Nandor Hidegkuti, l’attaccante ungherese promotore del “falso nueve”

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NANDOR HIDEGKUTI, UN ATTACCANTE FORMIDABILE

Sono diverse le figure che hanno rivoluzionato il modo di concepire il gioco del calcio. Carlo Carcano, Vittorio Pozzo, Karl Rappan, Johan Cruijff, Arrigo Sacchi e Pep Guardiola sono alcuni nomi che hanno influenzato enormemente la visione del pallone. Spesso portando gli altri ad abusare troppo delle loro idee e tecniche. Tutti quei personaggi sopracitati, però, hanno in comune il fatto di aver capovolto il calcio a 360 gradi. In questo senso, intorno agli anni ’40 e 50′, ci fu un calciatore che riuscì a rivoluzionare del tutto un singolo ruolo: quello del centravanti. Costui si chiamava Nandor Hidegkuti, formidabile attaccante ungherese che portò una svolta del tutto innovativa in terra magiara. Nato ala e schierato le prime volte da trequartista, Hidegkuti entrò nel mondo del football già a 12 anni, nel 1934, giocando per l’Ujlaki Budapest.

Quattro anni più tardi riuscì ad entrare in prima squadra e allo stesso tempo trovò un lavoro come operaio di una società elettrica. Al MTK Budapest vivrà la fase ascendente di tutta la sua carriera, visto che si trasformò in un attaccante micidiale capace di far tutto. Segnava, faceva segnare, giocare bene la squadra e permetteva gli inserimenti dei centrocampisti. Insomma, più che un ruolo, Nandor faceva diversi compiti in campo. Gli anni ’50 erano quelli dominati dall’Aranycsapat, più conosciuta come Grande Ungheria, considerata una delle nazionali più forti di sempre e capace di diventare campione olimpica e vicecampione mondiale. Hidegkuti fu un protagonista assoluto con la maglia rappresentativa del suo paese visto che alla Coppa del Mondo 1954, trascinò la nazionale fino alla finale con 4 gol in altrettante partite. Sarà poi la Germania Ovest a trionfare.

Il genio di quella Grande Ungheria fu l’allenatore Gustzav Sebes, che poteva vantare in rosa gente come Kocsis, Czibor e ovviamente Ferenc Puskas. Fu una squadra talmente forte tanto da annichilire totalmente il mondo calcistico per quasi un decennio, anche se di trionfi non se ne contano molti. La ragione era da trovarsi nelle questioni politiche, visto che quegli anni l’Ungheria viveva una fase di scontro con i sovietici.

LA RIVOLUZIONE DEL RUOLO DI CENTRAVANTI

Nel 1949 venne attuata nel paese una riforma dello sport, con l’obiettivo di far primeggiare gli atleti ungheresi in tutte le competizioni sportive. L’obiettivo era quello di dimostrare la superiorità del socialismo. La squadra Kispest venne rinominata come Honved (squadra dell’esercito), nella quale giocavano i più forti giocatori del campionato e futuri componenti dell’Aranycsapat. Inoltre, venne fondata la polizia segreta del regime (AHM), che aveva sotto controllo l’MTK di Nandor Hidegkuti. La prima rivoluzione totale in terra magiara la portò il CT Sebes, che decise di dare una reinterpretazione del Sistema (3-2-2-3), nato da Herbert Chapman negli anni ’20. Il tecnico passò al cosiddetto MM (3-2-3-2), introducendo una numerazione per i ruoli.

Il 9 venne affidato al centravanti arretrato e non più a quello fisso, causando in questo modo una difficoltà enorme alle squadre che attuavano la difesa a uomo, visto che lo stopper era solito a seguire il diretto avversario per tutto il campo. Per mettere in pratica questa idea, oltre alla genialità, serviva il giocatore ideale, anche perchè non tutti avevano quelle caratteristiche utili per ricoprire il ruolo. Il prescelto fu proprio Nandor Hidegkuti, che prese il posto del grande bomber Tichy. La visione di gioco dell’ungherese servì a far esaltare tutta la squadra. Con questa applicazione, Nandor era chiamato a rifinire le geometrie di gioco di un costruttore come Bozsik per poi far sfruttare sulla fascia l’imprevedibilità dell’ala Czibor. Il tutto finalizzato ad innescare le due punte, Kocsis e Puskas, con quest’ultimo che rendeva facile ogni situazione.

HIDEGKUTI, L’IDEATORE DEL “FALSO NUEVE”

Hidegkuti divenne il promotore di quello che chiamiamo ancora oggi “falso nueve”, il falso numero 9. Colui che è una punta sulla carta ma in campo fa tutt’altro. Il 3-2-3-2 di stampa magiara , così, divenne nel giro di pochissimo uno dei tormentoni dell’epoca, tanto da influenzare i “metodisti” e “sistemisti”. Dalla creatività di Sebes, l’attaccante magiaro riuscì a rivoluzionare un singolo ruolo che permise una seconda rivoluzione sul modo di giocare a calcio. Fu un piccolo dettaglio che fece tutta la differenza del mondo, visto che nel Metodo e nel Sistema non era previsto un particolare ribaltamento di singoli ruoli. Lì era tutto un meccanismo fine a se stesso.

La nascita del MM andò nella direzione di mettere sempre più in difficoltà i difensori avversari. Il fatto di non lasciare riferimenti nello scomparto offensivo in maniera tale da far confluire verso l’interno gli esterni, provocava ulteriori rischi per le difese nemiche, che non sapevano quali pesci pigliare. E furono proprio le Olimpiadi del ’52 che Hidegkuti si presentò a tutti come il nuovo “falso nueve”. La partita spartiacque fu contro la Svizzera a Berna; dopo che l’Ungheria andò sotto per 2-0, Sebes mise in campo il “centravanti arretrato”, il quale fluttuò tra centrocampo e attacco facendo perdere la bussola agli avversari. La squadra, di conseguenza, cambiò totalmente volto, rimontando e vincendo 4-2. Dalla sua scomparsa nel 2002, Nandor ha sicuramente lasciato un’impronta indelebile nel ruolo di attaccante.

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