Raul Conti, il talento argentino che fece perdere la pazienza a Bearzot

Ritratto di Raul Conti, argentino che militò con Juve, Torino e Bari tra gli anni ’50 e ’60.

Raul Conti

Raul Conti, il talento argentino scoperto da Cesarini

Ancor prima del Cabezón Sivori la Serie A, poté ammirare un altro talento made in Argentina tutto genio e sregolatezza. Raul Conti che ha vestito le maglie di alcune squadre del nostro campionato tra gli anni Cinquanta e Sessanta, facendosi notare per il suo talento ma anche per il suo temperamento focoso in campo. Un talento la cui carriera terminò di fatto in anticipo a causa di un incidente di campo.

Dagli inizi in Argentina all’approdo in Italia

Classe 1928, Raul Conti nacque in Argentina da un garagista di origine italiana. Non appena trasferitosi con la sua famiglia a Buenos Aires iniziò a giocare a calcio con grande passione, mettendosi in evidenza in un torneo giovanile. In quel torneo si fece notare da un certo Guillermo Stabile, vicecampione del mondo nel 1930 che lo convinse a firmare con il Racing Avellaneda. Qui però la sua carriera sembrò arenarsi ad un certo punto. Finché un giorno a scovarlo fu un certo Renato Cesarini (ex Juventus) che scommise su di lui portandolo con sé al River Plate. Poco tempo dopo qualcuno dalla sponda granata di Torino chiamò Cesarini il quale suggerì l’estroso Conti che, dopo un provino a Biella in cui segnò due reti, fu tesserato con il Torino. Con il Toro però non riuscì a mettersi in mostra a causa del suo eccessivo individualismo in campo. Così, il club granata lo mandò in prestito al Monaco che nel 1951 militava nella seconda divisione francese.

L’esperienza nel Principato di Monaco e il ritorno in Italia tra Juve e Atalanta

Con il Monaco Raul Conti militò per cinque stagioni nelle quali finalmente riuscì a mettere in mostra tutto il suo talento. Al primo anno nel Principato mise a segno 13 gol in 16 gare che gli valsero la conferma e l’acquisizione a titolo definitivo da parte del club monegasco. Club che contribuì a riportare nella Ligue 1 con 22 gol. Numeri che lo misero nel mirino di un’altra squadra italiana, sempre di Torino ma di un altro colore: nientepopodimeno che la Juventus che, dopo un lungo corteggiamento riuscì a prenderlo nel 1956 per 16 milioni di franchi. L’allenatore Sandro Puppo lo fece esordire contro la Sampdoria ma Conti si ruppe il gomito, restando stoicamente in campo. Il suo primo gol bianconero arrivò in un derby contro il Torino, un gol pesantissimo da ex granata. La stagione 1956/57 fu travagliata per la Vecchia Signora ma Conti riuscì a guadagnarsi la prima convocazione in nazionale. Ciò nonostante, a fine anno dovette fare le valigie. La sua indolenza non aveva convinto la dirigenza juventina che aveva scelto di puntare su un altro argentino come Omar Sivori, non tanto dissimile caratterialmente da Raul. L’estroso argentino si trasferì così all’Atalanta dove visse un’annata interlocutoria, frenato ancora dalla sua discontinuità. Nel 1958 così passò al Bari. 

Raul Conti, l’uomo che fece perdere le staffe a Bearzot

Con i pugliesi il fantasista di Pergamino visse una seconda giovinezza. 87 presenze e 10 reti in quattro stagioni. Il fantasista più talentuoso nella storia del Bari, secondo Gianni Antonucci, si fece però notare anche per il suo carattere bizzarro. Come quando, durante un ritiro della squadra, ingaggiò una scommessa con il compagno di squadra Seghedoni, riuscendo ad arrivare primo in una corsa in cui decise di correre all’indietro. Meno bello l’episodio che lo vide protagonista con un certo Enzo Bearzot in un Torino-Bari. In quell’occasione Conti iniziò ad apostrofare pesantemente l’allora difensore torinista insultando anche sua mamma. Il “Vecio” così perse la sua proverbiale pazienza da buon friulano sferrando un pugno all’avversario. Alcuni anni dopo, esattamente in occasione dei Mondiali del 1978 in Argentina, i due si rincontrarono ma fu incredibilmente come se nulla fosse successo.

L’entrata di Salvadore ai suoi danni che finì in tribunale

L’esperienza con il Bari si concluse tuttavia prematuramente il 25 dicembre 1960. Nel corso di una gara contro il Milan, Raul Conti subì un’entrata killer da parte di Sandro Salvadore. La diagnosi fu pesante. Rottura del menisco e intervento chirurgico che lo tenne lontano dai campi per quaranta giorni. Un’entrata che divenne oggetto anche della giustizia ordinaria per via della denuncia di un avvocato barese nei confronti di Salvadore. Il giudice ritenne il fallo involontario ma condannò Salvadore al pagamento di un’ammenda da 50 mila lire più il pagamento delle spese processuali. Una sentenza rimasta tale perché all’appello richiesto dal milanista non si arrivò mai. Nel frattempo, nel 1962, Conti aveva appeso le scarpe al chiodo ed era tornato in Argentina. Un finale di carriera forse ingiusto per un talento limitato solo da un carattere spesso troppo estroso.

“Frammenti di calcio – 258 storie sul mondo del futbol”, clicca QUI per acquistare il libro di Football Story!

Leggi anche: Quando John Charles tirò uno schiaffone a Sivori nei suoi momenti di follia