Pietro Magni, il primo “jolly” italiano che vestì tutti gli 11 numeri di maglia

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PIETRO MAGNI, IL GRANDE JOLLY DELLA JUVENTUS

Nel calcio con il termine “jolly” si intende la capacità di un singolo giocatore di rivestire qualsiasi tipo di ruolo in campo. Nella modernità del gioco di questi ultimi 10 anni circa, il termine è stato portato al livello massimo in assoluto, con i calciatori che adesso vediamo meno in posizioni stabili e fisse. Frutto dell’evoluzione del calcio, vero, ma anche frutto di un po’ di testardaggine derivata dagli allenatori stessi. Avere in squadra giocatori che possano ricoprire più posizioni in campo è il sogno di qualsiasi manager, ma al tempo stesso non è detto che questo sia sinonimo di vantaggio. Anche perchè, quanti atleti vediamo oggi occupare 2-3 posizioni diverse ogni volta salvo poi non eccellere in nulla? Tantissimi. E questo cosa comporta? Uno spreco, sia nei suoi confronti, sia in quelli della squadra.

E’ l’adattamento in base alle caratteristiche di ogni singolo che poi fa la differenza. Storicamente parlando, il mondo del calcio ha visto diversi “jolly” avere una polivalenza unica sul rettangolo verde. L’argentino Nestor Sensini, probabilmente, è stata l’ultima vera incarnazione di questo concetto, visto che tra Parma e Lazio ricoprì tutti i ruoli della difesa e del centrocampo. Ma oggi andiamo oltre. Tra le pieghe dell’ultracentenaria storia juventina, troviamo un giocatore che ha rivestito quasi tutti i numeri dall’1 all’11, eccetto il 5. All’epoca il numero di maglia indicava il ruolo ben preciso, quindi l’uno il portiere, il sei il cosiddetto Libero e così via. Il soggetto in questione si chiamava Pietro Magni, nato a Bobbiate nel 1919. Cominciò la sua carriera nel Varese in Serie C per poi approdare nel 1940 al Liguria, che nell’arco di un biennio vinse il campionato cadetto e disputò una stagione nella massima serie.

Nel ’42, la Juventus, sponsorizzata da Cisitalia, si accorse di questo 23enne così duttile e volenteroso. Magni fece appena in tempo a vestire la gloriosa casacca bianca e nera che subito arrivò la guerra a interrompere le attività agonistiche. Quando il campionato riaprì a livello nazionale, Pietro era già pronto per calzare nuovamente i suoi scarpini logori e diventare una colonna portante della Juventus.

TUTTI I NUMERI CHE INDOSSO’

Il ruolo preciso che rivestiva non era chiaro a nessuno. Più difensivo che offensivo, ci limitiamo a dire. La sua peculiarità era l’intelligenza tattica, che gli permetteva di rivestire qualsiasi posizione in maniera impeccabile. Terzino, ala, mediano, interno di centrocampo, attaccante. Insomma, aveva la funzione di tappare i buchi quando occorreva. Il jolly varesotto aveva assimilato nel suo repertorio il concetto di “duttilità” come mai nessuno aveva fatto. Quando parliamo di qualsiasi ruolo, parliamo di qualsiasi ruolo. Perfino il portiere. A causa di un disguido si ritrovò a prendere il posto dello storico Sentimenti IV. Era il 13 dicembre 1942 e Pietro, in una trasferta a Trieste, riuscì a cavarsela egregiamente. Il numero 1 subì solamente una rete in quell’occasione (1-1 risultato finale). Nella partita di ritorno a Torino, invece, i bianconeri vinsero 6-2 con quattro gol di Magni.

Nei suoi 6 anni di mandato alla Signora, l’eclettico Pietro arrivò a sistemarsi addirittura in 10 posizioni differenti sul prato verde. Come detto, vestì la 1 a Trieste; la 2 a Vicenza il 14 aprile 1946 durante la vittoria corsara dei bianconeri per 2-1; il numero 3 arrivò a Bologna col pareggio per 1-1 del 27 giugno 1948; la 4 a Modena nel 1945; la 6 Magni la vestì a Torino nel 1947, quando la Juventus distrusse il Venezia per 7-3; il numero 7 lo portò nel fortino milanese dell’Inter del 18 novembre 1945, derby finito 2-2; la 8 la indossò nel 1942 a Genova contro gli ex compagni del Liguria, che sconfissero la Juve per 1-0; la 9 nell’1-1 casalingo del 4 ottobre 1942 contro il Milan.

Il fatidico 10 Magni lo vestì il 7 marzo 1943, quando la Signora schiantò il Bari 5-0; infine, la numero 11 giunse a Torino insieme al roboante 5-2 del 3 gennaio 1943, con cui la Juventus piegò la Fiorentina.

All’appello mancava solamente il 5. Il varesotto non poteva pensare di chiudere la carriera con l’idea che gli mancasse solamente un numero da aggiungere alla sua collezione. In tutte e 10 le posizioni rivestite alla Juventus, quella del centromediano rimaneva un tabù. Dopo 106 presenze impreziosite da 27 gol, Magni riuscì a sfatare la maledizione del 5 al Genoa, consacrandosi come il jolly più completo del calcio italiano.

LA CURIOSITA’ DI QUANDO VESTI’ IL 5

Una volta che tra le fila del Grifone venne a mancare Cattani, fu proprio Magni a chiudere la falla creatasi al centro. Come suo solito, lo fece in maniera impeccabile. Per spirito di sacrificio, abnegazione e generosità, meritava a tutti gli effetti una statua. Curioso fu, inoltre, che quell’unico numero che gli mancava indossare, finì per averlo sulla schiena proprio a Torino contro la Juventus. Alla 27° giornata del campionato 1949-1950, la Zebra spezzò le ali al Genoa con un netto 6-1.

L’avversario di Magni, quel giorno, era Giampiero Boniperti, che però riuscì a segnare soltanto quando Pietro, dopo il terzo gol, aveva cambiato posto dando l’incarico di controllare il futuro presidente bianconero a Castelli. Una casualità da segno del destino, insomma. Negli anni ’70 sarà Antonello Cuccureddu a portare avanti nella storia della Juventus il concetto di jolly.

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