Pepe Soares, il compianto primo fuoriclasse del calcio portoghese

Morto drammaticamente a soli 23 anni, era il più forte giocatore portoghese della sua epoca

Pepe Soares

Micidiale attaccante portoghese, Pepe Soares collezionò numerosi record nei suoi pochi anni di carriera. Era il fulcro del Belensenses, piccolo club di Lisbona con il quale si trasformò in leggenda. Corteggiato dalle big del calcio portoghese, giurò amore e fedeltà ai colori del Belem. A soli 23 anni morì per un probabile avvelenamento, in circostanze mai del tutto chiarite.

PEPE SOARES, IL PIU’ GRANDE NELLA STORIA DEL BELENENSES

Nella mattinata del 24 ottobre del 1931 moriva, a soli 23 anni e in circostanze mai del tutto chiarite, Jose Manuel Soares, meglio conosciuto come Pepe. Seppur poco noto agli appassionati odierni di calcio, è stato uno dei più grandi giocatori nella storia del Portogallo. Un attaccante letale, capace di segnare valanghe di gol e di infrangere vari record prima di quella tragica dipartita, che privò il Paese lusitano di un vero e proprio fuoriclasse. Andando nello specifico della sua carriera, fu l’idolo indiscusso dei tifosi del Belenenses. Nei quasi 90 anni successivi, nessun altro calciatore è riuscito mai ad emularlo o sostituirlo nel loro cuore.

Proprio ad una sua prodezza, si deve la famosa espressione “Un quarto d’ora da Belenenses“, molto in voga nel calcio portoghese. Il tutto avvenne proprio nel giorno del debutto di Pepe, all’epoca appena diciottenne. In quel 26 febbraio del 1926, il Belenenses stava miseramente perdendo per 4-1 il sentito derby di Lisbona contro il Benfica. A 15 minuti dal termine, l’allenatore fece entrare un ragazzino della Cantera. A vederlo, nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo sul suo conto. Piccolo, basso, esile, privo di esperienza. Eppure, il suo impatto fu semplicemente pazzesco. Nel giro di pochi minuti, grazie ad una tripletta, riuscì a riportare il risultato in parità. Non pago, a pochi secondi dal fischio finale, si presentò dal dischetto e mise a segno un incredibile poker che valse il 5-4 al suo club!

UNO STRAORDINARIO CANNONIERE, ANCHE IN NAZIONALE

Da quel sontuoso debutto, Pepe continuò a bruciare le tappe. Divenne rapidamente il più forte calciatore portoghese della sua epoca. Allargando il tutto all’intera storia lusitana, il giovane attaccante del Belenenses può essere tranquillamente considerato come uno dei migliori in assoluto. In poco tempo, si guadagnò la prima chiamata della Nazionale. I suoi numeri (7 gol in 14 gare) con la Selecao furono notevoli, anche considerando la giovane età e il fatto che il Portogallo, all’epoca, non potesse certo essere annoverato tra le grandi potenze europee. Inoltre, quello lusitano, era un movimento ancora totalmente dilettantistico e tutti i calciatori, compreso Pepe Soares, avevano un lavoro. Anche in Nazionale, riuscì a farsi notare prepotentemente già nel giorno dell’esordio, andando a segno per 2 volte nell’amichevole contro la Francia.

Con la casacca lusitana, inoltre, prese anche parte delle Olimpiadi del 1928 ad Amsterdam. Grazie anche al suo rendimento, specialmente con la doppietta rifilata al Cile, il Portogallo riuscì a passare il girone, salvo poi arrendersi alla forte Jugoslavia. Intanto, il suo rendimento con il Belenenses, club del quale era anche super tifoso, continuò a essere eccellente. Basti pensare che nella stagione 28-29, Pepe mise a segno qualcosa come 36 reti in sole 14 partite. Medie devastanti che infransero qualunque record nel campionato portoghese ma che attirarono anche le attenzioni delle big. Nella fattispecie, fu il Porto la società che più di tutte sembrò intenzionata a strapparlo agli Azuis. Un tentativo del tutto vano, dato che Pepe non aveva alcuna intenzione di lasciare la squadra e declinò la proposta.

PEPE SOARES E QUELLA MALEDETTA MATTINA DI OTTOBRE

Dribblomane incallito, nonché caratterizzato da una notevole freddezza sotto porta, da un istinto innato per il gol, da un calcio potente e preciso e da una capacità di farsi trovare sempre al punto giusto, Pepe Soares migliorò anno dopo anno. Durante il primo periodo di attività, infatti, in molti lo definivano troppo esuberante. Seppur piccolo di corporatura, era particolarmente focoso e finì per prendere anche qualche sanzione disciplinare di troppo. Inoltre, la sua foga e la sua eccessiva voglia di fare, lo portavano ad essere spesso molto frenetico. Nel corso delle 140 partite disputate con il Belenenses, Pepe riuscì a mostrare una crescita costante, diventando un attaccante completo e letale.

Tuttavia, in molti hanno fatto notare il paradosso e la differenza tra le due epoche. Un simile giocatore, al giorno d’oggi, sarebbe stato ricoperto d’oro, considerato uno dei migliori al mondo e in grado di vivere da vera e propria star. Pepe, invece, praticava il gioco del calcio come un qualunque dilettante. Si recava a lavoro e, solo dopo il turno, si allenava con la sua squadra. Proprio una mattinata lavorativa gli fu letale. Poco dopo aver consumato il pasto che si era portato da casa, Josè Manuel Soares si accasciò a terra, in preda a fortissimi dolori addominali. Fu portato di corsa in ospedale ma poco dopo morì. Sulla sua dipartita si sono spese tante parole e nessuno sa esattamente come siano andate le cose.

LA TRAGICA MORTE A SOLI 23 ANNI

La versione più popolare circa il suo decesso vuole che la mamma, analfabeta, avesse aggiunto della soda caustica, anziché del sale, al piatto di chorizo che gli aveva preparato per pranzo. Una tesi avvalorata dal fatto che anche i suoi famigliari ebbero forti dolori e furono costretti al ricovero. Per altri, invece, Pepe era un ragazzo con gravi problemi di salute, sottovalutati perfino dai medici del club. In molti giurarono che soffrisse di un malfunzionamento congenito dello stomaco e dell’intestino, che si aggravò con il passare degli anni. Negli ultimi tempi, l’attaccante era ricoperto di afte in bocca e aveva anche difficoltà nella masticazione stessa. Infine, c’è anche chi, in maniera piuttosto fantasiosa e senza particolari prove al riguardo, abbia tentato anche di percorrere la strada dell’omicidio intenzionale ad opera di qualche tifoso esaltato di squadre rivali.

Ad ogni modo, qualunque fu la verità, il Belenenses e, più in generale, l’intero Portogallo, furono privati di uno dei più grandi calciatori che il Paese abbia mai prodotto. Lo sconcerto per la sua morte caratterizzò, nei giorni seguenti, le pagine di quasi tutti i quotidiani nazionali. Un’orda umana, composta da centinaia di migliaia di suoi ammiratori, riempì tutta la zona circostante la chiesa nel giorno del suo funerale. Inoltre, il Belenenses, ovviamente, decise di omaggiarlo con una statua e tutt’oggi numerosi tifosi del club continuano a recarsi dinanzi alla sua tomba per portare dei doni o semplicemente dedicargli una preghiera. Nonostante ormai nessuno di loro abbia avuto il piacere di vederlo in azione, Pepe Soares continua ad essere una vera e propria leggenda degli Azuis e viene ricordato come il più grande calciatore nella storia della piccola società di Lisbona!

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