Quando un giovane Vujadin Boskov sfidò e sconfisse Stalin a Helsinki ’52!

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VUJADIN BOSKOV, UN GIOVANE CALCIATORE CHE SCONFISSE STALIN

Vujadin Boskov è stata una figura centrista del calcio italiano. Un tecnico serafico che controllava tutto: dal magazziniere al primo dei suoi giocatori. Si è fatto apprezzare per il suo modo di allenare, per il rapporto schietto con i calciatori, per le sue frasi storiche. Insomma, Boskov è stato “un” personaggio, il tenente Colombo del panorama calcistico italiano. Oltre ad essere stato tutto questo da ‘mister’, poco si sa sul Vujadin Boskov calciatore. E forse quasi nessuno sa che, quando fu protagonista col pallone tra i piedi, sconfisse Iosif Stalin, storico dittatore dell’Unione Sovietica, con la sua Jugoslavia. Nel 1952 si giocarono le Olimpiadi di Helsinki, in un mondo che si stava risollevando dalle macerie della seconda guerra mondiale ma che dovette subire la lunghissima Guerra Fredda tra Usa e URSS.

La città di Mosca, dopo aver superato in scioltezza le problematiche dottrinarie, decise di dover dominare i giochi olimpici organizzati in Finlandia. Ovviamente il calcio fu quella disciplina su cui i russi puntarono di più. Le varie tifoserie di Spartak, Dinamo, Cdka e Zenit spinsero in qualsiasi modo la nazionale sovietica al successo. Intanto, la Jugoslavia rifilò un netto 10-1 all’India conquistandosi l’accesso al turno successivo. Fu la prima partita in cui un certo ragazzo di Novi Sad, Vujadin Boskov, fece il suo debutto assoluto in campo.

Era un ottimo centrocampista, dotato di visione di gioco e piedi tutto sommato discreti. La versatilità, la rabbia, il furore agonistico furono i suoi più grandi pregi. Gli slavi non poterono godersi più di tanto la roboante vittoria perchè al turno successivo il tabellone (si pensa sia stato corrotto) mise davanti la temibile nazionale sovietica.

JUGOSLAVIA-URSS, DUE SQUADRE FORMIDABILI

L’Urss si presentò alla partita con uno squadrone, non a caso veniva indicata come la favorita del torneo. Il centravanti Vsevolod Bobrov fu uno dei migliori al tempo e il peso di quella nazionale era tutta sulle sue spalle. Oltre al bomber c’era l’anima della squadra e dello Spartak Mosca, Igor Netto, il classico giocatore che non mollava mai, quello che correva sempre per due. Un mancino educatissimo che gli permise di dipingere dei capolavori su calcio piazzato. In porta compariva Leonid Ivanov, che pochi anni dopo avrebbe lasciato il posto a un certo Lev Jascin, il Ragno Nero futuro pallone d’oro. In panchina, invece, figurava Boris Arkaed’ev, diventato leggendario per il fatto di fingersi calciatore, visto che in realtà era un generale sovietico.

Gli Jugoslavi erano sì forti ma peccavano in alcuni reparti, soprattutto in difesa. Era una squadra che giocava in maniera discreta, molto semplice e che affidava le chiavi della partita all’attacco, dotato di estro e fantasia. Il giovane Boskov era la stella del Vojvodina, piccola società serba. Vujadin aveva infranto qualsiasi tipo di record già solo nell’esser stato chiamato in Nazionale, visto che nessuno prima di lui veniva preso in considerazione se non giocava in una grande squadra. La partita era secca, chi vinceva andava avanti per poter sfidare la squadra d’Oro, l’Ungheria di Puskas.

UNA PARTITA DA BATTICUORE

La partita venne fissata per il 20 luglio 1952 ore 19. L’arbitro fu un inglese, Arthur Edward Ellis, una sorta di celebrità tra le giacchette nere del calcio visto che fu guardalinee a Rio de Janeiro per il Maracanazo. Gli slavi partirono a 1000 ma soffrirono i tiri dalla distanza dei sovietici: un grandissimo Vladimir Beara (fenomenale portiere croato) tenne a galla i suoi. Al 29′, Boskov e compagni passarono in vantaggio grazie a Mitic. Pochi minuti più tardi la Jugoslavia raddoppiò con Tihomir Ognjianovic, centrocampista fortissimo di Subotica. I sovietici erano rintontiti e allo scadere del primo tempo subirono la terza rete da Branko Zebec, mediano di rottura e bandiera del Partizan.

Il secondo tempo cambiò completamente volto: Bobek firmò il 4-0 ma Bobrov fece il gol della speranza al 53′. Scoccata l’ora di gioco gli slavi misero dentro il quinto ancora con Zebec. Una partita praticamente finita tranne per il destino, che nel giro di 30 minuti cambiò radicalmente le sorti. I sovietici si misero ultra offensivi e incominciarono a macinare gioco. Il carro armato Bobrov diventò incontenibile e piazzò una doppietta tra il 77′ e l’87’. Prima di lui ci fu il gol del 5-2 di Trofimov. Boskov nella partita fu un pesce fuor d’acqua, tutte le meravigliose giocate fatte vedere nella partita precedente andarono in fumo. A meno di 1 minuto dal termine, il vecchio Petrov fece 5-5. Una partita da batticuore.

I supplementari non videro nulla di speciale e con il fatto che i rigori non esistevano ancora, l’incontro toccava rigiocarlo.

LA SECONDA PARTITA SOTTO GLI OCCHI DI STALIN

Due giorni dopo, il 22 luglio, si giocò la partita per decretare il vincitore. In tribuna ci fu Stalin, molto ansioso di vincere visto che era un grande appassionato di calcio, in special modo della sua Nazionale. I sovietici arrivarono alla partita con un moto d’orgoglio dentro vista la rimonta clamorosa, ma alcuni funzionari vollero che i calciatori affrontassero una doppia seduta d’allenamento prima della partita.  Stalin si trasformò in allenatore e decise chi doveva scendere in campo e chi no. Gli Jugoslavi, intanto, arrivarono sereni e motivati. Erano perfettamente a conoscenza del fatto di essere gli alfieri dell’orgoglio nazionale giunto a sfidare il terribile Stalin. Anche l’11 rimase invariato.

La partita si mise subito in discesa per l’Urss grazie al solito Bobrov che da oltre venti metri sparò un destro alle spalle di Beara. I balcanici con il loro talento reagirono e al 19′ Mitic insaccò su assist di Zebec. Pochi minuti più tardi Brobek mise all’angolo su rigore prima del definitivo sigillo al 54′ del capitano Cajkovski. Finì 3-1 e la Jugoslavia celebrò la vittoria delle vittorie. I giochi verranno poi vinti dall’imbattibile Ungheria di Ferenc Puskas che buttò fuori proprio la formazione balcanica per 2-0.

Intanto il giovane Boskov diventò protagonista alla sua prima esperienza internazionale fuori da Novi Sad. Da quel torneo incominciò a farsi conoscere sempre di più, ma intanto a 21 anni poteva vantarsi di una cosa: aver sconfitto Iosif Stalin.

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