiunsero alla loro squadra all’inizio del 1923. A questo punto, è doveroso aprire una piccola parentesi sulla controversa situazione che, in quegli anni, stava vivendo il calcio uruguayano, alle prese con una vera e propria guerra interna. In attesa del passaggio al professionismo, che avvenne soltanto qualche anno dopo, il movimento era caratterizzato da una scissione tra federazioni. Di fatto, erano in svolgimento due campionati: uno organizzato dalla Federazione (FUF) e l’altro dall’Associazione (AUF).

LA TOURNEE IN EUROPA CON LA MAGLIA DEL NACIONAL

Così come vi erano due differenti tornei, anche il Wanderers presentava ai nastri di partenza ben due diverse formazioni. Borjas faceva parte dell’Atletico Wanderers, club che avrebbe partecipato al FUF. Di contro, il Montevideo Wanderers, invece, prendeva parte all’AUF. Una mossa, quella di metter su ben due squadre, che fu battuta anche da altre importanti società del Paese. La presenza di un centravanti forte e promettente come Renè, permise all’Atletico di fare centro già al primo anno e di conquistar lo scudetto di quello che ormai veniva considerato, a tutti gli effetti, il campionato dei dissidente. Lo scisma andò avanti anche per le successive due stagioni, creando un clima surreale in tutto il calcio locale. Soltanto nel 1925 si iniziò a parlare di una riunificazione, che poi sarebbe avvenuta esattamente un anno dopo.

Nel frattempo, però, Renè Borjas ebbe l’opportunità di aggiungere al proprio curriculum un’esperienza alquanto stimolante ed esaltante. Il Nacional Montevideo, infatti, altro glorioso club della capitale, era partito alla volta dell’Europa per una lunga tournée nella quale avrebbe sfidato numerose compagini del Vecchio Continente. In una delle prime gare, il mitico centravanti Pedro Petrone subì un infortunio alla tibia. Per sopperire alla dolorosa assenza, il Nacional contattò l’Atletico per poi chiedere e ottenere il prestito di Borjas. L’impatto dell’attaccante in Europa fu semplicemente devastante. Nelle 12 partite disputate, mise a segno addirittura 17 gol. Meglio di lui fecero solo Scarone (26 reti) e Castro (21) che, però, giocarono ben più gare. El Mago, come veniva soprannominato Borjas, risultò, pertanto, il miglior marcatore in rapporto tra le reti fatte e i minuti giocati.

IL RAPPORTO TRA RENE’ BORJAS E LA CELESTE

Qualche mese dopo la redditizia esperienza europea con il Nacional, la carriera di Borjas ebbe una svolta decisiva. L’infinita diatriba federale che aveva paralizzato il calcio uruguayano conobbe finalmente la parole fine. L’AUF venne riconosciuta come unica con il titolo di poter organizzare il campionato nazionale. Pertanto, con la riunificazione diventata ormai realtà, il Wanderers mise su un’unica squadra, accorpando alla rosa i migliori elementi dell’Atletico. Tra essi, ovviamente, c’era anche Renè Borjas, che divenne immediatamente un punto di forza dei Vagabondi. Il disputare quello che veniva considerato il campionato “giusto”, permise all’attaccante di debuttare anche in Nazionale, cosa praticamente utopica per chi partecipava ai tornei FUF.

Per rendere l’idea di quella che ormai era la dimensione del Mago, occorre narrare un episodio avvenuto alla vigilia delle Olimpiadi di Amsterdam del 1928. La rivista Mundo Uruguayo, infatti, organizzò un sondaggio per conoscere il parere dei vari tifosi su chi fossero i calciatori meritevoli di partecipare all’evento. L’iniziativa, in realtà, era stata sponsorizzata proprio dall’AUF, che voleva testare i vari umori del popolo prima di rendere noti i nomi dei convocati. Per il ruolo di centravanti, stravinse proprio Borjas, che sfiorò il 50% delle preferenze e precedette nomi più gettonati come Pedro Cea e il già citato Petrone. Alla fine, ovviamente, il bomber del Wanderers fu selezionato e, assieme al compagno di club Figueroa, si apprestava a guidare il reparto avanzato della Celeste.

LA GRANDE GIOIA OLIMPICA DI AMSTERDAM

Proprio il lungo viaggio in nave che portò l’Uruguay ad Amsterdam, per partecipare alle Olimpiadi, fu caratterizzato da un simpatico aneddoto. Borjas, infatti, era totalmente ignorante per ciò che concerne la geografia. Figueroa gli diede a credere che per superare l’Equatore, la barca avrebbe dovuto effettuare un lungo volo. El Mago rimase affascinato dall’idea e, non sapendo minimamente quando sarebbe arrivato quel preciso momento, rimase sveglio per giorni per godersi lo spettacolo. In prossimità reale dell’Equatore, però, crollo e si svegliò soltanto dopo che la zona era stata superata. Figueroa , supportato da altri compagni, gli raccontò di un clamoroso balzo della nave per superare la linea e Borjas ci credette per anni!

L’avventura olandese di Renè Borjas fu altalenante. Dopo un ottimo esordio, con tanto di gol, il calciatore dei Vagabondi si infortunò e restò fuori per tutta la competizione. In finale, però, il destino gli venne incontro. La sfida con l’Argentina, infatti, terminò in parità e, come era abitudine all’epoca, fu rigiocata. Grazie ai giorni extra rispetto alla data di chiusura dell’Olimpiade, Borjas riuscì a recuperare e scese regolarmente in campo. Proprio un suo gol risultò decisivo per la vittoria 2-1 e per la conquista dell’oro olimpico. Al ritorno, il porto di Montevideo era invaso da centinaia di migliaia di tifosi impazziti, che accolsero trionfalmente la Celeste.

I PROBLEMI DI SALUTE

Appena un biennio dopo la grande vittoria alle Olimpiadi, l’Uruguay si apprestava a partecipare al primo Mondiale di calcio della storia. Una competizione che la Celeste, poi, avrebbe vinto con ampio merito. La sorpresa generale, però, fu rappresentata dall’esclusione, dalla lista dei convocati, del Mago Borjas. Nei messi successivi, in molti cercarono una spiegazione all’incredibile forfait del bomber. La cruda verità, però, venne fuori soltanto molto tempo dopo. Durante dei controlli fisici che si erano svolti prima dell’inizio del campionato, il fulcro del Wanderers aveva scoperto di avere un problema cardiaco. A quel tempo, non esisteva una vera e propria linea guida all’interno della medicina sportiva e i dottori decisero di metterlo in guardia ma non fermarlo dall’attività.

La notizia del suo deficit fisico arrivò ai dirigenti federali, che decisero di non convocarlo per evitare guai. Di contro, però, la sua parentesi a livello di club continuò per un altro anno. Pur avvertendo spesso un forte dolore al petto durante le partite, Renè Borjas strinse i denti e non fece mai mancare il suo supporto al suo club. La situazione, però, precipitò nel luglio del 1931. In occasione dell’anniversario della fondazione del Wanderers, la società organizzò un torneo triangolare a Montevideo contro due grandi squadre ungheresi come Ujpest e Ferencvaros. I Vagabondi vinsero entrambe le sfide, rispettivamente per 1-0 e 5-2. Proprio durante la seconda partita, Borjas avvertì un dolore ben più forte del solito e fu costretto alla resa.

LA MORTE DEL MAGO RENE’ BORJAS

Trasportato con una certa urgenza in ospedale per accertamenti, Borjas scoprì che la sua condizione cardiaca era nettamente peggiorata. Spaventati per le conseguenze, i medici gli imposero un lungo periodo di totale riposo. Nonostante l’assenza del proprio attaccante di riferimento, il Wanderers disputò un campionato eccezionale, lottando per il titolo dall’inizio alla fine. Ad una giornata dal termine, i Vagabondi erano in testa con un solo punto di vantaggio sugli storici rivali del Nacional. Per poter conquistare il titolo, il club di Montevideo avrebbe dovuto battere il Defensor nell’ultimo atto del torneo. Per un tifoso doc come Renè Borjas, restare a casa era praticamente impossibile.

Contro ogni parere medico, il bomber uscì dalla sua abitazione e raggiunse lo stadio. Al momento del suo arrivo, in tribuna scoppiò una vera e propria ovazione. Seppur chiaramente debilitato dalla lunga malattia, El Mago si accomodò in mezzo alla sua gente per tifare i compagni verso la grande impresa. In chiusura di primo tempo, sul punteggio ancora fermo sullo 0-0, il suo grande amico Figueroa scattò verso la porta avversaria. Era un’occasione magnifica ma l’attaccante la cestinò, calciando a lato. La tensione per quell’opportunità risultò fatale a Borjas. L’attaccante avvertì un malore e si alzò dalla tribuna, incamminandosi lentamente verso casa. Ma a pochi metri dallo stadio, crollò al suolo.

Solo l’intervento di rianimazione di alcuni passanti permise al calciatore di salire in ambulanza ma poco dopo il suo cuore cessò di battere. La notizia arrivò anche ai compagni, che riuscirono a far fermare la gara solo per pochi minuti prima di ricevere l’ordine dai vertici federali di dover tornare in campo. A 6 minuti dal termine, Francisco Occhiuzi realizzò il gol della vittoria, tra le lacrime di tutti i presenti. Un successo che, ovviamente, dedicarono al compagno appena scomparso. Molti elementi della squadra corsero, subito dopo il fischio finale, in ospedale per un ultimo saluto. A lui è dedicata una targa e nessuno, da quelle parti, lo ha mai dimenticato…

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