Raffaele Jaffe: il fautore del miracolo Casale che morì ad Auschiwtz

Raffaele Jaffe

Il professore Raffaele Jaffe, insegnante di chimica, fondò il Casale Calcio, 4 anni dopo che il club era scomparso. Nella sua gestione da presidente, la squadra vinse un clamoroso scudetto. Successivamente, fu vittima della follia nazista e venne deportato nei campi di concentramento di Auschiwtz, dove morì nell’agosto del 1944.

RAFFAELE JAFFE E LA FONDAZIONE DEL CASALE CALCIO

Le società di calcio spuntavano una dietro l’altra nel nostro Paese, quasi come funghi. Una passione che il popolo italiano dimostrerà ampiamente nel corso degli anni successivi. Dopo le grandi città, anche nelle province si iniziava a respirare calcio. Spesso lottando contro prevedibili difficoltà organizzative, poca disponibilità economica, mancanza di allenatori e di strutture valide ma con il sorriso tra i denti e tanta voglia di divertirsi. La stessa identica cosa accadde anche a Casale, Piemonte. Un primo club, infatti, fu fondato nel 1905 e prese il nome di Robur. Giusto un paio di anni di attività per poi accorgersi che i problemi erano ben maggiori dei benefici e quindi per decidere di chiudere baracca. La cittadina piemontese rimase senza calcio nelle successive due stagioni, poi, quasi per caso, un professore di chimica si innamorò di questo magico sport.

Raffaele Jaffe, laureato in Scienze Naturali e Chimica, insegnava in una scuola della città. Un pomeriggio, alcuni suoi alunni gli proposero di vedere una partita di che si sarebbe giocata a pochi chilometri da Casale. Il professore accettò e si recò a Caresena. Era il suo primo vero contatto con quel mondo e ne rimase immediatamente folgorato. Da quello stesso istante, Jaffe iniziò a sognare di metter su una squadra anche nella sua città. L’idea si concretizzò rapidamente, visto che già poche settimane dopo quella partita, nacque il Casale Calcio, con lui stesso nel ruolo di presidente. L’obiettivo, neanche troppo nascosto, era quella di competere con i rivali della Pro Vercelli, al tempo una delle migliori squadre del calcio italiano. Un’asticella apparentemente irraggiungibile…

LA RAPIDA SCALATA VERSO I VERTICI DEL CALCIO ITALIANO

La rivalità storica tra Vercelli e Casale, quindi, non poteva che riflettersi anche sul pallone. Jaffe scelse di andare in totale contrapposizione con i “nemici” di sempre, perfino nella scelta delle maglie. Se la Pro Vercelli aveva la divisa bianca, il Casale la scelse nera. Uno dei giocatori della squadra, nonché uno degli studenti di Jaffe, Luigi Cavasonza, vi applicò poi una stella a cinque punte sul petto. Nonostante fosse nato in fretta e furia, il club del presidente Jaffe riuscì immediatamente a metter su una rosa di grande valore. La prima decisione fu quella di non nominare un allenatore ma di lasciare la gestione del gruppo ai più esperti, in primis al capitano Barbesino, che poi decideva anche la formazione. Assieme a lui, spiccavano elementi di calibro importante come Gallina, Bertinotti, Rosa e lo stesso Cavasonza. Nei primi due anni di attività, il Casale colse altrettante promozioni, raggiungendo immediatamente la massima divisione italiana.

Il sogno di poter affrontare la Pro Vercelli era già realtà, ora occorreva batterla. Un particolare per nulla scontato, dato che i rivali avevano una squadra formidabile. Nella prima stagione, infatti, la Pro Vercelli si impose in entrambi gli scontri diretti e vinse lo scudetto. Il Casale, invece, chiuse il campionato con un onorevole sesto posto nel suo primo anno di Prima Categoria (la vecchia Serie A). Nelle immediate stagioni successive, la crescita della squadra di Raffaele Jarre fu impressionante. Oltre che i progressi visibili sul campo, il professore aveva fatto un grande lavoro anche a livello societario, riducendo il gap con le grandi del calcio italiano. La vera e propria dimostrazione avvenne in un’amichevole disputata nel maggio del 1913. A Casale, infatti, giunsero gli inglesi del Reading, formazione professionistica che appena pochi giorni prima aveva rifilato 5 reti al Milan. Contro i piemontesi, però, il Reading subì una clamorosa sconfitta per 2-1 che rappresentò la prima vittoria di sempre di un club italiano contro un’inglese.

LO SCUDETTO, L’UTOPIA DIVENTATA REALTA’

Il Casale affrontò il campionato 1913-14 con enormi ambizioni. L’obiettivo era quello di scalzare i rivali della Pro Vercelli dall’elite del calcio italiano. I bianchi vercellesi, però, continuavano a rimanere un tabù per la squadra di Jaffe. Anche in quell’annata, infatti, i due confronti si chiusero a favore della Pro. Stavolta, però, c’era un dettaglio di cui tenere assolutamente conto. La compagine campione d’Italia in carica, infatti, non appariva più così imbattibile e nel corso del torneo iniziò a perdere numerosi punti. Il verdetto fu clamoroso: al termine della fase a gironi, la Pro Vercelli non si qualificò per la poule scudetto! I 30 punti conquistati non furono sufficienti a scalzare il Genoa e per l’appunto il Casale di Raffaele Jaffe, che si spinsero entrambe a 31. Lo stesso Casale, poi, continuò a dimostrare la propria forza, andando a vincere il girone del nord Italia davanti a Inter, Juventus, Verona e Vicenza. Ben 8 furono le vittorie in 10 partite.

La finalissima fu contro la Lazio, che aveva vinto il girone del sud. La partita di andata, giocata in Piemonte, non ebbe storia. Il Casale rifilò un umiliante 7-1 ai biancocelesti, ipotecando il titolo con 90 minuti di anticipo. La sfida in terra romana fu una sorta di sfilata, che non impedì comunque ai casalesi di ottenere un altro successo (2-0). Il professore Jaffe era riuscito nell’impossibile. In soli 5 anni di vita, la sua creatura era arrivata in vetta al calcio italiano, spodestando anche i rivali storici della Pro Vercelli. Pochi mesi dopo, però, lo scoppiò della Prima Guerra Mondiale cambiò tutte le carte sul tavolo. Il governo italiano, ovviamente, fu costretto a interrompere le attività sportive, con conseguenze pesantissime per i club. La crisi economica in cui versava il Paese, si rivelò fatale per molte società. Lo stesso Casale ne fu colpito in maniera violentissima, con Jaffe lasciò la presidenza nel 1919.

LA DEPORTAZIONE DI RAFFAELE JAFFE AD AUSCHWITZ

Senza la figura dello storico fondatore, il Casale si avviò verso un lento declino. Dopo qualche buona stagione, frutto dell’ingente eredità lasciata da Jarre sul piano organizzativo, il club retrocesse nel 1929. Seguì una rapida risalita in Prima Categoria salvo poi retrocedere nuovamente e non ritrovare mai più la massima serie. Raffaele, invece, uscì definitivamente dal mondo dello sport, concentrandosi sull’aspetto lavorativo e privato. Nel 1927 sposò una ragazza cattolica e, grazie a lei, intraprese la strada della conversione religiosa, essendo lui di origini ebraiche. Negli anni ’30 si fece battezzare e divenne un assiduo frequentatore della Chiesa. Tutto ciò, però, non gli impedì di confrontarsi con la dura realtà. L’Europa era ormai lacerata da un nuovo conflitto, conseguenza del folle desiderio di Hitler di promuovere la razza ariana a discapito delle altre.

L’Italia, ben presto, si adeguò al pericoloso alleato ed emanò leggi razziali anche sul proprio territorio nel 1938. Tutti i cittadini di fede ebraica vennero perseguitati, vedendosi negare anche i diritti civili più basilari. Raffaele Jaffe, nonostante la conversione al cattolicesimo di qualche anno prima, non ne fu esente. Il terribile periodo sfociò nella deportazione nel febbraio del 1944 in un campo di internamento a Fossoli. La sua era una situazione particolare, data la conversione e, per questo, la polizia fascista non sapeva esattamente come inquadrarlo. A dissipare ogni dubbio, ci pensarono i tedeschi, che senza mostrare esitazioni, lo trasferirono ad Auschwitz nel mese di agosto. Dopo un terribile viaggio di 4 giorni, il 6 Raffaele giunse nel famoso e tremendo campo di concentramento polacco. Morì poche ore dopo…A Casale non hanno mai smesso di ricordarlo e, in suo onore, un anno fa è stata deposta una pieta d’inciampo all’ingresso dello stadio ‘Natal Palli’.

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