Miklos Feher e quel cuore che smise di battere su di un campo di calcio…

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Attaccante di buona tecnica e dal fisico possente, l’ungherese Miklos Feher era diventato un’importante pedina nello scacchiere tattico del Benfica. Durante una partita contro il Vitoria Guimaraes, a pochi secondi dal fischio finale, fu colto da un arresto cardiaco. Si accasciò a terra e morì poco dopo.

MIKLOS FEHER, UN TALENTO MAGIARO NEL CALCIO PORTOGHESE

Era un centravanti. Buona stazza atletica, notevoli qualità tecniche e, soprattutto, la sensazione generale che stesse davvero per esplodere. Ci aveva messo qualche anno in più del previsto, complice qualche scelta di carriera sbagliata e una freddezza non proprio eccelsa dinanzi al portiere avversario. Eppure, Miklos Feher stava finalmente riuscendo ad ottenere ciò che sognava e che molti addetti ai lavori avevano auspicato vedendolo in azione. Classe ’79, era cresciuto nel settore giovanile del Gyori, compagine ungherese con cui aveva poi esordito in prima squadra. Seppur giovanissimo, fece presto sfoggio delle sue doti. Imponente colpitore di testa, si mostrò come un notevole uomo assist.

A più riprese, sulle tribune dell’Eto Stadion, iniziarono a comparire degli osservatori del Porto. Evidentemente colpiti dalle capacità di quel giovane ragazzo, nell’estate del 1998 decisero di portarlo in terra lusitana. Tuttavia, ancora piuttosto inesperto e non ancora abituato allo stile di vita portoghese, Feher faticò oltremodo ad imporsi. Finito presto ai margini della squadra allenata da Fernando Santos (futuro CT della Nazionale), concordò con la dirigenza di andare in prestito per potersi adattare meglio ad un calcio di livello nettamente superiore a quello magiaro. Il club prescelto fu il Salgueiros, compagine di Seconda Divisione che da lì a poco sarebbe andata incontro ad un’enorme crisi economica e ad un conseguente fallimento.

Nel primo vero anno da titolare in Ungheria, Miklos continuò a far intravedere capacità importanti ma a mostrare un processo di crescita piuttosto lento. Non si guadagnò mai del tutto una maglia da titolare nella nuova società e si accontentò di totalizzare 14 presenze, bagnate comunque da 5 reti. Ben superiore, invece, fu la seguente esperienze al più blasonato Braga, condita da addirittura 14 gol. Il ragazzo, 21enne e ormai punto fermo della sua Ungheria, pregustava già di riaggregarsi alla prima squadra del Porto, dove, nel frattempo, era arrivato un certo Josè Mourinho come allenatore. La dirigenza, invece, aveva piani differenti e comunicò le intenzioni al centravanti.

L’ARRIVO AL BENFICA E LA DRAMMATICA NOTTE DI GUIMARAES

Appresa la notizia che i Dragoes volevano spedirlo nuovamente in prestito, Miklos Feher, assieme al suo procuratore, reagì nel peggiore dei modi. Ne nacque una forte discussione che, di fatto, compromise tutta la sua stagione 2001-2002. Non rientrando nei progetti tattici di Mourinho e non volendo allungare il contratto in auge, il ragazzo si ritrovò fuori rosa. Riuscì a disputare solo una manciata di presenze con la squadra riserve, vedendo il suo processo di crescita interrompersi drasticamente. Al termine del campionato, apparve evidente come le strade tra l’ambizioso Porto e il talentuoso Feher fossero destinate a dividersi e così fu. Con una mossa a sorpresa, gli eterni rivali del Benfica gli presentarono una corposa offerta ma, soprattutto, gli offrirono un ruolo centrale nel loro progetto.

Finalmente, Miklos Feher aveva l’occasione di giocare in una big. Messosi a disposizione del tecnico Jesualdo Ferreira (poi sostituito da Camacho), divenne lentamente una pedina importante nello scacchiere tattico della squadra. Soprattutto nel corso della seconda stagione, la 2003-2004, l’ungherese si ritrovò sempre più spesso nell’11 titolare, riuscendo a ripagare la fiducia anche con qualche gol importante. La notte del 25 gennaio 2004, però, si consumò uno dei più grandi drammi del calcio portoghese. Il Benfica era di scena a Guimaraes per affrontare i padroni di casa del Vitoria. Una gara comunque insidiosa dato che i locali avevano bisogno di punti per la salvezza. Con la pressione addosso per i successi precedenti di Porto e Sporting Lisbona, le Aquile faticarono oltremodo a sbloccare la contesa.

QUEL CUORE CHE SMISE DI BATTERE POCO DOPO UN’AMMONIZIONE

Così, voltandosi verso la panchina, Josè Camacho decise di giocarsi anche la carta Feher, rimasto inizialmente fuori dalle scelte del tecnico. Pochi minuti dopo, lo spagnolo aggiunse all’arsenale offensivo anche Fernando Aguiar e Anders Andersson. Le sue sostituzioni si rivelarono azzeccate, perché a pochi minuti dal novantesimo, proprio Feher pescò Aguiar in area per il gol della vittoria. Una gioia che, però, durò solo pochi istanti. Poco dopo la rete, lo stesso Miklos Feher si fece ammonire dall’arbitro Olegario Benquerenca per perdita di tempo, ritardando la rimessa in gioco degli avversari. Subito dopo il giallo, l’ungherese portò le sue mani alle ginocchia e si accasciò lentamente al suolo. Il direttore di gara, Benquerenca, intuì immediatamente che stava accadendo qualcosa di drammatico e chiamò rapidamente i soccorsi.

Il centravanti, a terra e ormai privo di conoscenza, fu soccorso dagli staff medici di entrambe le squadre. Furono attimi di terrore e disperazione, con quasi tutti i calciatori presenti sul terreno di gioco scoppiati in lacrime. Sullo stadio si era abbattuto un silenzio agghiacciante cui seguì un lungo applauso al momento in cui il ragazzo fu portato via da un’ambulanza. Arrivò in ospedale in notevole ritardo, poco dopo le 23, ma pochi minuti dopo il suo cuore cessò definitivamente di battere. Il calcio intero, nei giorni seguenti, lo omaggiò. Il Benfica, invece, non lo ha mai dimenticato. Il club lusitano ha ritirato la maglia numero 29 e ha costruito un suo busto all’esterno dello stadio Da Luz. Affianco, vi è stata posta proprio la casacca da gioco che Feher indossava in quella maledetta notte…

“Se qualcuno muore sul terreno di gioco, significa che è diventato un martire dello sport” dichiarò Irme Gellei, il CT dell’Ungheria che per primo aveva creduto nelle sue capacità e lo aveva fatto esordire a soli 19 anni…

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